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Droga di Stato




gioco d'azzardo

(foto fonte web)

Le Slot machine e il gioco d’azzardo, malattie del nostro tempo

“Le schedine sono le tasse dei poveri” lo ripeteva spesso Cencio, un omettino anziano del mio paese, scandendo la frase con una lentezza quaresimale e scuotendo altrettanto lentamente la sua testa canuta.

Oggi Cencio non c’è più, dieci anni fa non poteva neanche immaginare quello che sarebbe successo: le schedine ci sono ancora, ma non reggono neanche il confronto con le nuovissime slot machine che hanno invaso i nostri bar. E qui, altro che tasse dei poveri, ora i ‘poveri’, corrono il rischio di diventare vittime di ludopatia, la malattia del giocatore d’azzardo, potente e spietata come una droga, la quale può anche rovinarti e farti giocare (e perdere) un intero stipendio in una sola serata.

Nessun croupier a invitare con accento francese a fare il proprio gioco. Nessuna attesa per la domenica successiva con il calendario delle partite di calcio in mano. Ora, si può giocare quando si vuole e quanto si vuole, basta entrare nel primo bar e cercare le immancabili macchinette. Et les jeux sont faits.

Il “gioco” dei governi Prodi e Berlusconi

378.812 sono le slot in esercizio in Italia; il 55,2% degli incassi totali dello Stato sul gioco pubblico; 4 miliardi di euro è quello che l’Italia si è messa in saccoccia da gennaio a giugno di quest’anno; 8,8 miliardi la somma complessiva che i giocatori hanno buttato dentro le macchinette.

Il resto, obviusly, è andato alle grandi compagnie di scommesse che mettono in giro queste mangiasoldi infernali. Numeri che mettono paura e che sono solo alcuni di quelli pubblicati su un reportage di Marco Lillo per Il Fatto Quotidiano.



Ma come è nata questa spinta per il gioco d’azzardo? E perché non si riesce a fermarla? La legalizzazione dello slot (in altre parole la concessione gratuita dell’installazione delle mangiasoldi nei bar) avviene nel 2004, con il secondo governo Berlusconi, quando 360mila macchinette invadono barbaramente tutti i nostri locali pubblici.

Accertata la ludopatia devastante che sta contagiando sempre più italiani, si spera che i governi successivi (Prodi e ancora Berlusconi) cerchino di porre un freno a questo trend e invece succede il contrario: televisione, radio e cartelloni ai bordi delle strade cominciano a pullulare di pubblicità di siti e agenzie che invitano a giocare online o dal bar. La sensazione è che ne nasca una nuova ogni giorno.

Finalmente arriva il governo tecnico, quello sobrio e ragionevole, ma neanche stavolta, il gioco d’azzardo viene limitato. La scusa è che ponendo un freno alla liberalizzazione, “il giocatore si riversi sull’offerta illegale” dice in una nota la Commissione Bilancio della Camera lo scorso 16 ottobre, di fatto confermando l’attività delle macchinette.

Tutto garantito

La droga di Stato è garantita. Una droga per i giocatori, che non riescono a smettere di buttare via soldi nelle slot, una droga per lo Stato, che andrebbe in astinenza senza gli introiti miliardari che ogni sei mesi si vede arrivare nelle casse.

Nanni Delbecchi, sempre sul Fatto, fa notare come lo stesso discorso potrebbe valere anche per le droghe leggere: la liberalizzazione della cannabis e quella del gioco d’azzardo non sarebbero così distanti, entrambe porterebbero soldi (non proprio puliti) nelle casse statali ed entrambe, frenate dalla legge, porterebbero i consumatori verso i mercati illegali (come succede con la marijuana).

Un caso di ipocrisia, questo dei governi che non vogliono limitare le macchinette mangiasoldi.

Chissà che cosa penserebbe Cencio di fronte a tutto questo. Lui non giocava la schedina, diceva che altri soldi allo Stato non voleva darne e che il denaro va guadagnato sudandoselo.

Oggi invece la nostra cultura ci spinge verso i soldi facili, senza fatica, ma poi ci vede ancora a lamentarci perché il governo ci ruba il denaro con tasse e imposte. La macchinetta non paga e fuori piove, governo ladro!

di Luca Romeo

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