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Se questo è un uomo




(foto fonte web)

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27 Gennaio 2013: Per non dimenticare…

 … Sappiamo donde veniamo: i ricordi del mondo fuori popolano i nostri sonni e le nostre veglie, ci accorgiamo con stupore che nulla abbiamo dimenticato, ogni memoria evocata ci sorge davanti dolorosamente nitida. Ma dove andiamo non sappiamo. Potremmo forse sopravvivere alle malattie e sfuggire alle scelte, forse anche resistere al lavoro e alla fame che ci consumano: e dopo? Qui, lontani momentaneamente dalle bestemmie e dai colpi, possiamo rientrare in noi stessi e meditare, e allora diventa chiaro che non ritorneremo.

Noi abbiamo viaggiato fin qui nei vagoni piombati, non abbiamo visto partire verso il niente le nostre donne e i nostri bambini; noi fatti schiavi abbiamo marciato cento volte avanti e indietro alla fatica muta, spenti nell’anima prima che dalla morte anonima. Noi non ritorneremo. Nessuno deve uscire di qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto, ad Auschwitz, è bastato animo all’uomo di fare dell’uomo.”

Tratto dal Libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Oggi 27 Gennaio 2013, sono passati 68 anni da quel lontano 27 Gennaio 1945, giorno in cui Auschwitz ottenne la libertà, liberato dai sovietici. Prima di quella data, ben sei milioni di ebrei (a quanto citano diversi fonti bibliografiche) compresi giovani, vecchi, neonati ed adulti furono sterminati senza benchè il minimo indugio, dalla violenza dei nazisti.



(foto fonte web)

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Questo giorno è noto al mondo come il giorno della “Shoah” termine ebraico che indica “catastrofe, distruzione”, analogo al termine coniato intorno alla metà del XX secolo: l’Olocausto, per rappresentare il genocidio degli Ebrei condotto dai Nazisti.

La Shoah è legata storicamente alla cosiddetta “Notte dei Cristalli”, una delle date più significative che segnano l’inizio del genocidio degli ebrei, tra il 9 e 10 Novembre 1938, quando la violenza nazista si abbatté senza limiti distruggendo ben 7.500 tra negozi ebraici, incendiò sinagoghe e proseguì con successivi maltrattamenti nei confronti della popolazione ebrea in Germania, Austria e Cecoslovacchia. L’origine della definizione “Notte dei cristalli del Reich” sta a richiamare le vetrine distrutte con il conseguente obbligo imposto alla comunità ebraica a rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati.

Il nazismo fece dell’attacco agli ebrei uno dei propri elementi fondanti, attuando con ogni possibile mezzo e con leggi l’obiettivo finale, il “Judenfrei”, ossia un mondo libero dagli ebrei.

Dal 2001 ad oggi viene ricordato il “Giorno della Shoah” per onorare tutte quelle vittime perseguitate dal nazismo e dal fascismo, tutti coloro che sono morti perdendo la dignità di uomini, coloro che sono morti per difendere i perseguitati, senza dimenticare anche chi la guerra l’ha vissuta sulla propria pelle e lascia testimonianza ai figli e ai nipoti, con la speranza che un massacro di quel calibro non accada mai più.

Quello che è successo ormai non è più possibile cancellarlo dalla mente di chi quel ricordo purtroppo l’ha vissuto in prima persona, tutto ciò che possiamo fare oggi è fermare la nostra vita per un’ istante, mettere da parte i pensieri quotidiani e riflettere su quella scritta «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi») che alberga sui cancelli di Auschwitz, per riconoscere la dignità che è stata tolta a tutte quelle persone che hanno perso la vita in maniera ingiusta.

Di Alessia De Felice

Citazioni bibliografiche:

http://www.binario21.org/stermishoah.htm; La Repubblica, Wikipedia

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