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La cronaca si tinge di “pulp”




(foto fonte web)

(foto fonte web)

Scenari macabri non relegati alla sola licenza artistica. L’orrore estremo trasmigra nella crudele realtà

Dall’immaginario alla realtà

“Squartati”, “decapitati”, “sezionati”, “bruciati”, “picconati”: termini che ricondurrebbero immediatamente ad un romanzo pulp o ad una pulp fiction se solo l’ inquietante realtà non avesse il primato in termini di efferatezza.

Salta all’occhio la brutalità di esecuzione quotidiana di alcuni crimini, più di quanto possano farlo le parole di un romanzo horror o le immagini cruenti di un film splatter.

Fa un certo effetto notare come oggi l’estetica cinematografica e letteraria della violenza si riproponga come la più atroce delle realtà, piena di quell’inquietudine e di quell’ angoscia che le pagine di un libro o la pellicola di un film non incutevano.

Il pulp fa spazio alla cronaca



L’orrore trasmigra nella realtà concretizzandosi nel raccapricciante omicidio della quindicenne di Corigliano Calabro da parte del suo fidanzato, che ha confessato di averle messo fuoco dopo l’accoltellamento; oppure nel caso spagnolo della pallavolista olandese e del suo compagno, fatti a pezzi con una motosega e sepolti in una limonaia; o ancora nella decapitazione di un soldato a colpi di mannaia per le strade di Londra, sfondo del video che ha per protagonista il farneticante assassino con le mani grondanti di sangue.

Si tratta di scenari “allestiti” da assassini che, non limitandosi al macabro gesto, esibiscono un accanimento animalesco con il fine ultimo di spettacolarizzare l’orrore al cospetto di un pubblico terrorizzato e consapevole che lo schermo non riproduca solo film.

La crudele realtà, filtrata dalla cronaca nera, sembrerebbe, quindi, riprendere la dimensione grottesca della cinematografia o delle pagine di romanzi anche mediocri.

Il genere pulp

Inverosimile e persino irritante nella sua ostentazione splatter, il genere pulp si colora di cinismo trash e lugubre virtuosismo. Un filone che in area americana e anglosassone aveva avuto maestri del calibro di James Ballard o James Ellroy; e che in Italia ha prodotto il discusso fenomeno letterario dei cosiddetti “cannibali”, etichetta attribuita dai media a una serie di scrittori dopo l’uscita della prima antologia italiana dell’estremo orrore “Gioventù cannibale”, curata da Daniele Brolli e pubblicata da Einaudi nell’autunno del 1996.

Grazie alle opere dei “cannibali” e al successo del film Pulp Fiction di Quantin Tarantino, la notorietà del “pulp” in Italia indusse il comico Bebo Storti a mettere in scena la comica parodia dello scrittore Thomas Prostata, il cui tormentone fu la battuta: «Pulp, molto pulp…pure troppo!».

di Annalisa Ianne

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