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Lobby dolce lobby, quelli che non cambiano mai




(foto fonte web)

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Sembra di rivivere il finale de Il Gattopardo, capolavoro della letteratura italiana scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa o, a piacere, di essere uno degli attori della trasposizione cinematografica (altro picco dell’arte italiana) diretta da Luchino Visconti.   

«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Lo scrittore siciliano, allora, parlava della fine della nobiltà nel Risorgimento. A distanza di cinquant’anni, la stessa identica frase, si incastra benissimo nella politica italiana odierna.

Non sono passati che dieci mesi dal mega-decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti. Era la legge definita dal rettore della Bocconi come “Cresci Italia” e sarebbe dovuta servire per eliminare le lobby – da sempre diffusissime sul territorio nazionale – e così far risparmiare alle famiglie ben 1.000 € all’anno. Vista la cifra e considerato il tempo passato, ci si mette poco a capire che – nonostante l’intenzione di cambiare tutto – tutto è rimasto com’era.

Avvocati e notai, farmacie e parafarmacie, tassisti e benzinai, assicurazioni. Tutti i presunti lobbisti erano finiti nel pentolone messo sul fuoco dal governo tecnico. Eppure, nonostante il tanto fumo, di arrosto se ne è visto ben poco.

Avvocati e notai, svista numero uno

Proprio durante l’estate che si è appena conclusa, l’antitrust ha indagato sulle parcelle corrisposte ad avvocati e notai, aprendo un’inchiesta sull’altissimo importo delle tariffe minime, che di per sé rendono la prestazione di un professionista accessibile a pochi. Ma come? L’abolizione della tariffe minime non era un punto fondamentale del decreto Cresci Italia? La legge prevedeva che avvocati e notai si potessero mettere d’accordo autonomamente con i propri clienti, eppure, ancora oggi, le tariffe minime non sono state eliminate.

(foto fonte web)

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Farmacie e Taxi: odore di lobby



L’ondata di liberalizzazioni avrebbe dovuto in secondo luogo aprire al mercato delle farmacie e delle licenze per guidare i taxi. Notoriamente, queste due attività sono ‘ereditarie’, ovvero vengono passate di genitore in figlio, nel momento in cui il primo va in pensione. Secondo il pacchetto varato dallo scorso governo (e comunque applaudito da quello in carica) questo passaggio familiare di proprietà non s’aveva da fare. Tutto ciò, per non penalizzare i laureati in scienze farmaceutiche che dopo cinque anni di studi non avrebbero avuto la possibilità di aprire un negozio e per permettere anche a ‘nuovi’ autisti di diventare tassisti senza spendere un capitale per l’acquisto diretto della licenza. Ne sono uscite proteste e scioperi (quelli dei taxi i più massicci) dei proprietari, i quali affermavano di aver comprato la licenza a prezzi altissimi e dopo grandi sacrifici e che dunque era giusto che il vantaggio restasse “in famiglia”. Giusto o no, anche i cambiamenti in questi campi sono stati nulli.

Benzina equa

Per quanto riguarda i benzinai, la legge del 2012 recitava sibillina che il gestore della pompa di benzina avrebbe dovuto «operare sul mercato in condizioni eque e non discriminatorie». Ma si sa che senza numeri e paletti, quell’eque e non discriminatorie può voler dire tutto e niente. E soprattutto si sa che il prezzo della benzina non è mai diminuito e, anzi, aumenta regolarmente.

Lobby dolce lobby

Concludendo questo rapido giro panoramico in stile Gattopardo, si può citare la mai avvenuta uniformità delle tariffe assicurative Rc Auto su tutto il territorio nazionale, altro fiore (appassito) all’occhiello della legge.

Come se non bastasse, a non sorridere alla politica ci ha pensato anche la matematica, con i dati finanziari che attestano che le liberalizzazioni delle professioni non porterebbero 1.000 € all’anno nelle tasche delle famiglie italiane, anzi, ne farebbero perdere 280. Lobby o non lobby.

Un vizietto internazionale

Ma se l’Italia piange, altri paesi europei non ridono. Si prenda il caso emerso pochi giorni fa e riguardante niente meno che la Regina Elisabetta II, sovrano del Regno Unito. Come ha riportato il Financial Times, il monarca si sarebbe mosso in prima persona per salvare la lobby dei venditori bellici. In particolare la regina ha invitato a Buckingham Palace una delegazione di emiri, con l’intento – neanche troppo celato – di rifilargli alcuni caccia bombardieri del modello Typhoon, aerei da guerra che negli ultimi anni non sono più in cima alla lista della spesa dei Paesi che intendono rinforzare i propri eserciti.

E se si muove anche la regina, vuol dire che non solo le lobby sono in difficoltà, ma che forse e in alcuni casi sono addirittura sponsorizzate dagli Stati.

E io pago!

In Italia la legge del cambiamento radicale è stata fatta, ma tutto è rimasto com’era. Le tasche dei cittadini sono sempre meno piene, mentre quelle dei lobbisti riescono a tenere botta. Per citare le parole finali del romanzo di Tomasi di Lampedusa, che tanto bene si sposa con la nostra politica: «Poi tutto trovò pace in un mucchietto di polvere livida».

di Luca Romeo

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