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La memoria è una funzione che viene utilizzata per immagazzinare i ricordi e trattenerli. Nei Vertebrati superiori la memoria si suddivide in relazione alla sua durata,  in breve e a lungo termine; la prima riguarda tutte quelle memorie che durano da pochi secondi ad alcuni minuti, mentre le memorie a lungo termine possono durare da giorni ad un intera vita.

Esiste anche un’altra categoria di memorie, le procedurali legate a capacità che dipendono dalle caratteristiche fisiche e come tali sono difficilmente accessibili alla coscienza, e le memorie semantiche che invece hanno la funzione di acquisire informazioni relative ad episodi, quindi sono strettamente correlate alla coscienza.

Le strutture della mente

Le aree cerebrali che svolgono un ruolo importante nel processo di memorizzazione appartengono al sistema limbico, così chiamato perché costituito da un insieme di strutture che creano una sorta di cerchio che si congiunge a livello del tronco dell’encefalo; si tratta di strutture implicate nei processi di memoria, nel comportamento e nelle emozioni.

All’interno del sistema limbico un ruolo importante è svolto dall’area  dell’ippocampo, che ha la funzione di mediare il consolidamento delle memorie di tipo procedurale, dette anche di working memory, anche se recentemente è stato ipotizzato un coinvolgimento dell’ippocampo insieme alle strutture corticali, nel modulare i ricordi e renderli accessibili alla mente.

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L’origine dei nostri ricordi   

Le esperienze che caratterizzano la vita di un individuo  non vengono ricordate tutte allo stesso modo e con la stessa intensità; esistono memorie che sono più facilmente accessibili alla nostra mente, ed altre che si ricordano con maggiore difficoltà. Diverse evidenze sperimentali sembrano dimostrare che il nostro cervello sia più semplificato nel ricordare eventi associati a sentimenti negativi, anziché ad esperienze positive.

Il segreto di questo bizzarro comportamento si trova a livello del processo di “consolidamento”, ossia di come le memorie vengono stabilizzate per essere successivamente rievocate; si pensa che nel caso di eventi particolarmente spiacevoli come avviene nel caso di stress post-traumatico, il processo di consolidamento sia più “forte”, ossia renda certi ricordi immediatamente stabili nella nostra mente, senza attraversare quella fase di “fragilità” che precede il consolidamento.

Riprogrammare la mente?

Uno studio recente dimostra che è possibile interferire con il consolidamento delle memorie, a prescindere se si tratti di eventi positivi o negativi. Alcuni ricordi appartenenti ad esempio ad una scena video osservata, possono essere dimenticati se si pongono delle domande durante la visione, che spostano l’attenzione del soggetto verso altri dettagli.

I soggetti di questo studio sono stati sottoposti a dei quiz in seguito alla proiezione di una scena, dove si richiedeva di descrivere alcuni dettagli dei protagonisti, se durante la videoproiezione venivano poste delle domande di interferenza, in seguito il soggetto non riusciva più a ricordare i dettagli originali.

Questo si verifica poichè si interpone un filtro di interferenza mentre il nostro cervello sta cercando di consolidare alcuni dettagli, in questo modo l’attenzione dei soggetto viene spostata su altri aspetti e le memorie conseguentemente saranno meno stabili.

Attraverso un meccanismo del tutto non invasivo, si potrebbe quindi pensare di riprogrammare la mente umana decidendo cosa memorizzare e cosa no. Dal punto di vista traslazionale questa applicazione potrebbe avere un forte riscontro soprattutto per tutti quei pazienti che soffrono di stress post-traumatico, si potrebbe pensare quindi di rendere meno stabili certi eventi negativi per migliorare la qualità della salute umana.

di Alessia De Felice

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