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La tragedia di un uomo ridicolo


(foto fonte web)

(foto fonte web)

Un industriale caseario assiste per caso, dal terrazzo del suo caseificio, al rapimento di suo figlio. L’ingente riscatto sarebbe insostenibile per le finanze della sua già disastrata fabbrica.

Il ritorno a casa di Bernardo Bertolucci, dopo l’avventura di “Novecento” e le torbide atmosfere da mélo de “La luna”, avviene con un dramma da cronaca che serve da pretesto per un’introspezione nel cuore della sonnacchiosa provincia emiliana, come ai tempi dei suoi esordi.


Il padano Tognazzi, premiato a Cannes come miglior attore, si mette completamente al suo servizio, disegnando con fine tratteggiatura un personaggio che non difetta di lampi di umorismo e di grottesco. Irrisolto, svirgolato, solo accennato nella soluzione dell’intreccio; la ventiquattrenne Laura Morante, quasi debuttante, oscura una diva come Anouk Aimée.

Primo Spaggiari, tognazziano al 100%, è il cugino più benestante, spregevole e sordido del sordiano Giovanni Vivaldi de “Un borghese piccolo piccolo” (1977). Almeno due scene degne di nota: la breve sequenza dei maiali e la nevicata su Parma.

 Bernardo Bertolucci, 1980

Recensione di Giuseppe Pastore

http://cinema-scope.org/2007/01/28/la-tragedia-di-un-uomo-ridicolo-bernardo-bertolucci-1980/

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