magliana
(foto fonte web)

 

Da un incendio la scoperta di scheletri ancora in cerca d’identità

Nel mese di luglio a Roma, come in ogni anfratto dello stivale italiano che sfugge all’ombra, il caldo impazza, soffoca e brucia. L’estate del 2007 è ricordata tra le più calde degli ultimi anni. Il 26 luglio dello stesso anno, nel quartiere Magliana un incendio divampa apparentemente come tanti altri nel periodo, soliti prender vita anche dal nulla, tra le sterpaglie. Questo è ciò che, forse erroneamente, credono anche i vigili del fuoco chiamati ad intervenire sul posto.

Il primo rinvenimento

I palazzoni del quartiere fanno da cornice allo spettacolo di fuoco. In via della Pascaglia si sentono solo le voci dei pompieri; si lavoro in un inferno torrido mentre ogni minuto è prezioso per limitare i danni. Nonostante si avranno ben presto prove della dolosità dell’evento, tutto sembra procedere per il verso giusto, quando uno degli uomini impegnati nell’intervento, viene distratto da un vecchio marsupio in terra nei pressi del luogo d’azione.

Si intravede un portafoglio con una carta d’identità consumata e un mazzo di chiavi. Pochi attimi, alcuni passi, un’occhiata ed ecco che quella strana sensazione alla vista del marsupio si colora di nero.

Solitamente i mosaici sono composizioni pittoriche ottenute mediante l’utilizzo di frammenti di materiali di diversa natura e colore: pietra, vetro o conchiglie; la composizione che si presenta agli occhi dell’uomo ha qualcosa che la rende diversa dalle più classiche opere antiche bizantine. Le sue piccole tessere son  fatte di ossa e di inquietanti interrogativi.

Un grosso teschio e altre parti, tutte umane, adagiate tra l’erba, disposte perfettamente cosi da formare un apparato scheletrico completo.

Di chi sono quelle ossa?

Vengono subito avviate le indagini partendo dalle denunce di scomparsa. Tra queste  vi è quella della famiglia di Libero Ricci, uscito da casa quattro anni prima, la mattina del 31 ottobre 2003, in possesso dei documenti e delle chiavi di casa e mai più rientrato; di lui si interessarono anche alcune trasmissioni televisive.

Come tante altre mattine la solita passeggiata e poi più nulla. Per accertare se quel corpo e quel marsupio appartengono al pensionato la polizia proverà ad usare quella chiave rinvenuta sul posto per aprire la porta di casa Ricci. La chiave entra nella serratura, riesce ad aprire quella porta e contestualmente sembra chiudere l’intera storia.

Ma c’è uno strano dubbio a cui non si riesce a dare una spiegazione plausibile, lasciando inquirenti e familiari in una strana atmosfera di confusione. I documenti sono del signor Ricci ma i vestiti ritrovati accanto allo scheletro non sono assolutamente gli abiti indossati dall’anziano pensionato il giorno della scomparsa; sono passati tanti anni, la memoria potrebbe fare scherzi, ma la famiglia ne è umilmente certa.

Qualcosa non torna. La triste rassegnazione dei parenti accompagna le indagini che dunque proseguono; estremo tentativo di dare maggior chiarezza  alla vicenda.

La scoperta incredibile

I risultati ottenuti dall’analisi del Dna sui campioni ossei eseguiti dall’Istituto di Medicina Legale di Roma e il laboratorio “Circe” del dipartimento di scienze ambientali di Caserta, portano alla luce, a distanza di anni un mistero difficile da credere; le piccole tessere riempiono gli spazi vuoti cominciando a delineare uno schizzo di questa storia malsana.

La scoperta incredibile: il teschio e la spina dorsale appartengono ad una donna tra i 45 e i 55 anni, deceduta tra il 2002 e il 2006. Tutte le altre ossa appartengono ad una donna , tra i 20 e i 35 anni, morta tra il 1992 e il 1998, ad un’altra donna, tra i 35 e i 45 anni, morta tra il 1995 e il 2000 e a due uomini rispettivamente tra i 40 e i 50 anni e tra i 25 e i 40 anni, morti tra il 2002 e il 2006 e tra il 1986 e il 1989.

Lo scheletro così diligentemente ricomposto, chissà da quanto tempo, in quel luogo per nulla isolato, non appartiene a Libero Ricci; di lui non si avrebbero tracce se non vi fosse la scoperta nella scoperta; l’ennesimo elemento a confondere ancor di più questo rebus. Alcune delle ossa analizzate apparterrebbero ad una donna che ha lo stesso codice genetico della madre di Libero Ricci, la signora Rebecca Moscato deceduta nel 1987.

Omicidio

I Tasselli raccolti costringono la Procura ad aprire un fascicolo a carico di ignoti; ipotesi d’accusa omicidio volontario e occultamento di cadavere. Gli inquirenti lavorando ormai da tempo al caso sono riusciti anche a tracciare il profilo di un possibile offender: tra i quaranta e i cinquant’anni, statura media, ottimo livello culturale e ampia conoscenza dell’anatomia umana.

Le domande oggi nascono spontanee: come sono morte queste persone? Chi sono? Chi ha portato i loro resti in quel luogo? Cosa lega queste ossa ma soprattutto, qual è il ruolo di Libero Ricci in questo intricato enigma?

Sono ancora tante le tessere da inserire, ma siamo certi che presto il mosaico sarà completo e gli interrogativi troveranno risposta.

 

di Alberto Bonomo

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