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Genetica e criminalità: intervista esclusiva alla Dott.ssa Marina Baldi


(foto fonte web)

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Questo mese, per la sezione “Il ragionevole dubbio”, risponde alle nostre domande la Dott.ssa Marina Baldi, biologa, specialista in Genetica Medica e Genetista Forense. Argomento in questione è il rapporto genetica – criminalità.

Dott.ssa quanto la genetica influenza il nostro comportamento e la nostra indole?

Parecchio. Infatti i nostri comportamenti di base sono conseguenza del nostro assetto genetico ma su questa base ereditaria si innestano tutta una serie di fattori che indirizzano in un modo o nell’altro le nostre azioni.

La sindrome 47 XYY, o sindrome di Jacobs, cosa è e cosa comporta?

E’ una sindrome che colpisce gli individui di sesso maschile, nei quali invece di essere presenti un cromosoma X ed un cromosoma Y, sono presenti una X e due Y. I portatori di questa anomalia non hanno caratteristiche fisiche particolari, ma in passato si è ritenuto per molto tempo che fossero più aggressivi  dei maschi con un solo cromosoma Y. Oggi la presenza di questa caratteristica è stata smentita e gli individui XYY son da considerare perfettamente normali a tutti gli effetti.

I colpevoli del crimine sono i “geni cattivi”?

Assolutamente no. A fronte di una condizione genetica che può rendere più inclini a condizioni del tipo depressione-aggressività, esiste il libero arbitrio che fa si che ciascun individuo scelga di agire in un determinato modo.

Nel 2008 un gruppo di ricercatori dell’Institute of Psychiatry di Londra ha scoperto il gene della criminalità. Il MAO-A sarebbe il responsabile della produzione di un enzima che danneggia le sostanze chimiche nel cervello ed è legato all’aggressività. Dalle analisi dei ricercatori è emerso che quando il gene risulta meno attivo, le persone che hanno avuto un’infanzia difficile hanno dieci volte più probabilità di esser condannati per violenza o per comportamenti aggressivi. Cosa ha da dire a tale proposito?


Ci sono state due sentenze in Italia in cui i colpevoli di omicidio hanno ottenuto uno sconto di pena per la presenza di mutazioni che modificavano. Il primo è il delitto commesso da Abdelmalek Bayout nel 2007 (uccise un peruviano, Walter Felipe Novoa Peréz, per uno sbaglio di persona. Voleva infatti uccidere un connazionale della vittima che lo aveva deriso per un trucco che l’omicida portava sugli occhi a causa di una funzione religiosa.) Tra i geni indagati vi furono quello codificante L-MAOA, l’enzima monoamminossidasi-A di cui sono note attualmente 4 varianti alleliche associate ad un alto rischio di sviluppare comportamenti antisociali, il gene che codifica per il trasportatore della serotonina (SCL6A4)  e il gene per il recettore D4 della dopamina, le cui varianti polimorfiche sono associate a comportamenti aggressivi ed iperattivi. L’analisi rilevò che l’imputato presentava almeno uno se non entrambi gli alleli nella forma tendente all’aggressività e al comportamento antisociale, per tutti i polimorfismi indagati. Venne pertanto riconosciuta per la prima volta in Europa, come attenuante, la vulnerabilità genetica di un individuo e la pena fu ridotta di un ulteriore anno di detenzione rispetto alla condanna di primo grado.

Il secondo caso è quello relativo al delitto commesso  nel 2009 da Stefania Albertani che uccise la sorella maggiore obbligandola ad assumere altissime dosi di psicofarmaci che ne causano il decesso. Gli esami condotti dimostrarono che il cervello dell’imputata aveva un volume aumentato nel giro cingolato anteriore e nella regione dell’insula, differente da quello di un campione di controllo di 10 donne normali. Anche la Albertani ottenne uno sconto di pena per questa caratteristica anatomica.

Criminali si nasce o si diventa?

E’ necessario ricordare che nessuna variante genetica è peculiare di un certo tipo di popolazione (gli studi genetici hanno dimostrato che le razze non esistono), quindi non possiamo escludere che alcune di queste caratteristiche genetiche siano presenti anche nel DNA di altri soggetti che non si macchiano di crimini efferati.

Quindi, se da un lato in questi due casi le varianti genetiche sono servite per avere uno sconto di pena e non per accusare qualcuno di essere un criminale per fattori genetici, è molto rischioso e poco reale ipotizzare una tendenza alla criminalità su base genetica.

di Marco Arnesano

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