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Un delitto apparentemente perfetto


(foto fonte web)

(foto fonte web)

Un uomo scomparso nel nulla, il ritrovamento del suo corpo in un pozzo profondo venti metri, un pastore sconvolto dall’inquietante stato di decomposizione del cadavere e la decisione di non proseguire le indagini da parte degli inquirenti: sembra di assistere alla laboriosa trama di un giallo ma in realtà è questa la storia di un caso irrisolto avvenuto in Sicilia, nelle campagne tra Enna e Catania, in Contrada Buzzone.

Nel giugno del 2009 un pastore, durante una comune transumanza, notò nel fondo del pozzo il corpo di un uomo, che in un primo momento scambiò per i resti di una bestia.

Difficile capire come sia avvenuto l’omicidio, ciò che colpisce è che si tratta di un cadavere dal volto irriconoscibile, in riferimento a tale particolare è lecito pensare che sia questo un caso in cui la realtà supera l’immaginazione. Compito degli eroi dei polizieschi è battersi per attribuire un volto agli autori di crimini efferati, quando a non avere identità è la vittima, il “gioco” si complica sfociando cosi in una “mission impossible”.


Non è bastato ciò però per scoraggiare il procuratore Fabio Scavone e il suo sostituto Anna Granata, che hanno deciso di rivolgersi al noto antropologo forense Matteo Borrini, sperando in una ricostruzione del viso dell’uomo misterioso. La ricostruzione facciale consiste in una serie di esami, prove, interpretazioni di segmenti ossei e resti di zigomi.

In seguito a tale operazione è stato possibile aumentare le informazioni circa la vittima che probabilmente potrebbe essere un sessantenne alto un metro e ottanta, magro, appartenente al tipo caucasico. A collaborare con l’antropologo e il Pm vi era anche il colonnello dei carabinieri di Enna Baldassare Daidone, che si è occupato della ricerca della traccia virtuale.

Secondo Daidone le ricostruzioni virtuali non sono sempre da considerarsi attendibili, il colonnello ricorda che tale strumento è stato usato anche in occasione della lunga latitanza di Bernardo Provenzano, per cercare di risalire al boss tramite vecchie foto. In tale occasione non ci fu particolare corrispondenza.

Tra la reazione fiduciosa di Borrini e lo scetticismo del colonnello si pone nel mezzo il referto della Tac eseguita a Catanzaro, unica prova tangibile in questa misteriosa morte. Su alcune costole e sul femore sinistro è stata rinvenuta la presenza di osteoartriti, quanto basta per poter pensare che la vittima zoppicasse.

Un ulteriore macabro tassello che si unisce al mosaico ancora incompleto di questa vicenda sicula, che sembra proiettarci in uno dei racconti del maestro Camilleri.

di Roberta della Torre

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