La strage di Perugia che finì sul New York Times

(foto fonte web)
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Ribattezzato “la strage vaticana” quanto accaduto nel 1859.

Il 20 giugno 1859 le truppe di Pio IX invadevano Perugia, sterminando i cittadini che si erano ribellati allo Stato della Chiesa e massacrando tutti gli abitanti.

Il contesto storico

Mancano due anni scarsi all’unificazione dell’Italia e la situazione nella penisola non lascia presagire azioni turbolente. Il 29 aprile 1859, in seguito a un comportamento studiato a tavolino, il primo ministro del Regno Sabaudo, Camillo Benso Conte di Cavour, riesce a farsi dichiarare guerra degli austriaci, aprendo le danze per la seconda guerra di indipendenza. Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno una serie di successi consegna il nord Italia al Piemonte, mentre Umbria, Marche e Lazio restano sotto il dominio pontificio.

La neutralità

Lo Stato della Chiesa si era dichiarato originariamente neutrale nella dispute italiane sull’indipendenza così il 14 giugno, dopo le iniziali vittorie, il rappresentate del governo pontificio a Perugia (monsignor Luigi Giordani) chiede di abbandonare l’originaria posizione di neutralità.
La richiesta viene rifiutata e il comitato dà vita a un governo provvisorio, offrendo la dittatura a un Vittorio Emanuele.

La repressione

Pur essendo neutrale, lo Stato della Chiesa era fortemente contrario ai movimenti filo-unitari. Il regno pontificio non intende rinunciare al controllo su Perugia e si prepara a riprenderla con la forza. I cittadini umbri si organizzano come possono, ma i numeri sono esigui (poco più di un migliaio di combattenti) e dalla Toscana arrivano solo alcune centinaia di fucili. Nonostante l’insurrezione perugina fosse in linea con le idee di Cavour non c’era da aspettarsi alcun aiuto da parte del Conte, che non avrebbe potuto tradire gli accordi stretti con Napoleone III.

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Dal New York Times all’ambasciatore Usa

Scrive il New York Times nei giorni immediatamente successivi la strage: «Le truppe infuriate parevano aver ripudiato ogni legge e irrompevano a volontà in tutte le case, commettendo omicidi scioccanti e altre barbarità sugli ospiti indifesi, uomini donne e bambini».

«Una soldatesca brutale e mercenaria fu sguinzagliata contro gli abitanti che non facevano resistenza– riporta invece l’ambasciatore americano -; quando fu finito quel poco di resistenza che era stata fatta, persone inermi e indifese, senza riguardo a età o sesso, furono, violando l’uso delle nazioni civili, fucilate a sangue freddo».

Gli scontri

Le truppe pontificie (circa duemila mercenari armati fino ai denti) arrivano a Foligno il 19 giugno e vi trovano l’aiuto del 1° reggimento estero (altri 1.700 uomini, guidati dal colonnello Antonio Schmidt d’Altorf). La resistenza dura ben poco: dopo un breve scontro (in cui perdono la vita 10 pontifici e 27 perugini) si apre una breccia che da il via al saccheggio e al massacro dei civili, scrivendo una delle pagine più tristi della storia nazionale e delle guerre civili della penisola italiana. Fra gli altri, anche conventi e chiese non trovano rispetto nell’azione dei mercenari.

A più di centocinquant’anni dall’accaduto resta ancora da stabilire se papa Pio IX ebbe o meno responsabilità dirette nella strage umbra. Con molta probabilità si trattò di un esercito privo di ogni scrupolo, semplicemente in balìa di se stesso e della propria bestialità.
La certezza è che, nonostante quel giorno sia distante più di un secolo, quel massacro è ancora nella memoria e che forse lo resterà per sempre.

di Nicola Guarneri

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