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Caso Bergamini: quel suicidio che non convince più nessuno




(foto fonte web)

(foto fonte web)

Sono passati ventidue anni da quando Donato Bergamini, ventisettenne calciatore del Cosenza, muore in circostanze misteriose. A dire il vero per gli inquirenti la morte di Bergamini è tutt’altro che misteriosa: egli si sarebbe gettato a corpo morto sotto un tir.

A quella versione dei fatti la famiglia del ragazzo non ha mai creduto.      Perché Bergamini avrebbe dovuto compiere un gesto così estremo? La stessa domanda se l’è posta il Ris in seguito alle indicazioni dell’avvocato della famiglia Bergamini, Eugenio Gallerani, che da più di due anni si prodiga per chiedere la riapertura del fascicolo, stavolta per omicidio.

E i risultati iniziano farsi vedere. Il primo dato importante attiene agli oggetti rinvenuti addosso alla vittima al momento della morte. Secondo la tesi ufficiale egli sarebbe stato trascinato per diversi metri dal tir fatale. Eppure questa dinamica non collima con il fatto che le scarpe della vittima, così come un orologio e una catenina, sono state ritrovate intatte non lasciando intendere la dinamica che ventidue anni fa ne decretava il suicidio.



A ciò si aggiungono una serie di dati medico-legali che collocano le ferite sul corpo nei momenti antecedenti il trascinamento. La versione ufficiale voleva Donato Bergamini aver litigato con la fidanzata negli istanti precedenti la morte.

Egli avrebbe lasciato la propria auto in una piazzola di sosta e successivamente avrebbe dato seguito al gesto. Oggi questa dinamica è sconfessata in pieno. Ai dubbi medico-legali e merceologici si aggiungono infatti altre perplessità che riguardano la vita privata di Bergamini.

Nell’ultimo periodo era infatti piuttosto preoccupato per qualcosa. La famiglia racconta di una telefonata giunta a casa nei giorni precedenti la morte. In seguito ad essa Bergamini non era più lo stesso.

E’ ancora una volta la preoccupazione e l’angoscia della vittima a far si che siano invece gli amici a nutrire dubbi, raccontando di alcuni uomini che poche settimane prima dell’omicidio avevano prelevato il calciatore in un cinema.

E’ ancora presto per poter decretare la parola fine e soprattutto per poter spiegare le ragioni della morte del giovane. Fatto sta che si stanno battendo due piste importanti: la prima è quella della criminalità organizzata; la seconda invece per lo spaccio di droga.

Pare infatti che il ragazzo stesse progettando di fuggire all’estero, in Grecia, e sarebbe stato questo il motivo del litigio con la propria fidanzata, quest’ultima rifiutando di lasciare l’Italia.

L’immagine che emerge, da così tante informazioni frutto delle indagini della famiglia Bergamini, sembra andare in una direzione ormai ben precisa. Il giovane calciatore potrebbe essere finito infatti in qualcosa più grande di lui non riuscendo più a gestire una situazione ormai pericolosa, così pericolosa da riuscire a ucciderlo e a occultare per più di vent’anni la verità sulla sua fine.

 

di Pasquale Ragone  

(Articolo tratto dal settimanale “International Post”, 27.2.2012)

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