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Il mestiere più antico del mondo cambia genere


(foto fonte web)

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Se la prostituzione è definita come il “mestiere più antico del mondo”, quella maschile risulta essere una novità. Il fenomeno, quasi esclusivamente di matrice transessuale ed in ogni caso rivolta ad una fruizione maschile fino agli anni ‘90, ribalta i ruoli: oggi è anche la donna a vestire i panni del cliente, offrendo denaro in cambio di prestazioni sessuali occasionali.

Questo nuovo tipo di “transazione commerciale” trova riscontro nella relazione che, anche per diversi anni, la donna viveva con il cosiddetto gigolò o mantenuto, i cui servizi sessuali venivano ricambiati con costosi regali.

Ma ancora più remote sono le origini del “sex worker”: ne parla l’Antico testamento, confermando che la cosiddetta “prostituzione sacra” era praticata nel mondo antico tanto dalle donne quanto dagli uomini. Nella Grecia antica i “prostituti” (noto il caso di Fedone di Elide, riscattato per diventare allievo di Socrate e dare il suo nome al Fedone di Platone) erano in genere prigionieri di guerra costretti in schiavitù e a prostituirsi.

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Evidenze storiche date da atti processuali, attestano che la prostituzione maschile era praticata nel tardo XVII secolo in quelli che oggi sono gli Stati Uniti d’America. Con l’espansione delle aree urbane e l’aggregazione delle comunità gay verso la fine del XIX secolo, crescente fu il fenomeno della prostituzione uomo/uomo, che aveva luogo nei bordelli, come la “Paresis Hall” nel quartiere Bowery di New York.

Oggi, feste private e discoteche si sostituiscono ai bordelli di un tempo, offrendo al mondo femminile, in larga parte, il tanto desiderato “uomo oggetto”.

Si tratta, per lo più, di ragazzi giovani nelle (s)vesti di spogliarellisti, il cui compenso per esibire i propri corpi può arrivare perfino a diverse migliaia di euro; e raggiungere costi ancora più elevati per “lavori straordinari” che affascinanti donne in carriera, gestori di agenzie per le quali i giovani lavorano, consigliano ed incoraggiano ad accettare.


Ma, la prostituzione maschile non è circoscritta ai soli locali; la strada, rimane comunque il luogo di incontro più accessibile. Molte sono, infatti, le zone delle grandi città (come Milano, Roma, Napoli) frequentate da ragazzi giovani che il più delle volte scelgono di vendere il proprio corpo.

Il mondo di Internet, inoltre, consente ad un target femminile variegato di entrare facilmente in contatto con siti che propongono carrellate di profili maschili, con dei veri e propri “listino prezzi”, differenziati a seconda della durata del “noleggio”.

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Per un week-end con un escort di classe, ad esempio, una donna sarebbe anche disposta a privare di 1000 euro il proprio portafogli, o sganciarne al minimo 100 euro per una prestazione dalla breve durata.

Il motivo che spinge molte donne a cercare un rapporto a pagamento non è da attribuire solo alla voglia di soddisfare capricci sessuali; il bisogno nasce spesso da carenze affettive e da attenzioni negate, altre volte costituisce un modo per evadere dalla routine quotidiana o un appagamento della curiosità (che come si sa è donna).

Una ricerca condotta dall’associazione “Donne e qualità di vita”, su un panel di 1500 donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni, delinea le caratteristiche del cliente, atipico fino a qualche tempo fa.

Di prestazioni sessuali a scopo di lucro sono protagoniste, anche se dal fronte della clientela, donne tra i 30 e i 40 anni, per la maggior parte imprenditrici, libere professioniste, manager, impiegate. Una buona fetta è rappresentata da donne divorziate, ma non tutte le altre sono necessariamente single: il 21% si dichiara, infatti, sposata. Meno rappresentate, forse perché impossibilitate per tempo e denaro, sono le lavoratrici part-time (8%) e le casalinghe (5%).

Rispetto alle “lavoratrici sessuali”, i “sex worker” uomini sono stati oggetto di poche ricerche; ma non occorrono particolari studi per comprendere quanto a livello concettuale non vi siano differenze tra prostituzione maschile e quella femminile, come il giudizio sociale vuole invece far credere.

Molti sono gli eufemismi attribuiti agli uomini che di mestiere scelgono quello della mercificazione del proprio corpo, quasi per rendere più tollerabile il fenomeno.

Ma…che sia un “lui” o una “lei” a scegliere la strada della prostituzione attraverso modalità più o meno moderne, non vi è appellativo che possa attenuarne la gravità.

di Annalisa Ianne

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