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Foxy Knoxy: la storia infinita


(foto fonte web)

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A due anni dalla sentenza d’assoluzione in Corte d’Appello, il processo si riapre senza i protagonisti di questa lunga storia: Amanda e Raffaele.

I protagonisti

Amanda Knox non torna in Italia per il nuovo processo. La notizia, forse sarebbe stata se avesse invece scelto di essere presente per le fasi del nuovo processo d’appello che si è aperto a Firenze dal giorno 30 settembre. La povera Amanda non capisce come funzionino le cose qui in Italia, come sia processualmente possibile che una cosa sia prima nera, poi bianca, quindi nuovamente nera, spiega il suo legale avvocato Luciano Ghirga.

La ragazza, condannata in primo grado con Raffaele Sollecito e  Rudy Guedè per l’ omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia nella notte del 1º novembre 2007, era stata poi assolta in appello per non avere commesso il fatto. Raffaele, nato a Giovinazzo (BA), studente universitario e all’epoca 23enne, dai Caraibi, fa sapere che magari a qualche udienza ci verrà. Unico colpevole rimane quindi Rudy Hermann Guede, nato il 26 dicembre 1986 in Costa d’Avorio, condannato in concorso a 16 anni, con rito abbreviato. Ma, a questo punto: in concorso con chi?

La vittima

Meredith Susanna Cara Kercher era nata il 28 dicembre 1985 a Southwark, Londra, ma risiedeva Croydon, Londra. Frequentava l’Università di Leeds, un corso di laurea in Studi Europei. Era in Italia  dal settembre del 2007 con programma Erasmus.

La famiglia della vittima non ha preso bene l’atteggiamento di Amanda: “La sua presenza è dovuta per l’importanza del processo e per il rispetto dovuto alla Corte di Firenze e alla povera vittima di cui non si parla mai”, spiega l’avvocato Francesco Maresca, legale dei Kercher. “E’ intollerabile l’atteggiamento di Amanda a vittima della giustizia”.

La Corte, presieduta dal giudice Alessandro Nencini potrebbe decidere di riaprire, anche in parte, l’istruttoria dibattimentale. Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione, infatti, si legge che è ”sicuramente censurabile la gestione dell’incarico conferito, posto che ai periti venne chiesto di analizzare il Dna presente sul coltello e sul gancetto del reggiseno.


Nel corso delle loro indagini, i periti rinvennero una terza traccia sulla lama del coltello sequestrato a casa di Sollecito, oltre a quella attribuita senza contestazioni alla Knox e a quella attribuita con forti contestazioni alla vittima, proprio in prossimità della traccia da cui era stato estratto il Dna attribuitole’.

(foto fonte web)

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Detta traccia non venne sottoposta ad indagini genetiche, per deliberazione assunta in solitudine dalla professoressa Vecchiotti, senza una documentata e preventiva autorizzazione in tale senso da parte della Corte, perché ritenuta in quantità non sufficiente per offrire un risultato affidabile, trattandosi di un Law copy number”. La Corte di secondo grado rifiutò il supplemento di perizia richiesta dalla procura generale di Perugia.

I giudici della Cassazione sottolineano che la Corte di secondo grado di Perugia lo fece nonostante la richiesta di procura e parte civile fosse ”supportata dal contributo scientifico del prof. Novelli, genetista di fama indiscussa riconosciuta dalla stessa Corte sulla disponibilità di strumentazioni in grado di operare con sicurezza anche su reperti in quantità inferiore a dieci picogrammi”.

Per questa decisione, per i giudici capitolini, il modus operandi della corte che assolse gli ex fidanzatini anche e soprattutto in relazione ai risultati di quella perizia genetica, ”si espone a motivate e comprensibili censure considerando che l’indagine andava comunque compiuta, poiché rientrava nel compito assegnato al perito, fatta salva la messa in discussione del risultato, ove non ritenuto affidabile. In ogni caso un membro del collegio peritale non poteva assumere la responsabilità di autoridursi il mandato ricevuto. Se ne deve concludere che è viziata la deliberazione di rigettare la richiesta di completamento dell’indagine peritale”.

Quindi si ricomincia: con Amanda a Seattle che vive da sola, studia lingue e scritture e lavora tre giorni alla settimana in una biblioteca, non verrà in Italia perché ha già fatto abbastanza, presenziando a 86 udienze e presentando tante dichiarazioni spontanee, non potrebbe fare di più, e Raffaele a Santo Domingo che  dorme fino a tarda mattina, va in giro con l’immancabile computer e intrattiene rapporti di amicizia con molti connazionali residenti sull’isola caraibica. Il padre fa sapere che è preoccupato e verrà alle udienze di fine ottobre.

di Paola Pagliari

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