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Bling Ring, il mondo degli adolescenti difficili




(foto fonte web)

(foto fonte web)

“Bling Ring” è il film che, durante l’ultimo Festival di Cannes, ha aperto la sessione “Un certain regard”.

Realtà in scena

Ispirato ad un fatto di cronaca, il film narra di una gang di ragazzi americani: Marc, Rebecca, Nicki e Sam, che, in più di un’occasione, svaligiano le ville di alcuni tra i personaggi del jet set approfittando della loro assenza; la villa di Paris Hilton che vediamo nel film è quella vera.

La traduzione di “Bling Ring” potrebbe essere la “banda della bigiotteria” ed infatti, oltre ad i Rolex ed alle borse di valore, viene sottratta anche tanta paccottiglia.

Non va sempre di lusso, è il caso di dirlo, ai nostri protagonisti che, traditi dalla registrazione delle telecamere, finiscono in galera.

Ci troviamo di fronte ad un problema sociale, e oserei dire sociologico, che va oltre al reato del furto, che è esso stesso un reato.

Adolescenti



Ancora una volta, la figlia del regista de Il Padrino, rivolge l’attenzione agli adolescenti.
I protagonisti del lungometraggio sono ragazzi di famiglie benestanti e quindi non rubano perché hanno bisogno, piuttosto vogliono somigliare il più possibile ai simboli dei nostri tempi; purtroppo non si tratta sempre di simboli positivi, come il film ci mostra nel finale quando in tribunale, oltre a Rebecca, vediamo la vera Lindsay Lohan, più volte protagonista di fatti di droga e guida in stato di ebbrezza.

È pur vero che le rapine nelle abitazioni dei vip non hanno un’unica connotazione geografica; di recente abbiamo letto che anche nostri personaggi famosi hanno subito una sorte simile e che, come nel caso di Lina Sastri, il furto è andato oltre il valore economico della cosa rubata; infatti, alla famosa attrice napoletana è stato sottratto un autografo di Eduardo De Filippo.

Significato

Il film invita coloro che appartengono alla generazione di chi scrive a riflettere sulla responsabilità nei confronti degli adolescenti sempre più interessati all’apparire e condizionati dai social network.

Inquieta la battuta di congedo del film, affidata all’unica attrice famosa di tutto il cast; quell’Emma Watson che, abbandonati i panni dell’Hermione in Harry Potter, con fare arrogante invita coloro che abbiano voglia di conoscere meglio la vicenda, di visitare il suo sito internet.

Insomma, un’atmosfera ben diversa e molto meno dolce di quella che Sofia Coppola ci aveva regalato in Lost in translation.

di Virginia Cerrone

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