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L’ombra delle sette sataniche nei suicidi in provincia di Cuneo




(foto fonte web)

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È una storia vecchia quanto il mondo. L’antico duello tra bene e male, la luce contro le tenebre di Satana. Una lotta immortale, impetuosa, riportata nella Bibbia cristiana e negli scritti dei Padri della Chiesa. Si Racconta di un arcangelo, il più bello, il più vicino a Dio, si chiamava Lucifero e “portava la luce”.

L’eterno Avversario

I sacri testi descrivono minuziosamente l’accecante superbia che condusse l’Arcangelo prediletto a credersi più potente dell’Onnipotente, innescando una guerra che lo vide poi soccombere, sprofondando per sempre nelle fiamme dell’inferno insieme ai suoi angeli devoti. Dal giorno della memorabile battaglia, per l’eternità, nessuno avrebbe dovuto ripetere il nome di Lucifero, ormai “cancellato dai cieli”; il traditore adesso si sarebbe chiamato Satàn: l’Avversario.

Differentemente delle religioni come lo Zoroastrismo in cui due forze equipotenti, bene e male, si scontrano su di uno stesso piano, nella concezione cristiana, Satana, come rappresentazione del male, è un’entità inferiore poiché creato da quel Dio Onnipotente cui aveva deciso di ribellarsi invano. Si deve tornare indietro fino al XIV secolo per osservare i primi germogli di devozione nera spaccare il terreno, messe blasfeme con cui si denigrava ogni forma di culto cattolico inneggiando all’imperatore degli inferi.

Satanismo

La prima vera chiesa di Satana nasce nel 1966 a San Francisco per opera del californiano Anton LaVey; il culto prende forma dapprima in America ma non più tardi degli anni ottanta si diffonde a macchia d’olio anche in Europa.
Esistono varie forme di satanismo, movimenti che si caratterizzano per diverse filosofie di approccio alla figura di Satana. Una in particolare è la più temibile: il satanismo acido.

Non di rado l’Italia e la sua tradizione cattolica sono scosse da questo fenomeno che in fondo niente ha a che vedere con alcuna forma di credo, piuttosto un espediente per commettere atti estremi, violenti, criminosi, riti brutali eseguiti in nome del sommo male. È recente l’inchiesta condotta da Davide Milosa e Ferruccio Sansa per Il Fatto Quotidiano sulla probabile scia di morte con connotazioni sataniche che, dal 2004 al 2011, ha interessato il liceo di Saluzzo nel cuneese.

Per dovere di cronaca, come spesso accade in casi come questo, il popolo si divide. C’è chi è pronto ad affermare senza mezzi termini che questa sia tutta una trovata giornalistica basata su fatti gonfiati ed elaborati per creare la notizia o lo scoop da sbattere in prima pagina; c’è invece chi allarmato dalle inquietanti rivelazioni riflette su una delle piaghe di questa nostra società che nascosta aggredisce le nuove generazioni senza punti di riferimento.

L’inchiesta



I fatti oggetto d’inchiesta cominciano nel 2004, il 7 dicembre per l’esattezza; il corpo di Paola V. viene ritrovato senza vita sotto il pilone dell’acquedotto di Savigliano: la ragazza che frequentava il liceo di Saluzzo si è impiccata. Dopo questo tragico evento altri quattro casi, l’ultimo il 30 aprile 2011; Kim M. il pomeriggio si diverte con le amiche, poco dopo il suo corpo senza vita dietro casa rappresenterà una morte senza apparenti spiegazioni, l’ennesimo caso di suicidio che finirà dentro una cartelletta impolverata nella Procura di Saluzzo con su scritto «archiviato».

Non sarà cosi, perché i casi di morte nel liceo di Saluzzo cominciano a diventare tanti, anche se diluiti in un periodo di sette anni. Le indagini investigative condotte presso l’istituto, a quanto riportato dal Fatto Quotidiano, descrivono una realtà che lascia presagire una forte contaminazione del pensiero satanico tra le mura del plesso scolastico, misto a una forte dose di omertà del corpo docenti (e dirigenti) del liceo, che preferiscono fare finta di non vedere piuttosto che denunciare tutte le “stranezze cattive” in cui per forza di cose si trovano a imbattersi.

(foto fonte web)

(foto fonte web)

Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma non può lasciare indifferenti un ragazzo che nello zaino non porta più il libro di latino ma la Bibbia di Satana di Anton Szandor Lavey; messaggi sui telefoni cellulari che recitano: «Ordine eseguito, bestemmiato in San Pietro» e poi ancora il controllo dell’urina e del sonno, tipiche prove di chi si accinge a diventare un “reclutato di Satana”.

La rete

Un ruolo importante nella storia è giocato dai Social network, sotto torchio giorno e notte; nelle numerose discussioni via internet si parla delle proprie esperienze, di partecipazioni alle messe nere o della personalità importante di turno nella comunità satanica. Gli investigatori scoprono una rete più fitta di quello che si sarebbe potuto immaginare. Non sono pochi i giovani immischiati in queste storie, lo sa bene anche il prete-esorcista della zona intervistato a quattr’occhi dai giornalisti Minosa e Sansa sul fenomeno delle sette sataniche: «L’unico consiglio possibile, in questi casi, è rivolgersi alle forze dell’ordine. Quelli sono peggio della mafia, ti cercano, ti trovano e ti uccidono».

Dal canto suo il Sindaco di Saluzzo, Paolo Allemano, ha cosi interpretato l’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano: «Ero al corrente di questa inchiesta della Procura, che è giusta quando ci sono al centro dei drammi così importanti ma nulla che autorizzi l’ipotesi di una deriva verso il satanismo. Di tutti i problemi che hanno i giovani e anche i giovani di Saluzzo: dalla solitudine alla mancanza di prospettive, in questo un universo di problemi, non vedo però una deriva verso questi orizzonti psicotici – e poi continua-. Una grossolaneria giornalistica che non ha nulla a che fare con la comunità di Saluzzo».

Mettendo da parte per un attimo le dispute puramente mediatiche, i punti di vista di ognuno o “le grossolanerie giornalistiche” è giusto che se ne parli a ogni piccola scintilla, ma ancor più importante è che le indagini proseguano, perché la realtà delle sette sataniche, seppur nascosta nel sottobosco della quotidianità di tutto il mondo, è ben radicata, pericolosa e difficile da combattere.

di Alberto Bonomo

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