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Aggregazioni criminali




(foto fonte web)

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Gli studi recenti su un fenomeno sempre più allarmante

La delinquenza giovanile «affonda le proprie radici in una complessa eziologia: il legame con gli adulti prende forma dalle prime considerazioni familiari, economiche e sociali assai precarie di certe zone. Il contesto sociale ed amministrativo di particolari zone geografiche sembra essere determinante per la genesi del fenomeno […].

Per tali soggetti all’interno di questi ambiti la sacralità del diritto penale non esiste; le norme dettate a protezione delle proprietà individuale e collettiva non sono riconosciute come norme di vita, perlomeno quando i beni appartengono a famiglie in cui ora uno ora l’altro dei componenti vengono a contatto con il carcere».

Il gruppo durante l’adolescenza rappresenta un sistema di transizione che conduce il minore verso la maturazione di un “Io”, all’interno di un determinato ambito culturale. Esso è il collegamento che determina il passaggio dall’infanzia all’età adulta e quindi dalla famiglia alla società.

L’adesione al gruppo dei pari rappresenta “uno stato di emancipazione” del ragazzo dalla famiglia. Questo porta al superamento «della dipendenza dagli adulti e ciò risulta agevolato dall’instaurarsi di altri rapporti e dall’adesione a nuove regole condivise con i coetanei».

Il gruppo utilizza un proprio linguaggio e propri valori creando così aggregazione, orientando atteggiamenti e comportamenti del singolo.

Il giovane attraverso il gruppo sviluppa il senso di accettazione all’interno della società specie per soggetti socialmente deboli provenienti da contesti culturali limitanti e psicologicamente fragili. L’appartenenza al gruppo comporta per ogni membro la dimostrazione costante della propria fedeltà determinando «fenomeni di conformismo e di contagio che caratterizzano i gruppi adolescenziali».

(foto fonte web)

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Il gruppo ha dunque determinato l’attenzione degli studiosi «su quella particolare variante della vita di gruppo giovanile che si presta particolarmente al passaggio degli impulsi violenti dallo stato di fantasia a quello di comportamenti agiti […]. L’immagine che emerge è sostanzialmente quella di un gruppo di giovani (minori oppure meno) che, attraverso azioni commesse insieme, tenta di costruirsi, e parallelamente farsi attribuire dagli altri, un’identità sia pure deviante».



Una volta che il singolo entra a far parte di un gruppo difficilmente le autorità e in generale il controllo della società, riescono ad individuare le responsabilità individuali. Questo non esclude però le responsabilità penali. In particolare tutti gli atti di violenza che trovino un limite all’interno della norma penale, nel rispetto del principio di legalità, sono sanzionati penalmente e determinano la responsabilità dei membri del gruppo attraverso l’istituto giuridico del concorso di persone nel reato o in più reati.

Il fenomeno criminale delle bande giovanili è un sistema che rivela una mancata protezione psicologica dei minori di fronte agli adulti: il gruppo favorisce la non visibilità sociale, pur non garantendo la non punibilità penale. I singoli membri agiscono e reiterano i comportamenti aggressivi.

D’altro canto però all’interno di tale ambito, è possibile che, pur essendo perseguibili i singoli membri del gruppo per lo stesso reato in funzione del concorso di persone, comunque questi comportamenti non sempre vengano a conoscenza dell’autorità giudiziaria. In particolare da un non recente studio si è evidenziato come gruppi di giovani della classe media compiano un numero di reati paritario rispetto a ragazzi di cultura e ceto inferiore, con la differenza di una minore individuazione pubblica.

di Marco Arnesano

Fonti bibliografiche

Fiorentino Frigerio, Il coinvolgimento dei minori nella criminalità organizzata, in Rass. It. Crim., 1995, fasc. I

De Leo, G. La devianza minorile: metodi tradizionali e nuovi modelli di trattamento. La nuova Italia scientifica, 1990, p. 44 e ss.. DE LEO, G., PATRIZI, P., Trattare con adolescenti devianti: progetti e metodi di intervento nella giustizia minorile, Carocci editore, 1999

Lamanna, Gruppi minorili devianti e profilo di personalità dei leader, in SRM Psicologia.

Faretto T., Bande minorili: Quando la violenza sessuale diventa di gruppo, Associazione Italiana di Psicologia Giuridica Corso di Formazione in Psicologia Giuridica, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense, 2004

Novelletto A., Biondo D., Monniello G., L’adolescente violento, Franco Angeli, Milano, 2000

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