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Quartieri “dormitori”: la soluzione di Ripanucci ai problemi dei cittadini




(foto fonte web)

(foto fonte web)

«Non firmare rogiti prima di essersi assicurati un’adeguata urbanizzazione!»

Avendo indagato su due situazioni spinose del quadrante Casale Nei, a noi di Altriconfini è sembrato opportuno chiarire la situazione del Piano di Zona 167 attraverso le parole del Presidente della VII Commissione Ambiente Urbanistica, Stefano Ripanucci, che da anni si occupa del tema.

«Per chi non avesse chiara la distinzione tra Porta di Roma e Casale Nei, bisogna sapere che – a differenza del primo – quest’ultimo è stato concepito come edilizia agevolata. Ciò significa che: sia nel caso di soggetto pubblico che di soggetto privato, vengono identificate le aree destinate a edificazione residenziale, commerciale e settore terziario. I soggetti che realizzano questi piani di zona, in genere sono dei consorzi di più cooperative che partecipano a un bando pubblico come nel caso di Casale Nei.

Solo allora vengono attribuiti i vari lotti alle diverse cooperative che si consorziano, realizzano le opere pubbliche, le collaudano e poi passano la gestione all’Amministrazione centrale che girerà la competenza ai vari municipi. Invece nel caso di Casale Nei, così non è stato perché nella fase esecutiva ci sono state delle difformità rispetto alla fase progettuale e ora ancora non si capisce bene di chi sia la responsabilità, ma soprattutto quando vengano ceduti ufficialmente i terreni.

Il nodo della vicenda di Casale Nei è che alcuni consorzi hanno pagato all’Amministrazione centrale le somme di urbanizzazione, altri no perché non hanno ancora finito di costruire o perché non riescono a vendere gli appartamenti, altri perché sono falliti». Per questo non essendo stati versati tutti i soldi per realizzare le opere pubbliche, ci sono lotti che sembrano abbandonati: l’amministrazione centrale è in attesa dei soldi e del passaggio per intervenire.



Questo è dimostrato dal fatto che quando va via l’illuminazione nel quartiere come ci è è stato segnalato dal CdQ, l’Acea non può intervenire perché l’Amministrazione centrale non ha ancora preso in carico la zona e per riattivare i lampioni deve intervenire consorzio.

Ripanucci prosegue: «Quando vengono realizzate le strade dai costruttori, vengono anche richieste delle determine di apertura provvisoria della strade per consentire agli abitanti di poterne usufruire, ma le strade in questo modo si usurano nel tempo e nasce la diatriba tra i consorzi realizzatori delle stesse e l’amministrazione pubblica su chi debba fare la manutenzione delle strade.

La soluzione a monte è quella di impedire ai notai – senza aspettare la chiusura delle convenzioni – di far firmare un rogito ai residenti prima della costruzione delle opere pubbliche: secondo le Legge Bucalossi o i consorzi costruiscono strade, fogne, parchi e scuole scomputando le somme che dovrebbero essere versate all’amministrazione, oppure la pagano e ci penserà lei all’urbanizzazione.

Finché non ci sarà una regolamentazione simile, il comune non prenderà in carico dal privato opere perfettamente efficienti, mentre il privato sosterrà sempre di averle consegnate e aperte ai cittadini da anni e non intende spenderci altri soldi per rimettertele in perfetto stato.

Dove ci sono grossi gruppi di imprenditoria, l’asfalto lo rifanno prima del collaudo finale, nei casi dei piani di zona c’è più difficoltà a reperire i soldi. Per questo Casale Nei deve ancora essere ultimata: basti pensare a piazza Amendola, alle strade, al mausoleo, alla scuola da costruire e al parco che doveva essere consegnato 4 anni fa, oggi non ha il collaudo però è fruito dalla cittadinanza.

Questo avverrà quando partirà l’ultima edificazione del lotto che manca che si trova subito dopo la rotatoria sulla sinistra di Via Bragaglia: dalla variazione della destinazione d’uso conseguente e dall’housing sociale che svilupperà un altro milione di opere pubbliche, entreranno i soldi necessari per sistemare gli ultimi servizi mancanti».

di Daniele Pellegrino

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