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I “nuovi cibi”: ecco cosa aspettarsi sedendosi a tavola


(foto fonte web)

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L’acronimo OGM sta per organismo geneticamente modificato e si riferisce a tutti gli organismi non umani il cui patrimonio genetico viene mutato mediante l’utilizzo di tecniche di ingegneria genetica, che consentono l’innesto di frammenti di DNA provenienti da altri organismi all’interno dell’organismo ospite.

Un organismo geneticamente modificato si ottiene seguendo quattro tappe fondamentali: si isola il gene che si vuole trasferire all’interno dell’organismo ospite, quindi viene inserito in un plasmide batterico (ossia una molecola di Dna che funge da vettore, cioè consente al gene isolato di replicarsi aumentando il suo numero di copie); quando il gene di interesse si è amplificato per un certo numero di volte, si attua il suo trasferimento all’interno della specie vegetale che diventerà a questo punto un organismo geneticamente modificato.

Negli ultimi decenni la produzione di organismi OGM è aumentata enormemente, occupando il 10% dei terreni coltivabili in natura; si tratta perlopiù di specie vegetali che vengono manipolate mediante l’introduzione di geni che conferiscono resistenza ai pesticidi o agli insetti, tra le piante maggiormente diffuse nella vasta area dei prodotti geneticamente modificati, sono presenti soprattutto la soia, il mais e la colza coltivate prevalentemente nel Nord America.

L’obiettivo principale della produzione di organismi geneticamente modificati è quello di ridurre l’uso di anticrittogamici e di erbicidi, producendo alimenti più completi dal punto di vista della composizione organolettica ma anche più a lungo conservabili, mantenendo la composizione chimica naturale della specie di partenza.


(foto fonte web)

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L’aumento esponenziale del consumo dei prodotti OGM ha determinato una divisione delle coscienze, poiché per alcuni studiosi sono potenzialmente dei cibi paragonabili a dei farmaci, in quanto introdurre un gene che renda una pianta potenzialmente più resistente all’attacco di parassiti o di pesticidi, oppure aumentarne il suo valore energetico inserendo un gene che la renda più ricca di vitamine, migliora la salute umana.

Secondo altre opinioni, la manipolazione genetica di una specie vegetale con l’inserimento di un gene totalmente nuovo, può essere responsabile di problemi alla salute umana, in quanto molto spesso si tratta di geni con i quali l’uomo non ha mai avuto a che fare nella sua vita, per cui tutto ciò potrebbe stimolare l’attivazione delle difese immunitarie causando problemi di allergia in tutti coloro che utilizzano cibi geneticamente modificati.

Quindi OGM sì/OGM no, solo la ricerca potrà esprimere risultati sensati e stabilire nel tempo se e quando un prodotto geneticamente modificato possa risultare nocivo per la salute del soggetto. Per ora la posizione più ragionevole appare quella che lascia libertà di coscienza sugli OGM: chi li teme sceglierà, per esempio, cibi che ne sono privi; chi si fida potrà scegliere anche alimenti che li contengono. L’importante è sapere cosa si ha dinanzi sedendosi a tavola.

di Alessia De Felice

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