(foto fonte web)
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“Forse il vocabolo fiction trova qui una delle massime espressioni proprio perché la genialità di Edgar Allan Poe, lo scrittore, sta nell’affidare al giovane Arthur Gordon Pym il resoconto di una vicenda che il signor Arthur Gordon Pym affida al signor Edgar Allan Poe (quello dentro il romanzo) per renderla, da un certo punto in avanti, credibile al grande pubblico. […]

Non si può dimenticare quanto sia cinematica la scrittura di Poe: oltre al già citato Stalker, con i suoi i flashback e i suoi flashforward nei primi capitoli, viene in mente il geniale Christopher Nolan di Memento, pellicola dell’anno 2000.

Come in quel film, all’inizio di questo libro c’è già tutto: i diversi punti di vista e una verità oggettiva che in qualche modo scaturisce da tutti i salti spaziotemporali imposti al ritmo narrativo. […]Arthur gioca con la (nostra) memoria, svuota la percezione del lettore e riempie di avvenimenti un diario che non avrebbe, altrimenti, alcuna importanza.

Eppure di avvenimenti ce ne saranno eccome. […] Come sempre Poe afferma negando. Afferma qualcosa di inafferrabile, ribadisce che solo alla fine il lettore comprenderà (senza ben ricordare dove) di avere varcato la fatidica soglia. Poe e Pym ci vogliono dire che stiamo per cambiare dimensione, perché tutto, forse, è…”

Dalla Postfazione di Davide Sapienza

Edgar Allan Poe

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