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Juno


(foto fonte web)

(foto fonte web)

I nove mesi più indimenticabili della vita della 16enne Juno McGuff, rimasta incinta dopo un incauto rapporto sessuale con un suo amico.

Del talento del 31enne Jason Reitman e soprattutto del suo fiuto per le sceneggiature s’era già accennato per l’ottimo “Thank you for smoking”, la miglior commedia del 2006, grande e spiritoso apologo sulla libertà di pensiero e di parola e sul voltairiano principio di tolleranza di quelli con cui “non siamo d’accordo su ciò che dicono”. “Juno” ne ha la stessa struttura, ed è volgare e pretestuoso – è successo da noi nella scorsa primavera – usarlo, masticarlo per biechi fini elettorali e poi buttare i rimasugli nel cestino come ha fatto un noto, intelligentissimo panzone.


(A proposito, per non dimenticare visto che tra un po’ sarà quasi passato un anno: pensate a lui nudo in una vasca da bagno ecc. ecc.) Come “Thank you for smoking” non era affatto una crociata a favore delle lobby del tabacco, “Juno”non è per nulla un film anti-abortista, e non si può pretendere di elevare a dogmatica verità popolare la storia particolarissima e irregolare (del resto è il cinema, bellezza) di un’irripetibile ragazzina (quand’anche l’acclamata blogger-spogliarellista-sceneggiatrice Diablo Cody, premiata con l’Oscar, si è dichiarata pro-choice).

Detto ciò ed esaurito il pistolotto, parliamo del film: delizioso oltre ogni misura ed ugualmente furbo, di quella furbizia da cui ci si lascia volentieri gabbare perché esercitata con modi gentili e intelligenti. Nessun giudizio morale su alcunché, solo una sana e umanissima curiosità di esplorare con ironia e delicatezza territori in penombra (quante sciagurate teen-agers rimangono incinte ogni anno negli Stati Uniti? Una di loro potrebbe diventare la figlia della vicepresidentessa…)

La canadese Ellen Page è fenomenale, anche se recita a vent’anni un ruolo da sedicenne. Anche Marc’Aurelio d’oro a Roma 2007. Nel pezzo inserito sui titoli di coda, “Loose lips” di Kimya Dawson, mancano un paio di strofe in cui si recita “Fuck Bush and fuck this war”. C’è più America in questi 95 minuti che in sei mesi di servizi di tg sulla campagna elettorale per le Presidenziali.

Jason Reitman, 2007

Recensione di Giuseppe Pastore

http://cinema-scope.org/2008/09/23/juno-jason-reitman-2007/

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