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Giallo come il suo Taxi. La morte di Mia Martini continua a destare interrogativi




(foto fonte web)

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Negli anni ’70, mentre dalle ceneri lasciate dello scioglimento dei Beatles emergevano bands come i Led Zeppelin ed i Black Sabbath di Ozzy Osbourne, in l’Italia c’è stata l’avanzata dei nostri cantautori e la nascita di molti cantanti melodici, che producevano generi diversi.

Tra i tanti nomi, come per ogni genere, ci sono sia quelli che hanno avuto una lunga carriera e altri che si sono spenti prima. Chi per sfortuna, chi invece per ragioni fisiologiche. Come nel caso di Lucio Battisti; come nel caso di Mia Martini.

All’anagrafe Domenica Rita Adriana Berté -era infatti la sorella maggiore di Loredana-, la cantante di origini calabresi ebbe il suo debutto come ragazza yé-yé nel 1963 -un trend musicale di origine francese-, ottenendo un successo notevole per una debuttante ma di breve durata, semplicemente come Mimì Berté.

Il vero successo arrivò col suo secondo debutto e il nuovo pseudonimo di Mia Martini, quando nel 1971 sfornò vari singoli tratti dal suo primo LP Oltre la Collina -con testi scritti tra gli altri da Claudio Baglioni-, poi col salto di qualità nel 1972 -quando vince il Festivalbar con Piccolo Uomo– e nel 1973 con la mai dimenticata Minuetto, scritta dal recentemente scomparso Franco Califano.

Dopo una carriera decennale e vari avvenimenti che caratterizzarono la sua vita -tra cui una difficile storia d’amore con Ivano Fossati- la cantante si ritirò dalle scene nel 1984 a causa della fama di iettatrice che l’opinione pubblica le aveva addossato, per poi effettuare un trionfale ritorno solo cinque anni più tardi.



(foto fonte web)

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Dopo il successo di critica e di pubblico a Sanremo con Almeno tu nell’Universo la cantante era sulla cresta dell’onda, e aveva in cantiere decine di progetti -un tributo a Tom Waits, un omaggio alla musica napoletana da lei adorata-, che trovarono tutti una fine tristemente prematura quando venne ritrovata morta nel suo appartamento il 14 maggio 1995.

La dipartita fu attribuita ad un infarto dovuta ad un’overdose da stupefacenti -inizialmente escluso dal medico legale- ed il corpo venne cremato. Forse troppo presto.

Loredana Berté non ha mai creduto ad un infarto. Mia si era trasferita nel paesino di Cardano al Campo, in provincia di Varese, per poter stare vicina al padre Giuseppe Berté, con la quale si era riconciliata dopo 35 anni. Sin dal giorno in cui il corpo di Mia venne mostrato alla famiglia, sul padre si riversarono i sospetti e la rabbia di Loredana, al punto che il medico legale fu costretto a dividerli. «L’hai uccisa tu! Non sei nostro padre!».

Queste le dure parole riportate dai giornali in quell’occasione, rinforzate dalle testimonianze lasciate dalla cantante negli anni 2009 e 2010. La cantante ha dichiarato che il padre è sempre stato un uomo molto violento; inoltre, il corpo della sorella, cremato dopo un solo giorno dal ritrovamento, era pieno di lividi.

Come altri casi, ciò che accomuna Mia Martini ad alcune delle altre star della musica di quel periodo (di cui forse difetta la fama internazionale ma non certo il talento) sono l’irresolutezza ed il dubbio sulle circostanze della sua morte e dettagli oscuri che tengono vivo l’interrogativo.

Una causa della morte, in un primo momento scartata dal medico legale, e una cremazione -seppur voluta dalla cantante stessa- avvenuta fin troppo presto per dare luogo un’indagine approfondita: sono questi gli ingredienti di un “giallo”. Proprio come il suo “Taxi”.

di Simone Simeone 

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