(foto fonte web)
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“Un ritorno alle origini” potremmo definire la scelta del noto scrittore Carlo Lucarelli  di scrivere un libro ambientato nella sua città natale, Bologna.

A tredici anni di distanza dall’ultima sfida, la poliziotta Grazia Negro si imbatte nell’affannosa cattura, trai portici bolognesi, di un barbaro assassino. In realtà Lucarelli pone l’attenzione su un sentimento ormai troppo diffuso, la rabbia che diventa la protagonista indiscussa di questo giallo avente un’importante matrice sociale.

Perché un giallo di rabbia?

Lo scrittore, nel presentare il romanzo dal titolo “Il sogno di volare”, spiega in che modo osservare l’atteggiamento rabbioso della società odierna sia servito da input alla sua straordinaria penna. L’odio è un sentimento che si respira nell’aria, lo si avverte nei piccoli attimi di quotidianità, quando per esempio ci si trova imbottigliati nel traffico e purtroppo è ancora più pesante da sopportare quando accadono fatti di rilevanza internazionale. Una delle scene chiave è nata sotto il triste episodio dell’uomo che ha sparato all’impazzata davanti Monte Citorio, un evento che spinge Lucarelli a «capire questo sentimento dominante che non porta da nessuna parte, ma è così pieno, ricco».

Lucarelli si definisce come un uomo dall’indole innocua, mite eppure non ritiene di essere immune ad alcuni pensieri violenti, in alcune circostanze anche semplicemente limitarsi a pensare di sfogare un torto subito con un pugno o uno schiaffo, rappresenta nel meccanismo perverso della mente umana, una sorta di «orgasmo mentale, adrenalina». La rabbia  genera un senso di forza che affascina.

L’autore del romanzo ritiene che sia un errore ormai troppo comune quello di canalizzare questo genere di sentimenti negativi unicamente nella politica, che probabilmente avrà la colpa di non fare abbastanza ma non è da interpretare come la genesi di ogni male. Se una nazione non progredisce è colpa di tanti fattori, dell’economia della finanza, delle mafie.

Bologna, una città dimenticata

Inevitabilmente ci si chiede che ruolo riveste in questa miscela di sentimenti poco fieri la città di Bologna, scelta come cornice, come sfondo di storie noir.  Una città “usa e getta” che tutti visitano, magari ci vivono un po’ ma poi l’abbandonano a suo destino. È diffusa a convinzione che Bologna sia peggiorata, secondo l’autore è semplicemente stata dimenticata.

Se questa città resta statica imprigionata nei suoi drammi, i protagonisti dei gialli di Lucarelli  cambiano nel tempo. La poliziotta Grazia Negro, passati questi tredici anni si dimostra combattuta tra la scelta di proseguire la carriera o diventare madre. Resta però una costante il suo temperamento scettico e razionale, che la porta sempre a scoprire il colpevole e mai a chiedersi il perché. Un atteggiamento questo, non condiviso dallo scrittore che mai si sottrae dal compiere un’analisi psicologico-sociale di ciò che scrive.

Assodato che a rivestire il ruolo da protagonista in questo ultimo romanzo sia la rabbia,  è opportuno seguire l’autore nella sua interpretazione in chiave moderna di questo sentimento, che si diffonde a macchia d’olio nella fitta rete del web. Sono in continua crescita esponenziale conversazioni minacciose consumate sui social network.

Divergenze di opinioni che in poco tempo scatenano liti furiose, anche le personalità più introverse acquistano sicurezza, sentendosi protetti da uno schermo. Il buon senso, la cortesia e la tolleranza diventano valori obsoleti che lasciano spazio al sentimento di gloria, alimentato dal consenso di chi, semplicemente attraverso un clic ci dimostra di essere d’accordo con noi. Diventa sempre di più una gara improntata in questa direzione che spinge verso un unico e triste traguardo, una società sempre più arrabbiata che probabilmente ha smesso di chiedersi il perché di tanta ira.

di Roberta della Torre 

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