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Troppa crescita: Terra al collasso nel 2050




(foto fonte web)

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Ogni secondo, sulla Terra, nascono in media 4 o 5 bambini e muoiono 2 persone. Ciò vuol dire che la popolazione mondiale cresce di 2,5 persone al secondo, che diventano 77 milioni in un anno.

Alcuni numeri…

Un tempo,  la popolazione era tenuta sotto controllo da malattie come la peste, guerre, carestie, ecc. Oggi, grazie al miglioramento dello stile di vita, la popolazione umana ha subito una rapida crescita a partire già dal 1650, quando vivevano solo 600 milioni di persone. Meno di 200 anni dopo è stato raggiunto il miliardo di abitanti. Nel 2000 la popolazione mondiale è passata da 5 a 6 miliardi in soli 12 anni. Attualmente siamo circa 7 miliardi e, secondo le stime, diventeremo 9 miliardi entro il 2050.

Qual è il problema?

La crescita esponenziale della popolazione umana crea grave degrado ambientale e sovrasfruttamento delle risorse. Paradossalmente, il maggior numero di nascite avviene nei paesi più poveri. Ma, in realtà, il problema maggiore non è il numero delle persone in sé, bensì lo stile di vita di alcune di loro. Attualmente, l’80% della popolazione vive in paesi meno sviluppati (Africa, Asia, America latina). L’altro mondo è costituito dai paesi più ricchi in cui la popolazione è stabile o in via di riduzione. Un mondo ricco che ha uno stile di vita completamente insostenibile che grava anche sugli altri paesi, creando, così, oltre ad un enorme divario di ricchezza anche una grande ingiustizia sociale.

Per comprendere questo concetto, bisogna tirare in ballo quello di Impronta Ecologica. Si tratta di un indicatore che permette di stimare l’area terrestre e marina biologicamente produttiva necessaria in grado di produrre le risorse e di assorbire i rifiuti di un individuo, una famiglia, una nazione, ecc. L’impronta ecologica, quindi, misura la sostenibilità dello stile di vita e si calcola in ettari di superficie. Un italiano, in media, ha un’impronta ecologica di 4,99 ettari, a fronte di 1,14 a testa di cui il territorio italiano dispone. Gli abitanti degli Stati Uniti hanno un’impronta pari a 8 ettari, gli Emirati Arabi Uniti pari a oltre 10 ettari.

Al contrario, i paesi più poveri usano meno territorio di quanto offra il loro patrimonio naturale. Ma ci pensano i paesi ricchi ad attingere ad essi, distruggendo le loro ricchezze a proprio favore e facendo sì che le popolazioni povere siano costrette a degradare ulteriormente quel poco che resta del loro territorio.



(foto fonte web)

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Qualcosa non va…

Attualmente utilizziamo più risorse di quante il pianeta ne possa rigenerare. Vuol dire che, di questo passo, nel 2030 avremo bisogno di almeno 2 pianeti, cosa che, ovviamente, per noi non è possibile. Alla crescita esponenziale delle popolazioni di una specie segue sempre un crollo dovuto al superamento della capacità portante della natura. Un esempio? Gli abitanti dell’Isola di Pasqua. Circa 2500 anni fa, i polinesiani colonizzarono quest’isola del Sud Pacifico.

Il loro sviluppo era basato sull’albero di palma di cui l’isola era piena. In breve tempo, così, giunsero ad una popolazione di 10.000 individui, ma usarono gli alberi più rapidamente di quanto essi potessero crescere, così come noi stiamo facendo oggi con le nostre risorse. I benefici personali di ogni persona che tagliava un albero, condannavano tutta la popolazione. Alla fine, non rimase un solo albero in piedi e l’isola divenne sterile. La popolazione collassò e rimasero pochi sopravvissuti in lotta tra di loro.

Quali soluzioni oggi?

In Cina, dal 1970, è stata adottata la politica di “un figlio per famiglia” e ciò ha avuto buoni risultati, abbassando il tasso di fertilità da 6 a 1,8 per donna nel 1990. Questo tipo di politica coercitiva è condannata da molti ma, d’altro canto, è eticamente più corretto far finta di nulla e generare sempre più figli in un mondo che non può più sfamarli?

L’argomento è comunque molto vasto e controverso, anche perché un maggior numero di persone non è solo una serie di nuove bocche da sfamare, ma anche una risorsa per trovare soluzioni ai problemi attuali.

Sicuramente la soluzione passa attraverso tre cose: investire nella pianificazione familiare,  fornendo servizi educativi e clinici e aiutando le coppie a scegliere quanti figli e quando averli; garantire un’equa distribuzione delle risorse che ridurrebbe sia la crescita demografica che il degrado ambientale; innalzare lo status delle donne. La cosa poi più importante e urgente da attuare è il tanto menzionato sviluppo sostenibile. Quello sviluppo, cioè, che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro. Non siamo ancora riusciti a metterlo in pratica, ma è proprio nel riuscire a farlo che giocheremo il futuro dei nostri figli.

Il nostro pianeta non è grandissimo e le sue risorse sono limitate, ma è una splendida isola nell’oceano buio dell’universo. L’unica che conosciamo. Una barca che porta tutti noi. E non dobbiamo farla affondare.

di Salvatore V. Riccobene

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