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L’Italia più difficile




(foto fonte web)

(foto fonte web)

Il titolo di cui sopra potrebbe riferirsi a qualsiasi ambito semantico del nostro Paese: Politica, corruzione, scommesse clandestine, il terremoto. Per fortuna, in questo articolo, parliamo solo di calcio e della situazione della nostra nazionale a poche ore dalla partita decisiva per il nostro Europeo.

Scommesse. In seguito allo scandalo che, ancora una volta, colpisce il nostro calcio (e speriamo finisca come nel 1982 e nel 2006) Prandelli ha da tempo concluso le sue scelte. A casa Criscito, coinvolto nelle indagini sulle partite truccate, confermato Bonucci, che a differenza del giocatore dello Zenit non ha ricevuto alcun avviso di garanzia.

Tra le scelte tecniche, esclusi all’ultimo Ranocchia (non proprio brillante la sua ultima stagione) e Destro. Visto come stanno andando le cose, sarà forse quest’ultima rinuncia a fare più discutere.

Italia spuntata.

Con l’esclusione della punta del Siena la nazionale in attacco resta con Balotelli, Borini, Cassano, Di Natale e Giovinco. Nessuna prima punta, nonostante sia Balotelli sia Totò siano in grado di ricoprire quel ruolo.

Una mancanza che potrebbe pesare non tanto negli schieramenti iniziali, visto che l’idea tattica di Prandelli appare chiara, quanto a partita in corso. Il cambio di testimone fra Balotelli e Di Natale nelle prime due partite la dice lunga sulle condizioni dell’attacco azzurro.



In una competizione come l’Europeo, in cui si gioca ogni tre giorni, rinunciare a un attaccante che a partita in corso riesca a tenere palla e fare respirare la squadra appare un azzardo. Ricordate Italia – Germania del 2006? Del Piero fece un gol bellissimo, ma metà del merito andò a Gilardino, in grado di raccogliere e proteggere a oltranza un pallone lanciato da Totti.

Italia difficile.

 Poi, si sa, gli italiani sono un popolo di allenatori. Ecco perché il compito di Prandelli appare ben più difficile di quello dei suoi predecessori. Se tra difesa e centrocampo i giochi sembrano quasi chiusi, in attacco nessuno è certo del posto, tanto più che a rimescolare le carte ci ha pensato lo stesso Balotelli con un infortunio in allenamento.

Nel 2006 Toni arrivava da una stagione esaltante  con più di 30 gol e partiva titolare in ogni pronostico. Nel 2008 un Cassano ingabbiato in un ruolo di copertura non riuscì a fare esplodere la sua classe. Nel 2010 si sprecarono le critiche per le continue esclusioni di Quagliarella, forse l’unico giocatore uscito indenne dalla spedizione sudafricana.

Quest’anno le scelte appaiono ancora più difficili: i Bad Boys Balotelli e Cassano non offrono sufficienti garanzie, il primo dal punto di vista caratteriale, il secondo dal punto di vista fisico (anche per quanto riguarda Cassano è lecito chiedersi se reggerà le partite ogni tre giorni).

Di Natale sembra maturato, ma lo sembrava già quattro anni fa quando sbagliò il rigore decisivo contro la Spagna (dal 2006 al 2010 in campionato ne ha sbagliati solo 1 su 14). Giovinco e Borini sono le new entry. Otto presenze e zero gol in due, dovrebbero portare quella freschezza atletica che spesso risulta decisiva in un torneo così corto (gli esempi si sprecano).

Basterà per sopperire alla scarsa, se non nulla, esperienza in campo internazionale? Bisogna solo sperare che Prandelli abbia ragione. E, in caso contrario, prepararsi alla critica. Intanto subito lunedì la partita della vita: dentro o fuori appesi a una speranza non più solo nelle nostre mani.

Ma forse, viste le vicende giudiziarie all’orizzonte, sarà il male minore.

di Nicola Guarneri

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