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Superata un’altra ben pubblicizzata fine del mondo, è tempo di passare le feste in famiglia. Il nostro contributo a questo clima di armonia e gioia è, ovviamente, quello di parlare di una persona passata a miglior vita senza il lusso della ‘regola dei tre giorni’, in questo caso esattamente il giorno di Natale.

La caratteristica più grande della persona che ricordiamo oggi è sempre stata quella di saper portare il sorriso sulla bocca di tutti. Trattasi infatti di Charlie Chaplin. La sua storia è quanto mai adatta per questo periodo, nel quale è usuale raccontare di vite che a volte hanno un lieto fine.

La vita
Nato a Londra nel 1889 in una famiglia povera con un padre scomparso poco dopo la sua nascita, Chaplin si barcamenò tra diversi lavori per sopravvivere senza però mai perdere di vista il precoce sogno di diventare un attore, derivatogli dalla madre Hannah, alla quale toccò purtroppo la triste sorte dell’insania. Dopo le vicissitudini dell’infanzia e dell’adolescenza, alle quali si aggiunse la sua prima parte importante in una rappresentazione di Sherlock Holmes, il fato del giovane Charlie cambiò nel 1908.

Dietro raccomandazione del fratello maggiore Sidney Chaplin, venne annoverato nei ranghi della rinomata compagnia teatrale di Fred Karno e partecipò con essa a un tour negli Stati Uniti. Fu così che il talento e la persona di Chaplin vennero introdotti al pubblico e soprattutto alla crescente industria cinematografica statunitense.

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Firmato un contratto con la Keystone nel 1913, il suo debutto fu nel 1914 con il film ‘Making a Living’ e nello stesso anno – col secondo film, Kid Auto Races at Venice – crea il personaggio che resterà il suo biglietto da visita e uno dei più iconici della storia del cinema, con la sua bombetta, i suoi baffi e le scarpe più grandi di varie misure: the Tramp, conosciuto anche come Charlot.

Il successo del personaggio fu tale che a Chaplin fu consentito di dirigere tutti i film della Keystone nei quali appariva come attore. In pochi anni diventò un beniamino del cinema americano e una delle persone più pagate del mondo a soli 26 anni. Tuttavia, seppure Chaplin collezionò un grande numero di successi a livello professionale, la sua vita privata non fu particolarmente felice.

Al livello familiare e sentimentale, l’attore si portò sulle spalle una serie di matrimoni falliti o nei quali era stato costretto, prima di trovare la sua compagna di vita in Oona O’Neill. Nel suo divorzio da Lita Grey, gli avvocati della giovane attrice compilarono un documento di 52 pagine che ‘casualmente’ venne diffuso alla stampa. Nel suddetto erano contenuti dettagli scabrosi e diffamanti, e la carriera di Chaplin si salvò solo grazie ai suoi devoti fan.

L’esilio
Il torto più grosso che si fece all’attore fu il suo esilio. La salita al potere dei vari regimi totalitari negli anni ’30 disturbò profondamente Chaplin, al punto da renderli il tema del suo successivo film, ‘The Great Dictator’, da noi conosciuto come ‘Il Grande Dittatore’. Un grande successo di pubblico e di critica, viene ciononostante identificato come l’inizio del declino per l’attore, visto che fu da lì impossibile separare la sua figura dalle sue convinzioni politiche di taglio liberale, fino a farlo diventare uno delle tante vittime del mondo dello spettacolo nella caccia ai comunisti perseguita dal governo statunitense.

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Nel 1952 si recò a Londra per la prima del suo prossimo film, e non gli fu permesso di rientrare negli Usa. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in Svizzera a progettare e perfezionare nuove versioni dei suoi film tra i vari sempre più sparuti progetti, prima di spegnersi nel 1977. E tuttavia, neanche nella morte gli fu concesso di essere in pace.

In un evento che definire scabroso è poco, il suo feretro fu trafugato da due malviventi che chiesero poi un riscatto alla vedova di Chaplin, che lei rifiutò di pagare. Venne poi recuperato e i profanatori di tombe catturati, non prima che i due, di nome Wardas e Ganev, facessero delle minacce ai figli della coppia pur di ottenere l’agognato denaro.

Una vita travagliata davvero, quella di Chaplin, al punto da identificarsi nel ‘Barbablù’ da lui interpretato in Monsieur Verdoux piuttosto che in Charlot. E nonostante ciò, Chaplin non ha mai perso il prorpio dono. Anche interpretando un dittatore o un assassino, non ha mai smesso di farci ridere, neanche oggi, a trentacinque anni dalla sua scomparsa.

di Simone Simeone

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