(foto fonte web)
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Sullo sperone carsico di Grignano sorge isolato il castello di Mirimare.

La costruzione dell’edificio avvenne il primo marzo del 1856, dopo l’acquisto di numerosi ettari limitrofi. Dopo quattro anni il pianoterra dell’edificio furono abitati dai nobili residenti, Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio, nonostante fosse ancora in fase di allestimento, ma la vita regale del castello durò per pochi anni.

La progettazione del parco circostante fu ad opera di Carl Junker, mentre la parte botanica fu progettata dal Josef Laube e in seguito da Anton Jelinek. La lavorazione a tale area (circa 22 ettari) non fu così semplice, in quanto era priva di ogni forma di vegetazione, per tale motivo ci fu la necessità di importare numerosi quantitativi di terreno dalla Stiria e dalla Carizia.

Furono importati anche essenze arboree e arbustive perlopiù di origine extraeuropea. Molte delle piante furono pervenute dal monarca stesso, durante la sua carica come imperatore in Messico, durante le guerre napoleoniche. (dove morirà fucilato nel 1867) È strutturato in una zona est, sistemata “a bosco”, con alberi alteranti a spazi erbosi, sentieri e gazebi e una zona ovest, quella più protetta dai forti venti, dove abbiamo una disposizione più geometrica della vegetazione, classico giardino all’italiana.

Il parco è fortezza di piccole opere d’arte, come le sculture prodotte dalla ditta berlinese Moritz Geiss; la “casetta svizzera” ai margini del “Lago dei cigni”; il piccolo piazzale con i cannoni donati da Leopoldo I re dei Belgi; la cappella di San Canciano. L’edificio è stato progettato dall’ingegnere austriaco Carl Junker, e come voleva lo stile eclettico dell’epoca presenta vari temi architettonici dal gotico al rinascimentale, fino al medievale. Stili discordanti che non contrastano l’unità dell’edificio.

Gli interni sono caratterizzati da stemmi, e da tappezzerie dove il colore prevalente è il rosso, come simbolo della nobiltà di appartenenza. l’esposizione del castello alla luce avviene solo nella parte che affaccia al mare, caratteristica dalla quale ha ereditato il nome.

Un’altra struttura molto importante è il castelletto definito anche piccolo “Gartenhaus”, imitazione in scala del castello madre, che divenne negli anni 30 del 1900 un museo aperto al pubblico, dove c’era la possibilità di ammirare gli arredi non inclusi nel suo appartamento, oggi invece ospita la sede della Direzione della Riserva Naturale Marina di Miramare.

Il castello diventa sede di vari passaggi di proprietà e di vari ruoli storici dopo il 1967, dai soggiorni per brevi periodi della famiglia reale Asburgo, e imperatrici d’Austria. Nel 1943 è riconfermato come proprietà demaniale, e pertanto è disposto a lavori di restauro a cura della locale Soprintendenza e attraverso le documentazioni grafiche e di foto d’epoca si ricostruiscono le decorazioni a legno nelle stanze e si ricollocano mobili, suppellettili, quadri e tappezzerie.

Ma solo nel 1955 il Parco viene riaperto al pubblico, con l’inaugurazione del museo, oggi denominato ufficialmente “Museo Storico del Castello di Miramare”, affidato alla “Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Friuli Venezia Giulia”.

Ma il castello è intriso di leggende e maledizioni che ne hanno fatto veci nel passato.

Si racconta che dopo la morte del monarca nel 1867, Carlotta abbia perso la ragione, questo fu l’evento che diede fama alla lunga maledizione, legando da inesorabilmente il castello alla morte. La leggenda condanna a morte prematura in terra straniera tutti coloro che dimorano in essa.

Dimostrazione di tale maledizione furono la morte del il Duca Amedeo d’Aosta che vi dimorò, morì prigioniero degli Inglese, del generale tedesco Friedrich Rainer, che vi abitò durante l’ultima guerra fu fucilato dai partigiani. La suggestione all’epoca era talmente forte tanto da convincere il generale americano che, durante il Governo Militare Alleato, a dormire i tenda!

Oggi invece il Castello è sede di numerose manifestazioni come quella della Settimana della cultura (14-22 aprile) dove si presenta il lato più nascosto: le cucine in ghisa e i forni in muratura «teatro – dice la presentazione – della frenetica attività quotidiana di cuochi, garzoni e cantinieri che fra il 1860 e il 1864 imbandirono la tavola di Massimiliano d’Asburgo».

Queste zone di servizio sono state salvaguardate da restauri che hanno permesso non solo la riscoperta di spazi originali ma anche la ricostruzione di come un tempo si svolgevano l’attività, svelando lo scopo di scale di servizio e di montacarichi, e come le cucine economiche di ghisa e i forni in muratura.

Ma è stato anche sede di protesta,nel mese di giugno, spegnendo le sue luci per far fronte alla riduzione dei fondi statali, voluto dalla Soprintendenza.

Continuerà comunque a illuminarsi per i visitatori durante il giorno, e continuerà ad illuminarli con le sue bellezze.

 di Ghirigori Avanzati

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