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Serie tv, crimine e cinema: addio lieto fine




(foto fonte web)

(foto fonte web)

Tra broadcast, tv via cavo, satellitare e on-line, ecco come cambiano serial e film.

Se siete tra quelli che ancora non hanno metabolizzato la fine di Lost, se Walter Bishop è il nonno che avreste sempre voluto, se avete più a cuore le vicende amorose di Blake e Chuck che le vostre, o se siete disperati perché non avete fatto in tempo a studiare medicina col Dr Gregory House, sappiate che le brutte notizie non sono ancora finite. Già, perché non bastava che il 2012 avesse segnato la fine di serie storiche come Fringe, Gossip Girl, Dr House, o The Sopranos.

La stagione 2013/2014 sarà anch’essa un anno di chiusura per altrettante serie, da How I Met Your Mother, a C.S.I., passando per Breaking Bad, Dexter, e, notizia dell’ultim’ora, anche Grey’s Anatomy.
Ma, disperazione dei fans a parte, l’apertura della nuova stagione tv solleva in realtà un’altra questione: la “terza epoca d’oro” dei serial sembra proprio stia volgendo al termine.

Il caso House of Cards

Tutto è cominciato con il due volte premio Oscar Kevin Spacey, e il suo House of Cards. La serie, diretta per la prima stagione da David Fincher e prodotta da Kevin Spacey (che ne è anche magistrale protagonista, assieme a Robin Wright), non è solo uno dei migliori thriller politici in circolazione negli ultimi tempi. House of Cards è il primo serial tv in assoluto completamente trasmesso online, e visibile in streaming con tutte le puntate già caricate. La serie è stata distribuita all’inizio di quest’anno su Netflix, sito di programmi tv on demand fondato dallo stesso Spacey, e sarà presto seguita da una seconda stagione.

Il caso House of Cards è cominciato a luglio con la sua nomination agli Emmy Awards 2013 (che si terranno il prossimo 22 settembre) per il titolo di miglior serie drammatica, miglior attore drammatico e miglior attrice drammatica per i due protagonisti. E’ la prima volta che un serial online (e quindi non trasmesso in tv) riceve una nomination agli Oscar della tv. La vicenda è ripresa nei giorni scorsi con la presentazione della serie al The Guardian Edimburgh Television International Festival (22-24 agosto 2013), e le conseguenti dichiarazioni di Spacey.

Cosa accade?



Secondo l’attore, «oggi ad essere fuori dal tempo è la mania dei produttori di voler girare a tutti i costi gli episodi pilota che obbligano da subito gli sceneggiatori a giocarsi tutto in 45 minuti e creare dei caratteri che poi cristallizzano tutta la serie».
Da qui, perciò, la scelta di Spacey di costruire una serie tv con tutti gli episodi (potenzialmente) visibili uno di fila all’altro, e la trama che si sviluppa in lungo e in largo per tutti gli episodi della serie, sapendo già dove si vuole andare a parare. È per questo che House of Cards è stata definita «più come un film in 13 parti che una serie ad episodi».

I vantaggi di questa nuova concezione potrebbero essere diversi. Basti pensare agli innumerevoli serial che si sono persi nel tempo, complice il prolungamento della serie tv oltre la sua fine naturale, o a quelli che, per necessità di mercato o di pubblico, hanno visto realizzare finali frettolosi o mal confezionati. La strada intrapresa da House of Cards, a metà tra serie tv e film ad episodi, potrebbe permettere di migliorare la qualità artistica dei serial oltre che ridurre notevolmente i costi. E qui si apre un altro capitolo.

Broadcast, tv via cavo e satellitare

Già nel 2012 un’analisi pubblicata dal magazine americano TV Guide aveva lanciato l’allarme.
Nel servizio si parlava della crisi degli ascolti dei serial trasmessi sulla tv in chiaro. Un dirigente della concorrenza (la TV via cavo), intervistato in merito, dichiarò: «Tutti e quattro i network [americani in chiaro] (Abc, Cbs, Fox e Nbc) si stanno avvicinando a un punto cruciale in cui franchise importanti cominceranno a prosciugarsi».

In questi anni in effetti, complice la crisi economica e lo straordinario fiorire della tv satellitare e via cavo (quest’ultima in realtà presente in America già da decenni), perché un serial venga continuato, il rapporto tra numero di telespettatori e costi di produzione della serie deve dare subito risultati vantaggiosi. Anche perché se una serie tv ha ascolti in calo, i costi di produzione aumentano, e per le case di produzione è necessario ricorrere a cavilli contrattuali per legare gli attori. Senza contare, poi, che c’è sempre il discorso che una volta finita una serie, crearne subito un’altra altrettanto valida non è impresa da poco.

La novità corre on-line

Il servizio di TV Guide sottolineava come questo fenomeno interessasse maggiormente il genere drama, mentre i sottogeneri medical e crime continuano in media a dare buoni ascolti. Se ne deduce, quindi, che oggi il pubblico richiede storie leggere, con episodi autoconclusivi che non ti obblighino a seguire la serie settimana dopo settimana. Il pubblico, specialmente in tempi di crisi, vuole essere libero di scegliere se, come e quando vedere una serie. Anche perché negli ultimi anni troppo si è speculato sull’interruzione dei serial in punti cruciali, o sul loro prolungamento oltre (l’evidente) fine naturale della storia.

È naturale che in questa condizione si salvino perlopiù le televisioni private, che trasmettono un’ampia varietà di programmi con un rapido ricambio. Ed ecco perché l’idea di Kevin Spacey di creare una serie tv online subito disponibile per intero sembra poter rivoluzionare questo circolo vizioso.

D’altra parte, è proprio perché oggi il genere seriale ha raggiunto vette altissime, che mantenere certi livelli qualitativi attirando un alto pubblico è diventato un problema così complesso. Che per essere risolto, spesso, non può che richiedere necessariamente nuove e coraggiose scelte.

di Chiara De Angelis

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