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Inauguriamo il nuovo anno parlando di una persona che ha ricevuto un gran numero di calze e forse un pizzico carbone, in un periodo in cui quello dolce non era ancora stato inventato. Italo-americano di discendenza, oggi ci ritroviamo a parlare di Dino Paul Crocetti, più conosciuto col nome d’arte Dean Martin.

Il futuro ‘King of Cool’ nacque il 7 Giugno 1917 in Ohio da un padre di Pescara e da una madre con antenati napoletani e siciliani, col risultato che prima di cominciare ad andare a scuola, sapeva parlare solamente italiano. Questo pesò enormemente sul suo successivo studio dell’inglese, diventando oggetto di scherno dei suoi compagni per la sua frammentata pronuncia.

Eventualmente abbandonati gli studi, si buttò in un grande numero di lavori, dal boxer al dealer di blackjack. Seppur la carriera di boxer gli desse soddisfazioni -oltre ad un gran numero di ferite-, Dean eventualmente vi rinunciò. Agli inizi degli anni ‘40, cominciò ad esibirsi come cantante in varie bands prima di sviluppare un suo stile personale, ma era tuttavia lontano dal successo che allo stesso tempo stava mietendo Frank Sinatra.

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La fama e l’affermazione arrivò soltanto nel 1946 quando incontrò a New York il comico Jerry Lewis, formando con lui un duo comico-musicale di grande successo, in cui Martin cercava di cantare il suo pezzo solo per essere disturbato da Lewis, fino al punto di rottura nel quale il cantante cominciava ad inseguire il comico infuriato. Il loro successo fu tale da fargli fare il salto nel piccolo schermo, poi in radio -nel 1948- e finalmente approdare al cinema nel 1949 con la Paramount.

La loro coppia ed il successo ad esso legata durò fino al 1956, quando l’attrito tra i due a causa dell’insofferenza e della sempre più profonda insoddisfazione di Martin portò allo scioglimento del duo, e all’inizio della carriera da ‘solista’ dell’artista. Martin fu protagonista di pellicole come Rio Bravo ed eventualmente si ritrovò assieme a vari colleghi -tra cui Frank Sinatra- a formare la nuova incarnazione post-Humprey Bogart del leggendario Rat Pack.

Al gruppo si deve, tra le altre cose, l’originale Ocean’s 11 a cui si rifà l’omonimo film e i seguiti della coppia George Clooney/Brad Pitt-. La città intera si riempiva per la speranza di vedere le loro esibizioni, in particolare quelle del trio formato da Martin, Sinatra e Sammy Davis. Particolare fu la loro attenzione per i diritti civili: i tre si rifiutavano di esibirsi in locali che precludessero l’accesso agli afro-americani e/o agli ebrei.

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Il successo di Dean Martin continuò a crescere, anche e soprattutto grazie al suo ritorno nel piccolo schermo ed il suo omonimo show personale -storiche diventarono le sue strigliate a personaggi famosi-, al punto che col passare degli anni e una situazione finanziaria sempre più stabile, Martin non ebbe più bisogno di esibirsi, recitare o incidere dischi con la stessa frequenza di prima. La sua ultima performance come attore ed il suo ultimo disco inciso risalgono al 1985. Si spense il 25 Dicembre -come Charlie Chaplin- del 1995, a 78 anni.

L’unica macchia sulla vita dell’artista sono forse i suoi legami con la mafia -la star negò la loro esistenza fino alla morte-, a cui era legato dagli inizi della sua carriera a Chicago. In un legame di scambi di favori, la malavita gli trovava più serate in cui cantare in cambio di performance su richiesta a shows da loro organizzati.

Durante le indagini fatte in merito, è saltato fuori anche un possibile piano per attentare alla sua vita. Sembra infatti che Dean Martin non fosse ‘grato’ alla mafia per i favori a lui fatti. La star non fu mai trovato invischiato in niente più di piccoli favori fatti ai vari ‘mob bosses’, ma è tuttavia un lato della sua vita a cui non è mai riuscito a sfuggire, pur volendo. Se difatti le sue ‘colpe’ non sono state così gravi, ciò che più lo spronava era la vergogna di tali associazioni.

Un sentimento che possiamo rispettare, se non comprendere appieno.

di Simone Simeone

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