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Il duplice massacro della limonaia




(foto fonte web)

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Rinvenuti i corpi straziati della nota pallavolista Ingrid Visser e del compagno Lodewijk Severin

È la notte del 27 maggio appena trascorso nel villaggio di Alqueiras, una cittadina della regione Valenciana in Spagna. Il vento maldestro accarezza le foglie degli alberi, mentre gli uomini in divisa della polizia di stato setacciano con le torce il buio di una vasta tenuta.

Lo sbattere delle fronde produce un’inconfondibile fragranza di limone che a volte disturba il fiuto pregiato dei cani poliziotto; una zampa dietro l’altra, poi stop! Si arresta la marcia, s’intensifica la forza di quell’annusare nervoso. Non è ancora chiara cosa, ma vi è una certezza: in quel punto esatto la terra nasconde qualcosa. Forse il vero motivo di quella minuziosa perlustrazione notturna tra la furia degli elementi.

La verità un metro sottoterra

Si comincia a scavare, anche se non ci vorrà molto, purtroppo, per confermare a capo chino i terribili presagi; sembrerebbero i resti mutilati di due corpi. Manca l’ufficialità dei riscontri medico-legali ma gli agenti, finiti in quella radura non per caso, hanno pochi dubbi circa l’identità delle vittime: Ingrid Visser, 36 anni, star olandese di pallavolo (protagonista anche in Italia con il Vicenza), e il suo compagno Lodewijk Severin, di 57 anni.

Un primo approccio con i cadaveri racconta senza mezze misure di un’esecuzione in piena regola, una morte violenta e atroce. I corpi smembrati, le teste mozzate, i denti strappati via. Dietro questo ritrovamento una storia torbida. La scomparsa dell’atleta e del compagno era stata ufficialmente dichiarata il 15 maggio scorso dai familiari impossibilitati a mettersi in contatto con la coppia.

I due erano arrivati in Spagna (dove la Visser aveva giocato alcuni anni) il 12 maggio con un volo Amsterdam- Alicante ed erano stati visti per l’ultima volta all’hotel Churra Murcia il 13 maggio. Nella struttura una prenotazione di due notti per una camera; tra i vari programmi una visita in una nota struttura medica spagnola.

Le indagini condotte a 360 gradi, immediatamente secretate dalla magistratura, forniscono indizi molto importanti; gli investigatori arrivano in poche ore al fermo di tre possibili sospettati. Si tratterebbe dello spagnolo Juan Cuenca Lerente, di 36 anni, affittuario dell’appartamento in provincia di Murcia dove sono stati ritrovati i cadaveri e dei rumeni Valentin Ion, 59 anni, e Constantin Stan, 47 anni.

Il movente, come confermato dal commissario capo della polizia di Murcia, Cirilo Duran, sarebbe «di natura economica» non meglio specificato.

Gli indizi

Troppe “coincidenze” legano questi tre individui all’efferato delitto. Un debito contratto o un credito da riscuotere? Secondo il quotidiano spagnolo La Opinion la tragica fine dei due olandesi sarebbe da ascrivere alla seconda ipotesi. Severin, infatti, avrebbe prestato una consistente somma di denaro a Juan Cuenca Lerente, ex dirigente del Murcia volley, dove Ingrid Visser aveva giocato.



(foto fonte web)

(foto fonte web)

Il 13 maggio, il giorno della scomparsa della coppia, l’ipotetico appuntamento per l’estinzione del debito e poi di corsa per effettuare la visita nella clinica specializzata. Ingrid era incinta di sei settimane. A quell’appuntamento in clinica i due non si presenteranno mai perché barbaramente trucidati. Pare che durante un serrato interrogatorio Cuenca, probabilmente la mente di questo piano diabolico, abbia più volte giurato la sua estraneità al fatto, ma chi lo conosce bene sa che quell’uomo «è uno capace di convincerti che la birra che bevi è acqua gasata».

In un blando tentativo di depistaggio è stato perfino coinvolto l’ex presidente del Murcia volley, Evedasto Lifante, con il quale Severein avrebbe avuto rapporti commerciali riguardanti il traffico di diamanti dal centro Africa. Perentoria la querela di Lifante che in alcune dichiarazione ai media avrebbe spiattellato le numerose falsificazioni dei conti del club, ad opera di Cuenca e il tentativo di vendita di quest’ultimo, l’anno precedente, di una cava di marmo, nella località di Abanilla (Murcia), non di sua proprietà, alterando i documenti dell’appezzamento.

Passano i giorni, i computer rivoltati come calzini, i tabulati telefonici analizzati chiamata per chiamata, messaggio per messaggio; grazie alle indagini la storia si arricchisce di particolari e con essi diventa sempre più nitida la colpevolezza dell’ex dirigente del Murcia volley.

Le indagini

I traffici sporchi esistono davvero in questa storia, perché realmente Severin aveva costituito assieme a Cuenca una società a Gibilterra finalizzata al riciclaggio di capitali e investimenti poco chiari, forse solo al fine di eludere denaro dai controlli del fisco spagnolo; però la mancanza di risultati, o forse quantità di denaro sparito, sarebbero stati la causa scatenante del viaggio della coppia e della loro cruenta morte.

Paradossalmente nonostante le dichiarazioni e tutte le prove contro di lui, Juan Cuenca sostiene fermamente di non essere stato nell’appartamento di Molina de Segura, luogo del massacro. La polizia, leggendo il quadro generale dei tasselli di questo puzzle, lo accusa pesantemente di aver pagato mille euro ai due “scagnozzi” e di aver condotto la coppia olandese in quell’appartamento non per discutere di affari ma esclusivamente per eliminarli.

A rafforzare questo convincimento anche l’sms mandato, il giorno dell’omicidio, a un conoscente in cui si chiedeva la cortesia di poter acquistare alcuni secchi, varecchina, e sacchi neri per la spazzatura; non potendo l’amico soddisfare questa richiesta, il 13 maggio 2013 sarà l’ex dirigente stesso in compagnia dei due romeni ad acquistare quel materiale.

Nessuno a prima vista entrando in quella villetta avrebbe mai potuto credere che proprio in quelle stanze erano state segregate, torturate per giorni, e infine uccise con una motosega circolare, due persone e il piccolo concepito. Il luminol non mente, solo i potenti mezzi in uso ai reparti d’investigazioni scientifiche hanno, infatti, permesso di scoprire le tracce nascoste della carneficina. Le indagini continuano, anche se questa storia ai limiti della realtà si delinea lentamente lasciando pochi dubbi.

 Tre protagonisti: un uomo vigliacco e debole, due sicari senza scrupoli e la forza smisurata del vil denaro; tre le povere vittime, una di loro del mondo ha conosciuto solo la faccia insensata, cinica, crudele, inaudita, senza per altro averla mai vista.

di Alberto Bonomo

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