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L’amore è un’altra cosa




(fonte web)

(foto fonte web)

Segni di una vita
Una donna bellissima: capelli lunghi, fisico da far invidia al mondo e due occhi cosi grandi che ti ci perdevi dentro. Questo è stato sempre il mio modo di descriverla. Ogni volta che la incontravo pensavo: “A quarant’anni mi piacerebbe arrivarci cosi”. Ignoravo il fatto che, oltre a  vestiti e borse griffate, si portasse  addosso i segni di una vita tremendamente difficile.

Un giorno ci salutammo e notai una garza sul collo. Mi venne spontaneo chiederle cosa fosse accaduto, proprio in quell’istante conobbi un’altra donna. Non era più lei, l’impeccabile tutor, si confidò con me.

“Questo è solo il settimo intervento di chirurgia plastica al quale mi sottopongo, non so se e quando tutto questo finirà. Il mio ex marito è stato da sempre violento, ho vissuto dieci anni nella consuetudine di schiaffi, pugni e calci. Un giorno però, forse perché ormai immunizzata alle botte, decise di sfigurarmi per sempre.

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Friggevo le patatine per i nostri figli e non ci pensò due volte a lanciarmi addosso l’olio bollente. E’ già un miracolo che non siano rimaste cicatrici sul volto. Ma il collo no; forse non te ne sei mai accorta perché cerco di nasconderlo in tutti i modi, come cerco di cancellare l’idea di avere avuto un mostro per marito.



Ho sempre creduto che se lo avessi denunciato prima i miei figli sarebbero stati i primi a risentirne. Cosi cercavo di superare, ogni volta che mi picchiava restavo giorni senza andare a lavoro e i miei piccoli erano la mia unica consolazione. Non facevo in tempo a riprendermi che subito lui ricominciava ogni volta sempre peggio.

Il fatidico giorno i bambini erano presenti, non ti so dire se mi abbia più fatto male l’ustione in sé oppure le urla e i loro pianti.  Avrei potuto dire che in realtà si trattava di un incidente, ma ho voluto raccontare la verità è l’ho fatto per loro. Non volevo che crescessero con l’idea che tutto ciò fosse normale”.

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Senza parole
“Non riuscii a dire una parola, ero perfettamente consapevole che qualsiasi cosa avessi detto in quel momento sarebbe risultata stupida e banale. Provai solo un grande senso di colpa per aver pensato che alla sua brillante carriera corrispondesse una vita privata serena a felice.

Nei nostri successivi incontri le feci solo  capire che per me lei rappresentava, professionalmente parlando, un modello da emulare, ma dopo  aver ascoltato la sua storia era molto di più. Le debolezze che tentava di nascondere a tutti i costi, costruivano in me la convinzione che lei avesse una forza straordinaria.

Quando mi raccontava i dettagli delle violenza per me era tutto cosi assurdo da comprendere. Mi rendevo conto  però che se per me risultava difficile trovare una spiegazione all’aggressività di suo marito per lei doveva essere impossibile. E’ fuori dall’immaginario di ognuno di noi credere che l’uomo che davanti a Dio promette di “amarti e onorarti in tutti i giorni della sua vita”.. improvvisamente si trasformi un mostro.

E’ proprio questo che rende la violenza domestica la più efferata. Si consuma nel luogo che per antonomasia rappresenta sicurezza: la casa!

Ho scelto di raccontare questa storia cosi, senza filtri perché credo che solo chi abbia vissuto un dramma del genere, possa diffondere speranza a chi ancora non ha la forza di ribellarsi! Mi piace concludere con uno degli slogan, che ricorrono nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne: “L’amore è un’altra cosa!”

di Roberta Della Torre

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