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Impresa, le donne si mettono in proprio


(foto fonte web)

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Aumentano le imprese al femminile. Donne penalizzate sul lavoro cercano autonomia.

Secondo i più recenti dati dell’Europarlamento, le donne hanno studiato di più, lavorano ma in Italia, sono pagate di meno (in media 8.000 euro in meno all’anno rispetto agli uomini) e sacrificano più spesso la loro carriera per occuparsi dei figli.

Penultimi in Europa

Negli ultimi mesi ci ha superato anche la Grecia e dopo di noi resta solo Malta. In Italia riesce a lavorare solo il 46,3% delle donne.

Per non parlare della differenza tra Nord e Sud. Tra i 35 e i 44 anni, la fascia di età in cui si lavora di più, al nord lavorano 75 donne su 100; al centro 68 e al sud 42. Infine, anche quando arrivano, ce la fanno e sfondano quel benedetto “tetto di cristallo”, alle donne è comunque destinato uno stipendio inferiore di un quarto di quello del collega maschio. Quante volte inoltre una donna è stata costretta a restare a casa dopo una gravidanza? Questo fenomeno ha caratterizzano così un aumento delle imprese “in rosa”.

Benché il nostro paese stia attraversando anni particolarmente difficili sul piano lavorativo, risulta che tra marzo 2012 e marzo 2013 le imprese “al femminile” hanno allungato il passo e aumentato il loro numero di ben 10mila unità.

Numeri

Alla fine del primo trimestre del 2013 le imprese costituite da donne, iscritte alla Camera di Commercio sono risultate ben 1.424.798, cioè il 23,5% del totale di tutte le imprese italiane.

Benevento inoltre si conferma la provincia più rosa d’Italia.


(foto fonte web)

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In quali settori decidono di investire? Il settore terziario continua ad attrarre fortemente l’universo femminile: 3.573 le unità in più nei servizi di alloggio e di ristorazione, 1.107 in più quelle legate al noleggio e agenzie di viaggio. Significativi i numeri anche di chi continua a scegliere il mondo dei servizi alla persona (+1.288), ma anche quelli di attività che, fino a pochi anni fa erano appannaggio dell’universo maschile: +1.337 le imprese femminili che operano nelle attività finanziarie, assicurative e immobiliari, +1.055 il saldo delle costruzioni.

Si nota anche un incremento d’imprese guidate da cittadine straniere. Sono, infatti, 114.963 le aziende gestite da imprenditrici di altra nazionalità, 82mila delle quali (pari al 5,76% del totale delle imprese femminili in Italia) hanno al vertice una cittadina extracomunitaria. In questo modo una donna è libera di gestire la propria vita: lavoro, famiglia, figli senza dover dipendere da nessuno e rappresenta in molti casi, l’unica soluzione per giungere a quell’obiettivo che si era prefissata, cosa impensabile lavorando come dipendente.

Le ragioni

Che cosa spinge quindi oggi una donna a mettersi in proprio? Sicuramente una grande determinazione a perseguire il fine imprenditoriale. Il profilo è quello di una persona preparata a tutto e consapevole di ciò che deve affrontare, perché la burocrazia per prima, non sarà morbida e gentile, anzi nel nostro paese come tutti sappiamo è fin troppo pesante.

Eppure, questo non ferma chi ha deciso di divenire imprenditrici. In aiuto di queste ardite ci sono gruppi, come per esempio, quello di Donne Manager di Manageritalia Milano, nato nel 1997 grazie all’iniziativa di Marisa Montegiove che, su proposta del Consiglio Direttivo di Aldac e su intuizione dell’allora Presidente Lorenzo Guerriero, costituisce un gruppo di lavoro con l’obiettivo di promuovere la partecipazione delle donne alla vita associativa e valorizzarne il ruolo nel tessuto sociale, politico, economico e familiare del nostro Paese.

Il cammino delle donne che fanno impresa è in salita, ma chi ha deciso e riesce a conciliare famiglia e lavoro, di sicuro sarà un modello per molte altre che ancora oggi tentennano prese da mille dubbi.

di Dora Millaci

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