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“The Big Bamboozle”: il sacrificio per la verità




(foto fonte web)

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Il numero 11, simbolo visionario e profetico, sin da tempi antichissimi, rappresenta nel mondo massonico il valore, la potenza acquisita per merito e in senso negativo la paura per il decadimento morale. E’ sovente il suo accostamento a legami, vincoli, amori clandestini, affari loschi di ogni sorta, segreti inconfessabili; numero primo palindromo di se stesso. Secondo il verbale redatto dallo sceriffo della contea di New York è la notte a cavallo tra il 10 e l’11 marzo 2013, quando l’ex pilota di linea Philip Marshall e i due figli Alex e Macaila, di 17 e 14 anni, sono brutalmente freddati da tre colpi di arma da fuoco alla testa.

Per lui un colpo sulla tempia sinistra, i ragazzi riversi su un divano a U, poco più di un metro e mezzo li divide; il cane anch’esso giustiziato in un’altra camera della villa, forse l’abbaiare insistente durante la carneficina era un elemento di disturbo da soffocare. La scena del crimine ripulita ad arte, non un indizio, non un quadro fuori posto. Un’esecuzione in piena regola, un omicidio professionale. Le prime abitazioni dei vicini sono troppo distanti dalla casa, non è stato possibile udire grida o spari. Dietro questo triste massacro avvenuto silenziosamente nella notte si nascondo retroscena inquietanti.

Non era, infatti, un segreto la preoccupazione di Philip in merito alla prossima uscita del suo libro, anzi, spesso l’ansia, la paura si trasformavano in una paranoia reale. <<Sono seduto su una granata>> andava ripetendo ormai da qualche tempo ad amici e collaboratori; informazioni scottanti che avrebbe scatenato un infermo mediatico, uno tsunami diplomatico, tutto ciò sarebbe stato nero su bianco sotto gli occhi di tutti.

Un lavoro indipendente durato 10 anni sull’attentato dell’11 settembre alle Torri gemelle intitolato “The Big Bamboozle”. All’interno di quelle pagine pesanti l’analisi spietata di una tesi secondo cui un gruppo di dirottatori alle prime armi non avrebbe mai potuto superare i sofisticati mezzi di difesa militare statunitense; aerei di linea pilotati da terroristi che viaggiano liberamente sulla città?

(foto fonte web)

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Sopra il Pentagono per più di un’ora dalla notizia del dirottaggio?  La contestuale invenzione di fantomatiche associazioni terroristiche come al Qaeda, personaggi di fantasia come quell’Osama bin Laden nascosto in una grotta mentre si fa beffa dell’intelligence americana. Le argomentazioni di Marshall porterebbero a una collaborazione segreta tra i membri dell’amministrazione Bush e gruppi anch’essi segreti del governo saudita.



“La vera ragione è che l’attacco ha avuto successo a causa di un interno di stand-militare e un’ azione di formazione coordinata che ha preparato i dirottatori per voli aerei di linee commerciali pesanti. Abbiamo decine di documenti dell’FBI per dimostrare che questo addestramento al volo è stato condotto in California, Florida e Arizona nei 18 mesi precedenti all’attacco.

Dopo un esauriente studio di 10 anni di questo attacco letale che ha usato aerei di linea Boeing pieni di passeggeri e membri dell’equipaggio compagni come missili guidati, io sono al 100% convinto che una squadra segreta di agenti dei servizi segreti sauditi era la fonte delle risorse finanziarie, logistiche e tattiche che la formazione diretta di volo essenziali per i dirottatori dell’11/9 per 18 mesi prima l’attacco. Questa conclusione è stata determinata sei anni fa e tutte le prove successive hanno fatto altro che confermare questa conclusione”.

Oltre le insinuazioni riguardarti i rapporti segreti scolpiti nel tempo tra Riyadh e Washington, il saggio scritto da Marshall viaggia come un camion carico di nitroglicerina senza freni per le pesanti rivelazioni riguardanti la sua collaborazione, nei panni di pilota d’aereo sotto copertura, in operazioni di traffico di droga per conto della CIA; probabilmente i vertici di queste operazioni non avrebbero mai permesso che fossero rivelati segreti e verità scomode non inconfessabili bensì molto di più: inconcepibili per le comunità di tutto il mondo.

(foto fonte web)

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Cos’è reale? Quale verità sta lì nascosta dietro la nostra realtà di tutti i giorni? Beverly Eckert perse il marito negli attentati dell’11 Settembre; dichiarava di non credere alla versione “ufficiale” dei fatti, attivamente impegnata nell’associazione parenti delle vittime; sembra che le sia stato offerto del denaro per desistere dalla ricerca e mantenere il silenzio, proposta che rifiutò. Beverly è morta all’età di 57 anni in uno strano incidente aereo il 12 febbraio 2009; Cristopher Landies il giorno degli attentati riuscì a fotografare il momento d’impatto dell’attentato al Pentagono, scattò molte foto che rivelavano una realtà diversa da quella presentata dalle fonti “ufficiali.”

L’uomo fu ritrovato morto per un apparente suicidio; Berta Champagne era la bambinaia della famiglia di Marvin Bush, fratello minore del presidente, alla direzione di un’imponente compagnia kuwaitiana; il 10 ottobre 2003 la sessantaduenne baby-sitter fu trovata morta all’interno della sua autovettura, in una strada nei pressi della residenza dei Bush; Paul Smith  Pilota dell’elicottero che filmò le immagini dello schianto del secondo aeroplano, il 7 ottobre 2007, mentre smontava da un taxi, fu investito e ucciso da una misteriosa automobile nera, mai identificata.

Come nelle grandi stragi o tragedie misteriose dell’ultimo secolo, anche gli eventi dell’11 settembre hanno risucchiato come in una turbina la vita coraggiosa di chi, in possesso della verità, abbia provato ad alzare la testa contro i padroni del mondo che regolano, manovrano e decidono cosa sia giusto e sbagliato; quale sia la verità a cui credere e quella da tramandare. Philip Marshall non era uno di quelli che sta in silenzio, testa alta e petto in fuori.

di Alberto Bonomo

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