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Sette milioni di poveri e la politica sta a guardare


(foto fonte web)

(foto fonte web)

“In Italia si sta male”. Rischia di essere tragicamente profetico il titolo di questa vecchia canzone di Rino Gaetano (uscita postuma con la voce di Paolo Rossi) per descrivere la grave situazione economica del nostro Paese.

Il rapporto Bes, costruito da Istat e Cnel sulla base di 134 indicatori, non lascia troppo spazio alla fantasia e mostra agli italiani un pericoloso specchio nel quale preferiremmo non riflettere: sono addirittura 6,7 milioni, infatti, gli abitanti che versano in gravi difficoltà economiche.

Il rapporto sul benessere è stato reso pubblico nella giornata di lunedì e ha subito fatto il giro dei quotidiani nazionali, lanciando tra la popolazione un certo allarmismo. La ricostruzione del quadro economico generale, ha tenuto conto dello stato di salute, dell’istruzione, del lavoro, delle relazioni sociali, delle istituzioni, della sicurezza e del benessere prettamente legato al conto in banca, ma anche di ambiti spesso (e purtroppo) considerati di Serie B, come il patrimonio culturale, l’ambiente, la ricerca e la qualità dei servizi.

Ne risulta – dati alla mano – un rischio di povertà legato al reddito netto disponibile superiore alla media dell’Unione Europea, che si aggira oltre il 19,5%.

Il caso italiano sottolinea come sia cresciuto oltre la norma il numero di famiglie che dichiarano di non poter andare incontro a spese improvvise, di non permettersi un pasto adeguato ogni due giorni e addirittura di non riuscire a riscaldare in modo consono la propria abitazione.

Come è logico pensare, molte di queste circostanze sono strettamente legate alle difficoltà che stanno strozzando il mercato del lavoro. A parte gli altissimi livelli di disoccupazione, infatti, l’Istat ha anche sottolineato come 2 milioni e mezzo di lavoratori siano stati assunti ‘in nero’ e così facendo non aiutano certo la crescita economica del Paese.


Per quanto riguarda i giovani, dal Bes si apprende che un italiano su quattro, di età compresa dai 15 ai 29 non studia, né lavora e tra questi, l’8% ha già terminato gli studi universitari, ma ciononostante non riesce a trovare un impiego, andando a ingrossare il cosiddetto fenomeno di ‘disoccupazione intellettuale’ che in Italia è in rapida espansione.

E le famiglie, sulle quali punta tanto la politica, sono sempre più indebitate, con il ricorso al debito che si è addirittura triplicato dal 2008.

Proprio la politica, non è un mistero, non riesce più ad avere la fiducia dei cittadini. Su una scala da 0 a 10, il giudizio degli italiani in questo campo è fermo a un misero 2,3. Il picco più basso in Europa.

Chi lo sa se i nostri politici si interessano a rapporti come quello del Bes, chissà se riescono a capire quali sono i veri bisogni dei cittadini. Viviamo un periodo storico molto difficile a livello economico-finanziario, ma sembra che negli alti palazzi della politica ci siano cose più importanti a cui pensare.

A due settimane dalle elezioni, gli italiani non sanno ancora se avranno un governo e da chi sarà composto. Gli esponenti principali dei partiti che hanno ottenuto più voti, invece che trovare una soluzione che permetta la governabilità e magari dei provvedimenti per migliorare la situazione dei loro stessi elettori, non fanno altro che litigare.

Si dice che in Cina, la parola crisi abbia anche un secondo significato: ‘opportunità’. La spiegazione è che ogni momento buio offre la possibilità di un nuovo inizio. Probabilmente – con molto ottimismo – la pensa così il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, che ha commentato questi dati da film horror come “un punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale”. Come una rivoluzione nella testa di ogni italiano. “Un’opportunità per discutere di quale futuro vogliamo costruire – ha proseguito Giovannini – che aiuterà a migliorare in concreto il benessere della generazione attuale e di quelle future”.

In un quadro generale che dà poco spazio all’ottimismo e alla fiducia, bisognerebbe trovare la forza di compiere questa rivoluzione culturale, sarebbe opportuno avere il coraggio di rialzare la testa e credere davvero nel modo di dire cinese. Anche se nel frattempo, più realisticamente, le parole di Rino Gaetano sono più attuali.

di Luca Romeo

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