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Quinto rapporto IPCC sul clima: inequivocabile la colpa dell’uomo


(foto fonte web)

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Il 27 settembre scorso a Stoccolma è stato ufficialmente pubblicato il quinto rapporto IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change – intitolato “Climate Change 2013 – The Physical Science Basis”, che aggiorna il precedente del 2007 in materia di cambiamenti climatici e alla cui stesura hanno contribuito 2500 scienziati da tutto il mondo.

Questo nuovo rapporto dell’Onu riconferma la responsabilità dell’impatto antropico sul riscaldamento climatico globale che viene definito “inequivocabile” e mette a tacere le voci che ultimamente si stavano diffondendo sulla presunta scorrettezza di queste teorie e sulla loro origine come risultato di un allarmismo catastrofista.

Infatti, la riduzione della velocità con cui la temperatura media del pianeta è aumentata negli ultimi 15 anni aveva portato molti a credere che non vi era una reale influenza delle attività antropiche sui mutamenti climatici, ma l’IPCC ha fatto chiarezza una volta per tutte.

“La nostra specie sta modificando il clima della Terra in modo evidente.” Questa è la frase che ha aperto il congresso di Stoccolma. L’aumento di 0,89 gradi Celsius registrato negli ultimi 50 anni è dovuto alle attività umane per il 95% (estremamente probabile). Secondo l’IPCC il periodo 1983–2012 sarebbe il trentennio più caldo degli ultimi 1400 anni.

L’aumento medio di CO2, CH4 e N2O osservato nell’ultimo secolo non ha precedenti negli ultimi 22.000 anni e stiamo ancora continuando a immettere questi gas serra nell’atmosfera.

(foto fonte web)

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Nel quinti rapporto si afferma: “le emissioni di gas serra che continuano a crescere provocheranno ulteriore riscaldamento nel sistema climatico. Il riscaldamento causerà cambiamenti nella temperatura dell’aria, degli oceani, nel ciclo dell’acqua, nel livello dei mari, nella criosfera, in alcuni eventi estremi e nella acidificazione oceanica. Molti di questi cambiamenti persisteranno per molti secoli”.

Aumenteranno, quindi, i fenomeni climatici estremi e lo scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci artici, a cui consegue l’innalzamento del livello medio degli oceani. Quest’ultimo è già aumentato di 19 cm tra il 1901 e il 2010 ed è risaputo che molti territori sono già stati invasi dall’acqua marina, che ha messo a repentaglio la vita e l’economia delle popolazioni residenti.


Oltre all’innalzamento degli oceani, l’aumento di gas serra in atmosfera provoca anche una variazione del chimismo delle acque e della sua temperatura, a svantaggio degli ecosistemi marini. Le barriere coralline, equiparabili alle foreste tropicali terrestri in quanto a biodiversità, stanno regredendo in maniera preoccupante e i loro coralli stanno letteralmente sbiancando. Molte specie polari, come l’orso bianco, soffrono la riduzione della superficie ghiacciata e spesso annegano o si spingono nei continenti sottostanti dando luogo a ibridazioni con le specie più vicine.

(foto fonte web)

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Ma l’aumento dell’effetto serra non è da intendere solo come aumento delle temperature. La Terra è un insieme di componenti biotiche e abiotiche che interagiscono tra di loro e, spesso, non è facile prevederne l’andamento in relazione ai mutamenti climatici. Così, in molte zone le precipitazioni sono aumentate, mentre in altre la siccità è diventata più frequente e più pressante.

Nel rapporto scientifico sono presenti anche ipotesi su possibili scenari futuri. La temperatura media della Terra dovrebbe aumentare da 0,3 a 4,8°C entro il 2100, causando un graduale innalzamento del mare compreso tra 26 e 82 cm (determinando la scomparsa di intere isole e la perdita di ampi territori costieri e fertili).

Il contrasto tra aree piovose e aree secche aumenterà ulteriormente e l’aumento della temperatura oceanica interesserà anche gli strati profondi, provocando cambiamenti nella circolazione oceanica. I ghiacci continueranno ad arretrare in maniera consistente, con una riduzione compresa tra il 15 e il 55% per lo scenario RCP2.6 e tra il 35 e l’85% per lo scenario RCP8.5.

Il futuro, dunque, non è affatto roseo e più che mai è necessario attuare provvedimenti politici globali che riducano sensibilmente le emissioni di gas serra. Come espresso nel report dell’Onu del 2007, questi provvedimenti non scongiurerebbero del tutto i cambiamenti climatici futuri: “anche se le concentrazioni di gas serra venissero stabilizzate, il riscaldamento antropogenico e l’innalzamento del livello del mare continuerebbero per secoli a causa delle scale temporali associate ai processi climatici e ai feedback.”

Tali provvedimenti politici, però, contribuirebbero a ridimensionare il fenomeno e a donarci la speranza che si avveri lo scenario futuro più ottimista possibile.

Nel frattempo, l’anno prossimo usciranno altri due volumi dell’IPCC che ci aiuteranno a capire più a fondo il problema, uno relativo agli impatti del cambiamento climatico sui sistemi ambientali e sociali e l’altro sulle strategie di mitigazione da adottare.

Salvatore V. Riccobene

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