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Le donne e la lotta al male dell’anima


(fonte web)

(foto fonte web ottimizzata per altriconfini)

I mostri da allontanare e il dramma del femminicidio

Fin dai primi anni di vita,  ogni essere umano concepisce il male attraverso la personificazione in un “orco cattivo” da arginare e tenere lontano il più possibile.  E’ nella natura di ognuno percepirlo come un “mostro” che combatte contro tutto ciò che occorre tutelare  e difendere ad ogni costo.

L’incapacità di individuare delle tracce di “nostro” nella malvagità rende la violenza domestica la più efferata, proprio perché  inaspettata.  Le donne nei loro mille ruoli: come mogli, come figlie, come compagne, come madri, sono le principali vittime del fenomeno in questione.

Un po’ di numeri:

Secondo l’Istat una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni è stata colpita, nel corso della sua vita, dall’aggressività di un uomo. Nel 63% dei casi in presenza dei figli. La fascia maggiormente colpita è quella tra 27-50 anni.  Quando la violenza sfocia in omicidio i dati sono ancora più allarmanti: nel 2011 sono state 27 le donne uccise. Dall’inizio del 2012 sono 110 tra cui 30 dal 10 settembre ad oggi.

Un dramma condiviso:

Dietro ogni percentuale, ogni numero e al di la delle statistiche,  sono le storie che maggiormente colpiscono. Casi di donne accomunate dalla condivisione del loro dramma. Uno dei fenomeni paralleli alla violenza domestica è la tendenza all’isolamento, la reticenza a denunciare i maltrattamenti subiti.

Tra di loro si diffonde la convinzione che, pur di tenere unita la famiglia, sia a volte necessario incassare colpi in silenzio.  Tra tutte, sgomitando, si fa spazio l’idea che ogni figlio meriti di avere accanto un padre, anche se questo violento.

Gli specialisti invitano a riflettere su quanto sia deleterio convivere con la violenza. Gli effetti delle “botte” possono  sparire dai volti delle madri ma non dall’animo dei figli. Essere spettatori di aggressività, nella maggior parte  dei casi, prolifera i comportamenti devianti  e antisociali.

Altrettanto significativa  è la percentuale, sempre in aumento, di donne uccise per  mano del proprio partner attuale o ex.  Innumerevoli gli esempi di chi si è visto privare della propria vita semplicemente perché aveva scelto di porre fine  a una relazione.

Uomini che con l’espressione:  “o mia o di nessun altro” si annoverano il diritto di spezzare giovani vite, similmente ad arbitri che fischiano l’interruzione di una partita. Se risulta  difficile prendere consapevolezza di essere vittime all’interno della propria abitazione lo è ancora di più nel riconoscere come carnefici le persone che si sono amate.


Aver vissuto una storia d’amore con qualcuno funge da garante perché questo non possa mai farci del male.  La cronaca smentisce questa  spontanea convinzione rendendola tristemente utopica.  Per tali motivi la violenza sulle donne  rappresenta il “tallone d’Achille” dell’odierna società.

Le iniziative:

Per combattere tutto questo  l’Assemblea delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.” Giornata nella quale le principali associazioni si riuniscono  e  diffondono messaggi di speranza e  combattono contro ogni forma si soprusi. Sono tante le iniziative che sposano questa causa, per citarne qualcuna:

  • Campagna del Fiocco Bianco”: dà spazio alla visibilità degli uomini che vogliono impegnarsi conto la violenza sul sesso opposto. Nasce a Toronto nel 1991( in seguito alla strage di 14studentesse canadesi) e si sviluppa in 50 paesi in tutto il mondo.
  • Telefono rosa” (nata nel 1998)
  • Non da sola” (nata nel 1995)
  • Doppia difesa”: di recente istituzione, con sede a Milano. Sfrutta la notorietà delle fondatrici: Michelle Hunziker, e l’avvocato penalista Giulia Bongiorno.

Un altro obiettivo cardine delle associazioni  elencate  è quello di  “educare alla prevenzione”, invitando a non  sottovalutare i  primi atteggiamenti  che successivamente sfociano in aggressioni.

Spesso gli  assassini vengono  considerati dalla legge non imputabili per incapacità di intendere e volere. L’omicidio viene ricollegato ad un atto di follia e come tale estraneo alla ratio  del soggetto.  Gli uomini uccidono dopo aver messo in atto una serie di comportamenti possessivi, è su questi aspetti che bisogna concentrarsi. Interessante, sotto questo profilo, la battaglia legale condotta dall’avvocato Bongiorno.  La penalista invita a  riconoscere l’aspetto  della “volontà di rappresentazione “ dell’evento delittuoso, in tutti i comportamenti  che precedono il fatto stesso.

La cura:

Se pur fondamentale, il sostegno delle varie organizzazioni non basta da solo a porre fine al “dramma delle donne”. I familiari delle vittime chiedono la certezza della pena e si scagliano contro qualsiasi forma di “rito premiale” a favore del reo.

La madre di Veronica Abbate (ragazza uccisa dal fidanzato per gelosia) interviene con testuali parole nel corso di una trasmissione televisiva: “Perché  concedere agli assassini il rito abbreviato?  Qualcuno ha per caso chiesto a mia figlia o alle altre ragazze se fossero favorevoli al rito abbreviato della loro vita?”

Sono parole che rompono lo schermo, raggiungono gli animi sconvolgendoli. Ma  non possono e non devono lasciare indifferenti.   Fino a quando il tasso di mortalità femminile non diminuirà, potremmo avere tra le mani un sofisticatissimo smart phone, ma resteremo sempre lontani anni luce da ogni forma di progresso.

di  Roberta Della Torre

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