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Sepolta nel silenzio. La strage di Milano del 1928




(foto fonte web)

(foto fonte web)

Il 12 aprile 1928 una bomba esplodeva a Milano, causando 20 vittime: un libro ripercorre quel tragico avvenimento

Le stragi italiane del ‘900 non si contano sulle dita di una mano. Diversi gruppi sovversivi hanno fatto esplodere ordigni con i più differenti scopi in tutto l’arco del secolo; una delle stragi meno ricordate è proprio quella del 1928.

Gli altri attentati. Il capoluogo milanese è stato spesso colpito da attentati dinamitardi. In ordine cronologico, l’esplosione del kamikaze anarchico Bruno Filippi (9 settembre 1919, Galleria Vittorio Emanuele), la bomba al teatro Diana (1921, sempre a opera degli anarchici), l’attentato a Piazza Fontana (1969). La strage del 1928 sembra non essere ricordata al pari di altri attentati, relegata nella censura dell’epoca fascista.

I fatti. Il 12 aprile, in occasione dell’inaugurazione della IX Fiera internazionale, una bomba esplode in mezzo alla folla, assiepata in attesa della visita di Vittorio Emanuele III. L’ordigno, nascosto nel basamento di un lampione di Piazza Giulio Cesare, causa il ferimento di diverse persone e ben venti vittime. Il libro di Carlo Giacchin “Attentato alla fiera” (ed. Mursia) cerca di spiegare un avvenimento incredibilmente snobbato dai giornalisti d’inchiesta (fatta eccezione per la ricerca approfondita di Mimmo Franzinelli).



Le tesi. Il lungo lavoro di Giacchin ha visto il giornalista setacciare diversi archivi e seguire le piste di diversi inquisiti, come Umberto Ceva, Ernesto Rossi e tutto il gruppo antifascista Giustizia e Libertà. Come spesso accade per avvenimenti così lontani nel tempo, è difficile riuscire a ricreare l’ordine dei fatti e quelle reazioni di causa ed effetto che hanno portato allo scoppio della bomba.

Per stessa ammissione di Giacchin, le piste tendono a sovrapporsi e mischiarsi come dei lacci aggrovigliati e arrivare a dei colpevoli è stato impossibile. Per tenersi ai fatti, è appurato che la bomba fu sistemata in una posizione strategica, con l’obiettivo di colpire il maggior numero possibile di vittime. Ciò suggerisce che la visita di Vittorio Emanuele III fosse solo un pretesto e sia da escludere il regicidio.

L’incidente alla milizia. C’è inoltre da segnalare una curiosa coincidenza. Quello stesso giorno vennero uccisi tre membri della Milizia presso la sede della Legione Carroccio, sempre a Milano.

Le circostanze sono quantomeno sospette: secondo il rapporto della stessa Milizia, un fucile carico sarebbe accidentalmente caduto e avrebbe esploso un colpo che, in sequenza, avrebbe colpito all’addome il proprietario del fucile, trapassato il corpo di un milite, attraversato il corpo di un altro, ferito la coscia di un quarto e si sarebbe conficcato nel collo di un quinto.

Le indagini non sono riuscite a fare chiarezza sull’accaduto e nessun legame con l’attentato della Fiera è stato portato alla luce: evidentemente il 12 aprile 1928 fu solo una giornata molto sfortunata per la città di Milano.

di Nicola Guarneri

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