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Emerge l’ombra doping su Italia-Germania 4-3




(foto fonte web)

(foto fonte web)

Italia-Germania 4-3 non è solo una partita: è una leggenda, un sogno, una favola che alcuni nonni ancora raccontano ai propri nipotini, ma….

La storica impresa

Gigi Riva Rombo di Tuono, l’imprendibile Boninsegna, la magia finale di Gianni Rivera. Ricordi che entrano senza bussare nella storia italiana. Ma se fosse stato tutto un bluff?

L’ammazza-leggende di turno è Luca Pisapia, giornalista de Il Fatto Quotidiano, che recentemente ha portato alla luce sulla stampa nostrana un’inchiesta del comitato olimpico tedesco. Dallo studio emergerebbe l’uso indiscriminato di sostanze dopanti da parte della nazionale di Beckenbauer e compagni.

Addirittura nella relazione si parlerebbe di “doping di Stato“, di uso di sostanze illecite dall’immediato dopoguerra fino al 1972, due anni dopo la ‘partita del secolo’. Ha lo stesso storico valore, per l’Italia, quella semifinale del 17 giugno 1970 al mondiale messicano? In quella selezione tedesca, c’erano campioni come Schnellinger (che giocò in Italia, nel Milan) e Gerd Muller, uno degli attaccanti più prolifici della storia del calcio europeo.

Ombre



Nell’inchiesta incrociata tra Germania e Italia, emerge l’allarmante dato del post partita: sembra infatti che numerosi giocatori tedeschi, nel day after del match del secolo, si ritrovarono ricoverati in ospedale per allucinanti dolori al fegato o addirittura per itterizia, la stessa malattia che colpiva i soldati in guerra. Ma che c’azzeccano (per dirla con un eufemismo) i calciatori con le trincee? Sembra chiaro che questo possa essere un ottimo indizio per far pensare quanto la notizia sia verosimile.

Se non bastasse, è intervenuto un ex calciatore della nazionale in maglia bianca, Heinz Adolf Heper (non c’era nel ’70), che ha dichiarato come fosse “sistematico” l’uso di anfetamine nel calcio a partire dagli anni Cinquanta. Altro indizio (per Sherlock Holmes “due indizi fanno una prova”), la Federcalcio tedesca è stata l’unica a non permettere ai ricercatori di farsi un giro di ricognizione tra i preziosi archivi medici sportivi. Perché?

Mezzi illeciti?

Successe il contrario con la Germania Est, che dopo l’abbattimento del muro di Berlino nel 1989, si vide “scoprire” i mezzi illeciti e le sostanze dopanti con cui venivano imbottiti i propri atleti. Certo è che se quelli dell’est non brillavano per sportività, i cugini dell’ovest non sembrano essere più lindi.

Ma torniamo al calcio giocato e a quel giugno messicano. 1-1 al 90′, poi Muller, Burgnich, Riva e ancora Muller, approfittando di un grossolano errore di Rivera. I rigori sembrano inevitabili. Beckenbauer su lussa una spalla, ma resta ‘stoicamente’ in campo. Ma solo un minuto dopo, al 111′ di gioco, lo stesso Gianni Rivera prende in controtempo il portierone tedesco Maier e insacca il
4-3 finale.

Doping o non doping, probabilmente niente riuscirà a distruggere l’emozione di quel piatto destro che si infila lentamente sul primo palo e niente soffocherà le urla di gioia degli italiani per la finale del mondiale conquistata (che perderemo contro il Brasile).

Niente, almeno fino alla prossima inchiesta.

di Luca Romeo

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