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Il “diario del Joker” sarà mostrato in una puntata della nota docuserie tedesca “Too Young To Die”

Cinque anni fa, il 22 gennaio 2008, moriva improvvisamente in un lussuoso loft di New York – a soli 28 anni – Heath Ledger, attore e regista australiano. La notizia della sua morte, apparentemente provocata da un’accidentale overdose da farmaci, fu un evento che sconvolse l’intera Hollywood, capace di fare il giro del mondo in pochi minuti. In occasione della ricorrenza, lo scorso 31 maggio la serie tedesca di documentari “Too Young to Die” ha annunciato che verrà trasmessa una puntata dedicata proprio all’attore di Perth, partendo dalla lettura del suo “Diario del Joker”.

La preparazione del ruolo della vita

Al momento della sua prematura scomparsa, Heath Ledger era all’apice della sua carriera. Reduce dal successo de “I segreti di Brokeback Mountain” (2005), era universalmente considerato uno degli attori più promettenti della nuova gioventù di Hollywood. L’attore australiano era noto anche per la certosina preparazione dei suoi personaggi, e per la passione che metteva nell’indagare a fondo la loro personalità.

Per il ruolo di Joker nel film di Christopher NolanThe Dark Knight – Il Cavaliere Oscuro”, Ledger si preparò in maniera quasi maniacale, tanto da compilare un diario (soprannominato il “Diario del Joker”) in cui aveva raccolto materiali e appunti per interpretare al meglio l’iconico villain di Batman.

Il diario conteneva tavole classiche di Batman, immagini di “Arancia Meccanica”, carte da gioco con i Joker, e vecchie immagini di clown del circo. Secondo le stesse dichiarazioni fatte allora da Ledger, l’attore «trascorse settimane di preparazione isolato in una stanza d’albergo, tenendo un diario in cui annotava il suo lavoro e sperimentando con le voci – era importante trovare una voce e una risata iconiche».

Il risultato fu il miglior Joker che si ricorda dai tempi di Burton, «uno psicopatico senza coscienza delle sue azioni, un sociopatico assoluto, un assassino di massa a sangue freddo». Un villain con “zero empatia”, tanto da fargli vincere agli Oscar 2009 il premio postumo per il migliore attore non protagonista.

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L’inquietante premonizione di Jack Nicholson

La ricorrenza della scomparsa di Heath Ledger ha risollevato il caso della vicenda della sua morte, portando alla luce dei dettagli inquietanti. A quanto pare, all’epoca della produzione de “Il Cavaliere Oscuro”, Jack Nicholson (ultimo attore ad aver indossato i panni di Joker, nel “Batman” di Tim Burton, 1989) aveva avvisato Ledger della pesantezza del ruolo di Joker. Quando, poi, in un’intervista successiva gli fu chiesta un’opinione circa il tragico trapasso del giovane attore, Nicholson rispose ambiguamente solo con un “io gliel’avevo detto”.

In effetti, in un’intervista al New York Times fatta durante le riprese di “The Dark Knight”, Ledger descrisse l’interpretazione di Joker come un evento estenuante, fisicamente e mentalmente, che lo stava rendendo incapace di riposare. E’ quindi forse a questo che va ricondotto l’abuso di pillole per dormire, da cui il sospetto di morte per overdose.

A conferma di ciò, c’è il fatto che al momento del suo ritrovamento, furono scoperte vicino al corpo nudo dell’attore delle pillole di ansiolitici e sonniferi, e il fatto che la famiglia Ledger abbia fin dall’inizio negato fortemente l’ipotesi del suicidio.

Joker come simbolo del male

Con il suo carattere dark ed estremamente crudele, il Joker portato sullo schermo da Heath Ledger è stato capace come pochi altri personaggi nella storia del cinema di affascinare un’intera generazione. Il suo modo d’essere, e il suo messaggio di folle ribellione, sono riusciti a esercitare sul grande pubblico un potere tanto forte quanto pericoloso, soprattutto per le menti più instabili.

A questo proposito, possiamo ricordare vari episodi di cronaca nera, ad esempio quando il 23 gennaio 2009, a un anno dalla morte di Ledger, a Dendermonde (Belgio) un ventenne con la faccia truccata di bianco, gli occhi neri e capelli tinti di rosso, entrò in un asilo col preciso intento di provocare un attacco isterico di massa, e finì per uccidere in pochi minuti una donna e due bambini al di sotto dei tre anni, ferendone altri 13.

Il ragazzo si chiamava Kim De Gelder, e, a quanto pare, era ossessionato dal film “Il Cavaliere Oscuro”, e con il suo gesto aveva l’intenzione di citare reverenzialmente il personaggio di Harvey Dent (meglio noto come Due Facce). Un altro caso simile si verificò sempre nel 2009 negli States: Christopher Lanum, soldato dell’esercito sospettato dell’accoltellamento di un altro soldato poche ore prima, venne ucciso mentre brandiva un fucile carico contro la polizia.

A quanto pare, anche lui avrebbe sofferto di un’idolatrazione smisurata per il Joker. In un altro caso, questa volta nel 2010 in Irlanda, un uomo di nome Christopher Clancey, ha dato fuoco a una scuola vestito con abili simili a quelli che indossava Heath Ledger nel film.

Si possono trarre diverse conclusioni da queste storie. Prima su tutte, il fatto che, se, come nel caso di Heath Ledger, una persona inizia a comunicare con un demone, sia esso reale o solo nella sua testa, è difficile che non vi siano ripercussioni. Il Joker di Ledger, per quanto personaggio fittizio, rimane indimenticabile perché simbolo più che mai di un male nascosto in ciascuno di noi e radicato nella società civilizzata.

È come se la follia di cui quel demone è capace stia prepotentemente rivendicando il suo posto nel mondo moderno perché oggi come oggi il pragmatismo non è più sufficiente. È forse questo il vero male del nostro tempo. Morte. Isteria di massa. Questo è il potere di Joker, questo è il potere della follia.

di Chiara De Angelis

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