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Cosa nasconde il cielo maledetto di Los Roques?




(foto fonte web)

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Cinquanta piccolissime isole, una soffice sabbia che si distende per chilometri quadrati, pareti rocciose, palafitte e pescatori. Tutte insieme le chiamano l’arcipelago corallino di Los Roques; Splendenti e incontaminate emergono dal mar dei Caraibi. Una bellezza primitiva e lontana.

Queste terre, figlie del Venezuela, nascondono tra il candore quasi ipnotizzante degli elementi, un mistero tanto assurdo quanto inspiegabile. Suona come una maledizione del cielo. Quindici anni di sciagure, sparizioni ai limiti della realtà; cinquantasette velivoli ancora oggi dispersi di cui nulla si è più saputo.

Non sono leggende bensì numeri impressi nero su bianco che giungono direttamente da fonti ufficiali venezuelane. Sono passati pochi giorni dall’ultima tragica sparizione; la mattina del 4 gennaio 2013 alle ore 11.00 ora locale (circa le 18.00 in Italia) scompare poco dopo il decollo dall’arcipelago di Los Roques, il bimotore Norman NB2 di fabbricazione inglese, diretto allo scalo di Caracas.

A bordo 6 passeggeri di cui 4 italiani. Un breve tragitto di appena 150 chilometri; a poche miglia dalla partenza l’ultimo ok dell’aereo alla torre via radio, mentre si lasciava l’arcipelago alle spalle e poi il nulla più assoluto. Sull’aereo viaggiavano Vittorio Missoni, figlio maggiore dello stilista Ottavio Missoni, sua moglie Maurizia Castiglioni e due amici della coppia, Elda Scalvenzi e Guido Foresti, che avevano passato le vacanze nell’arcipelago.

(foto fonte web)

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Oltre a loro il pilota German Merchan, 72 anni, e il copilota Juan Fernandez, di 45. Due i membri del gruppo che preferendo il sole delle isole rimarranno a terra: il fratello di Elda Scalvenzi, Giuseppe, e la moglie, Rosa Apostoli. Passata la prima notte dalla terribile notizia, le ricerche riprendono alle prime luci dell’alba. Aerei, motovedette ed elicotteri, impegnati incessantemente. Fonti della Farnesina comunicano l’impiego di sofisticate navi specializzate nelle ricerche oceanografiche; ogni centimetro di quei fondali sarà scandagliato.

Il ministro degli esteri Giulio Terzi continua a seguire personalmente la vicenda auspicando e ottenendo dal governo venezuelano massima collaborazione nelle operazioni. Il governo di Caracas, tramite il viceministro degli Esteri Temir Porras, ha attivato un canale diretto tra i nostri funzionari e il capo della Protezione civile locale che coordina le operazioni per ritrovare l’aereo.



Ulteriori attività di collaborazione sono nate tra l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) e l’Unità di crisi del Ministero degli affari esteri, con l’omologa Autorità investigativa del Venezuela (JIAA, Junta investigadora accidentes aeronauticos) a sua volta tuttora in attesa dei risultati delle attività di ricerca e soccorso.

Qualora dalle operazione di ricerca emergesse che l’evento sia configurabile come incidente – ha sottolineato il presidente Bruno Franchi – l’ANSV ha già un proprio investigatore allertato pronto a partire per il Venezuela per partecipare, nei limiti consentiti dall’ordinamento internazionale, all’inchiesta di sicurezza dell’autorità investigativa venezuelana”. Per nulla rassicuranti le notizie concernenti la compagnia, la neonata Transaero 5074, con cui volavano i nostri connazionali.

(foto fonte web)

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Il proprietario, di cui si conosce solo il nome, Asdrubal Remigio Bermudez Gonzalez, sembra un fantasma. In rete pochissime tracce, compare solo una sua ditta di trasporti nello stato venezuelano di Miranda durata appena un anno. Una fonte a Los Roques parla «di un tipo abbiente che vive a Caracas».

A Los Roques giurano che è sorta pochi mesi fa, ma prima volava con gli stessi velivoli dipinti di bianco e senza marchio «grazie a funzionari locali che chiudevano un occhio». Le notizie cominciano a circolare, si alza il tono; in molti rivelano l’incredibile facilità e celerità per il rilascio delle certificazioni di volo, con soli due aerei e pochissima attenzione alle norme di sicurezza e manutenzione.Un episodio simile avvenne esattamente 5 anni fa, il 4 gennaio 2008, sulla stessa tratta. In quel caso un biplano con 18 persone a bordo, tra cui 8 italiani, mai più ritrovati.

I famigliari ancora lottano per fare luce sull’accaduto. Il mezzo della compagnia Transaven trasportava una famiglia trevigiana: Paolo Durante, quarantenne; sua moglie Bruna Guerrieri e le loro figlie Sofia ed Emma di sei e otto anni, insieme con altre due coppie d’italiani: Annalisa Montanari, 42 anni e Rita Calanni Rindina, 46, entrambe residenti a Bologna, e i romani Stefano Frangione e Fabiola Napoli.

E’ proprio di questi giorni la notizia che forse quell’aereo non precipitò mai, ma vi fosse stata la mano dei narcotrafficanti colombiani. Da verificare le fondamenta di tali affermazioni. Le ricerche di quel volo riprenderanno il 29 gennaio prossimo, dopo un accordo con la Farnesina. “La ricerca in mare – ha detto Mario Pica, ex pilota dell’Aeronautica militare e consulente delle famiglie degli otto italiani dispersi nell’incidente – è un’operazione decisiva. Se non lo troviamo, vuol dire che non è mai precipitato e dovremo cercarlo altrove”.

Quale mistero si nasconde dietro un decollo maledetto? Aerei inghiottiti nel nulla come nel macabro spettacolo di un illusionista segreto e spietato.

di Alberto Bonomo

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