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Smartphone e applicazioni: costi e illeciti


(foto fonte web)

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Il Ventunesimo secolo la fa da padrone. Tra Iphone, tablet e smartphone la scelta è davvero vasta. Di cosa si parla? Tecnologia, telecomunicazioni, mass media, ma non solo.

Tutti dicono “I love App”

Da una decina di anni a questa parte si è potuto osservare un’evoluzione di apparecchi elettronici, con funzionalità diverse e con la possibilità di scaricare e utilizzare gratuitamente App, le applicazioni software, che siano esse ludiche o di utilità.
Sia gratuite sia a pagamento fanno si che si possa personalizzare al massimo il proprio dispositivo. Tra le più scaricate e utilizzate, vi sono quelle che riguardano la comunicazione istantanea (Viber, WeChat), quelle che permettono la lettura online di notizie, come le applicazioni delle più famose testate giornalistiche e quelle che offrono la possibilità di ascoltare musica e guardare film o eventi sportivi.

L’incremento di questi device elettronici ha fatto si che, realmente, tutto il mondo possa rimanere in contatto in tempo reale. Infatti adesso è più facile vedere un film appena uscito nelle sale di tutti i cinema, se non addirittura in prima mondiale, comodamente dal divano di casa propria o mentre si è in viaggio, con il proprio smartphone.
La stessa cosa vale per gli eventi sportivi, soprattutto il calcio. La possibilità di vedere Champions League, Derby e quant’altro, oggigiorno, è utilizzata dalle diverse compagnie telefoniche come elemento principale delle loro reclame.

Intrattenimento: cinema, musica e sport…quanto mi costi?

Attraverso tariffe speciali e promozioni accattivanti, le compagnie telefoniche fanno in modo che mensilmente, settimanalmente o in determinati periodi decisi dal cliente, si possa fruire di servizi come la visione in streaming di film o di dirette di eventi sportivi, a un costo piuttosto irrisorio. Un’alternativa economicamente valida, per un rapporto qualità/prezzo che inizia a concorrere con le classiche dirette televisive.

Per quanto riguarda il mondo del cinema, la 20th Century Fox ha mosso i primi passi per una maggiore fruizione sui diversi dispositivi elettronici, di film e anteprime. Da una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, dal direttore marketing della Century Fox Home Entertainment, Alessandro Caccamo, si è osservato come sono scesi i costi di un prodotto cinematografico.

È stato affermato che il costo di un film in alta definizione è di 9,99 € e quello standard di 8,99 €. Un ribasso notevole, se si considera che prima dell’avvento della multimedialità il prezzo di un film, catalogato tra le novità, si aggirava sulla ventina di euro, tra Dvd e Blu – ray.

Detto ciò, sempre lo stesso Caccamo, tiene comunque a precisare che, l’abbattimento dei costi per la diffusione di film, visibili attraverso un’applicazione scaricabile per il proprio cellulare, non fermerà la vendita del supporto fisico. Citandolo: «Il supporto fisico resterà fondamentale. Nel 2016 stimiamo avrà ancora il 65% del mercato italiano […]». Inoltre il rappresentante della “furba” casa di produzione cinematografica afferma che il nemico maggiore, in quest’era caratterizzata da tecnologia, multimedialità e condivisione immediata, rimane sempre la “pirateria”.

(foto fonte web)

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Pirati alla riscossa


Sì, perché nonostante l’abbattimento dei costi, la continua e incessante varietà di proposte per vedere film a costo, quasi zero, ascoltare musica in maniera free e guardare partite di calcio a prezzi competitivi, ci sono ancora molti utenti che alle schede prepagate Sky o Mediaset Premium, preferiscono possibilità, non sempre legali. Tra i metodi “anticonformisti”, che sono ormai rientrati nella norma, abbiamo lo streaming.

Lo streaming è una tipologia di trasmissione di file audio – visivi, in tempo reale su internet. Di per sé non è illegale guardare un video in streaming (un pò come si utilizza Youtube), purché non si violino i diritti d’autore. Il problema sta nel fatto che a volte, inconsapevolmente, per risparmiare tempo e denaro, evitando di andare al cinema o non comprando un dvd, si finisce su pagine illegali. Formalmente neanche i download, nel momento in cui si scarica un qualsiasi file di cui è stata pagata la licenza, non sono dati contraffatti.

L’illecito

La questione dell’essere illecito dell’azione risiede fondamentalmente in due punti. In primo luogo, più da un punto di vista economico; scaricando illegalmente film, video e canzoni dalla rete, in teoria si causa un mancato rientro delle spese che i produttori, gli autori, sceneggiatori, cantanti, attori, hanno investito per la realizzazione del prodotto.

Di contro c’è anche, che per la produzione di queste forme d’intrattenimento, le case cinematografiche e discografiche esigono prezzi troppo alti, rispetto al prodotto finale che si acquista. Da una recente ricerca dell’Anica, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali, il costo medio della produzione di un film totalmente italiano, si aggira intorno ai 2 milioni di Euro. In media, un italiano va al cinema 1,8 volte a settimana. Stando a questi dati, è un po’ difficile credere alla teoria del mantenimento dei costi alti per la distribuzione del materiale cinematografico, per rientrare nel budget di produzione.

In secondo luogo, da un punto di vista prettamente giuridico, c’è la questione della violazione dei diritti d’autore e del copyright. Secondo la Convenzione di Berna, firmata nel 1886, in Italia, il “diritto d’autore” è il riconoscimento della paternità a un autore delle proprie creazioni e opere e il copyright è un diritto automatico, depositandolo, infatti, si proverà il diritto di esistenza dell’opera creativa, cioè che sia l’originale, fino a quando l’opera non passerà a pubblico dominio.

Film, musica e video

Fatta questa piccola introduzione di termini, vediamo ora cosa s’intende per violazione dei diritti d’autore. Con il concetto di violazione dei diritti d’autore, si associa quello di pirateria domestica. Questa pratica controversa e discutibile riguarda la duplicazione di film, musica, video e programmi, tra le mura della propria casa, attraverso la masterizzazione e la divulgazione del materiale a una cerchia ristretta di persone. In generale, in occasioni di sentenze, è stata stabilita la liceità della copia personale. Negli ultimi tempi, quindi, nonostante siano cresciute le possibilità di guardare film o partite di calcio a un costo meno elevato, è stato rilevato di come, a volte, le leggi sui diritti d’autore e sul copyright, rendono ancora di difficile accesso il vasto ed eterogeneo materiale multimediale presente online.

Per far fronte a questa rigidità giuridica, ma non solo, sono nati in vari paesi europei iniziando dalla Svezia, diversi partiti politici denominati Partito Pirata (Piratpartiet in svedese). L’intenzione di questo partito fondato nel 2006 da Rickard Falkvinge è stata principalmente quella di modificare, sia legalmente sia concettualmente, il copyright e il diritto d’autore.

Questo partito basa la sua missione sulla considerazione che le spese per il diritto d’autore sono troppo sbilanciate e favoriscono lo sfruttamento economico delle numerose multinazionali, inflazionando negativamente lo sviluppo e la diffusione di materiale inerente alla cultura e lo svago nella società moderna.

In fondo si rivendica la possibilità che realmente tutto sia a portata di ogni singolo individuo, a prescindere dalla classe sociale e dalle possibilità economiche. Perché nonostante gli sconti e le promozioni, la facoltà di pagare un decoder satellitare o attivare promozioni su un dispositivo elettronico non è così semplice, come i mass media vogliono far credere.

Lo svago rappresentato dallo sport, l’intrattenimento e soprattutto la cultura, veicolata attraverso il prodotto cinematografico, non dovrebbe avere prezzi esorbitanti, così come quelli imposti dalle multinazionali, e poter essere un privilegio di tutti.

di Daya Biondi

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