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L’illusione genera mostri




(foto fonte web)

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Il ricorso sempre più frequente della chirurgia estetica è legato alla costante ricerca di perfezione, dell’armonia tra corpo e mente che un piccolo intervento può tamponare, ma quali aspetti più profondi entrano in gioco?           

Una denuncia anonima

Stavolta è la denuncia anonima di un dipendente di una clinica chiamata Eternity, a porci nuovamente davanti una scomoda verità. Denuncia contro se stesso, contro il proprio ruolo nell’ambito della professione della chirurgia estetica, denuncia forse mossa da un rimorso di coscienza.

L’anonimo in questione non è un chirurgo estetico, bensì di un addetto agli incontri preliminari, quegli incontri cioè finalizzati alla “preparazione” o, se vogliamo dirla più correttamente, al convincimento di quanti aspirano  sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica. Già perché come denuncia l’anonimo, i chirurgi estetici non vogliono assumersi responsabilità e pertanto è necessario che i clienti arrivino già “convinti” al momento dell’intervento.

Uno sporco lavoro

“Sporco lavoro”, così lo definisce l’anonimo. Il suo lavoro è infatti quello di trasformare in certezza ogni minimo dubbio circa la possibilità o meno di sottoporsi a chirurgia estetica, lasciando al cliente l’illusione di essere stato lui a decidere per se stesso.
«Il primo passaggio della clinica Eternity è l’accomodarsi nel mio studio per un colloquio preliminare. È un incontro piacevole, io sono bello e falsamente gentile.

In passato ho provato a fare l’attore ma non ero bravo, io sono bravo a recitare solo nella vita», racconta l’anonimo. E ancora: «Se arriva una donna con una quarta di seno e vuole una sesta, io le dico che è bellissima, ma la mia espressione, una sottile espressione di perplessità in cui sono maestro, lascia intendere che beh, forse con una sesta saresti ancora più attraente».

E conclude: «In fin dei conti io all’Eternity vendo un’illusione di immortalità, una salvezza. Una salvezza falsa, come tutte le salvezze».



(foto fonte web)

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Persone trasformate in mostri

Passo dopo passo la chirurgia estetica genera mostri. I clienti sono portati in una nuova dimensione del corpo, sono trasformati pezzo dopo pezzo, riempiti di silicone e botulino, eppure a loro rimane la convinzione di diventare belli e quindi, felici. Felici però, fino a un certo punto, perché la chirurgia estetica rischia di diventare una trappola, perché se hai un’ossessione, non c’è limite alla perfettibilità.

Sono molte le persone che desiderano essere più belle sia perché l’immagine è il mezzo di comunicazione più rapido e diretto tra le persone sia in quanto la bellezza, in una società come la nostra, si accomuna spesso al successo. Alcune persone normali si domandano come facciano certe attrici a non vedersi, ma loro non possono vedersi come le vedono gli altri.

Si abituano alla loro immagine e pensano solo di farsi un altro ritocchino di manutenzione della carne, è un business che non finisce mai, e resiste a ogni crisi economica perché non c’è crisi peggiore che quella della carne. Non c’è crisi peggiore che quella della decadenza del corpo. Non c’è crisi peggiore come quella della paura della perdita della perfezione e dunque, della felicità.

Mente e corpo, un equilibrio sottile

Non si può negare che tra corpo e mente ci sia un collegamento e che da quel sottile equilibrio dipenda anche la nostra felicità. Il fatto che ci sia un rapporto così stretto ci impone però di ricercare questo equilibrio ogni qual volta viene, o temiamo che, venga a mancare.

È vero che la disarmonia tra la forma idealizzata del corpo e quella reale, finisce con il determinare gravi problemi psicologici e rende difficile la vita di relazione, ma è anche vero che un modellamento estetico non può risolvere profondi problemi della personalità.

Auspicabile sarebbe non imbattersi mai in persone come il nostro anonimo della clinica Eternity, che spingono i clienti in direzione di un intervento di chirurgia estetica solamente in nome di un ingente tornaconto economico.

La raccomandazione è sempre di rivolgersi a professionisti sensibili e preparati che possano efficacemente intervenire, prima della decisione, e aiutare il cliente a chiedersi qual è la motivazione autentica che lo spinge verso una richiesta così impegnativa.

di Francesca De Rinaldis 

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