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Marco Bergamo, l’uomo che odiava le donne




(foto fonte web)

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26 Ottobre 1440, Gilles De Rais maresciallo di Francia dopo giusto processo venne impiccato. Poco prima di essere giustiziato l’agghiacciante confessione: ”Per mia bramosia e per la mia voluttà ho rapito e fatto rapire un numero talmente grande di fanciulli che non saprei stabilirlo con certezza. li ho uccisi e ho commesso su di loro il peccato di sodomia prima e dopo ma anche durante la loro morte”.

Anno 1709, è condannata a morte la siciliana Tofania di Adamo che sotto tortura confessò di aver avvelenato più di 600 uomini per odio verso l’altro sesso. Questi come molti altri sono tipici esempi di Serial Killer o assassini seriali ante litteram. Per il criminologo statunitense Palermo la definizione di “seriale” presuppone l’esistenza di elementi che accomunano ogni vittima; per i professori Ponti e Fornari nei serial killer deve sempre coesistere il binomio sesso-morte.

Le interessanti connotazioni fornite da questi illustri studiosi del crimine per meglio disegnare la figura del serial killer, calano come un abito fatto su misura nell’inquietante storia di Marco Bergamo; colui che ormai viene ricordato come il mostro di Bolzano. L’anello che lega ogni singola vittima di questo ragazzo apparentemente come tanti altri è il sesso; Marco odia le donne, un odio colmo anche di una paura smisurata dell’universo femminile figlia di una personalità psicotica. “Nei sogni, quando colpisco le donne, lo faccio al cuore e alla testa: si uccidono meglio, si centrano gli organi vitali”.

L’infanzia è già un periodo fortemente problematico, affetto da un ritardo nel linguaggio a soli 4 anni, poi l’obesità e la boriasi contribuiranno a innalzare una barriera sul mondo intero. Introverso e con pochi amici coltiva hobby come la fotografia, l’automobilismo e le lunghe passeggiate in montagna. Sin da ragazzo ama collezionare coltelli tanto da portarne sempre uno con se. Intelligente nella norma, riuscirà a conseguire un diploma e svolgere saltuariamente lavoretti manuali.

Nessun precedente penale per quest’individuo che, sonnambulo ed erotomane, si ritrova spesso a dar sfogo a qualche piccola perversione sessuale: ruba indumenti intimi femminili. Non è possibile identificare quale sia effettivamente la causa scatenante della serie omicidiaria di cui si renderà protagonista. Tutto ha inizio il 3 gennaio 1985, la prima vittima è Marcella Casagrande, 15 anni, viene ritrovata riversa sul pavimento di casa.



(foto fonte web)

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La dinamica del delitto rivela un offender con un’ottima padronanza dell’arma e una minuziosa conoscenza del corpo umano. Nella ricostruzione dell’omicidio la giovane viene sorpresa da dietro, le vengono inferte numerose coltellate e sferrati colpi velocissimi e infine, tenuta ferma per i capelli affinché il collo resti immobile, verrà scannata selvaggiamente. Il 26 febbraio 1985 è la data del secondo omicidio, il mostro di Bolzano è tornato a colpire.

La povera vittima è Annamaria Cipoletti, 41 anni, di giorno insegnate la notte vende il suo corpo per poco più di cento mila lire. Il cadavere si presente totalmente denudato, nessuna traccia di rapporti sessuali, “solo” 19 fendenti sfiguravano quel corpo. Gli investigatori trovarono nell’agenda della povera donna un messaggio: “ Marco andato via”. La terza vittima di chiama Renate Rauch, una giovane prostituta di 24 anni ritrovata in un parcheggio quasi deserto.

Alcuni giorni dopo il funerale gli investigatori troveranno nei pressi della tomba un messaggio lasciato dal mostro di Bolzano: “Mi spiace ma quello che ho fatto, doveva essere fatto e tu lo sapevi: ciao Renate! Firmato M.M.; gli inquirenti ritengono che la doppia M sia un gesto finalizzato ad esaltare il nome Marco.

Il 21 marzo 1992 la scoperta della quarta vittima, Renate Troger, prostituta di 18 anni. La giovane viene ritrovata morta in un piazzale; l’autopsia confermerà la morte per strangolamento: una volta sgozzata, la vittima sarà sfigurata con 14 coltellate post mortem, una ferocia inaudita.

Nel macabro finale di questa lunga serie di omicidi, come nella trama di un film che intende colpire lo spettatore, il seria killer colpisce il giorno del suo compleanno eccitato da un cosi angosciante festeggiamento; il 6 agosto 1992 è infatti il turno della prostituta diciottenne Marika Zorzi, colpita con 28 coltellate e abbandonata agonizzante sul ciglio della strada. Poco dopo quest’ultimo triste episodio Marco Bergamo sarà catturato e processato.

Dentro le aule di tribunale ogni sfaccettatura della personalità di questo ragazzo è analizzata e studiata minuziosamente; uccidere rappresenta la maggiore perversione che ricorre in lui soprattutto la notte, all’interno dei sogni.

Bergamo condannato all’ergastolo confesserà solo tre dei cinque delitti a lui addebitati. I professori Ponti, Fornari e Bruno scrissero nella loro perizia: “Bergamo è giunto alla perversione estrema: l’omicidio per godimento. Dopo il primo assassinio ha scoperto che uccidendo appagava il suo piacere e nello stesso tempo distruggeva l’oggetto temuto e odiato: la donna”.

Recentemente Marco Bergamo è tornato alla ribalta della cronaca per notizia shock del suo permesso premio ottenuto nel 2005, nonostante ciò la condanna resta e non intendiamo disquisire circa le misure a suo carico. Quello che volevamo raccontarvi era una storia realmente accaduta, la storia di un uomo chiamato mostro.

di Alberto Bonomo

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