(foto fonte web)
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Mentre in Italia ancora si dovrà attendere per dare giustizia a Elisa Claps, dall’Inghilterra arrivano notizie che hanno il sapore di un finale forse scontato ma certamente auspicato: tramite rito abbreviato la Corte inglese ha deciso di infliggere il massimo della pena a Danilo Restivo, imputato per il caso Heather Barnett, la sua vicina di casa uccisa il 12 novembre 2002 nel Bournemouth, nella regione di Dorset. Per il giudice, Restivo non ha attenuanti e non sussistono dubbi riguardo la sua colpevolezza. Nell’infliggere il gesto omicida, secondo la Corte, Restivo era perfettamente cosciente di quanto stava accadendo e dunque era consapevole di condannare i figli della donna a un’infanzia priva della loro madre, con tutto ciò che comporta nei disturbi della crescita.

La sentenza giunge come una stoccata decisiva nei confronti di Restivo, unico imputato per il caso Barnett e unico imputato per il caso Claps. Ma il processo svoltosi in Inghilterra porta con sé qualcosa che va oltre la “semplice” giurisprudenza; quanto avvenuto è come se sia uno squarcio nel concetto di tempo e di spazio. E’ come se Heather Barnett ed Elisa Claps fossero state per un attimo la stessa persona; come se ognuna avesse toccato con mano le sofferenze dell’altra e soprattutto come se i nove anni dalla morte di Heather Barnett non fossero mai passati e così come se i diciotto di Elisa non avessero scalfito nemmeno per un momento il dolore di una vita spezzata. In un’aula di tribunale queste storie si sono intrecciate e incarnate in un’unica persona, in un’unica condanna.

Il tempo sembra essere la parola-chiave che lega le vicende della Barnett e della Claps, lo stesso che si è finalmente sciolto nella commozione della città di Potenza, laddove dopo diciotto anni di sofferenza si è reso omaggio alla salma di Elisa; ma non nella stessa Chiesa della SS. Trinità dove il 17 marzo 2010 vennero ritrovati i poveri resti della sedicenne scomparsa il 12 settembre 1993: stavolta la Piazza Don Bosco ha ospitato la salma della ragazza per l’ultimo saluto. Per l’occasione, le famiglie di Potenza hanno esposto dai balconi lenzuoli bianchi.

L’unico a dominare ancora è il silenzio, lo stesso che nonostante la notizia della condanna inflitta a Danilo Restivo è forse l’unica arma utile a chiudere quel cerchio di voci e notizie che da quasi vent’anni avvelenano la vicenda Claps. Nel cimitero di Potenza riposa ora quel che resta del corpo di Elisa trovando finalmente la giusta dimora dopo aver passato anni nel sottotetto della chiesa della città. Ma se dal punto di vista umano un capitolo può finalmente definirsi chiuso, giuridicamente parlando il caso Claps è tutt’altro che vicino alla sua risoluzione. Nonostante il clamore delle notizie inglesi, non bisogna dimenticare che Danilo Restivo è certamente l’unico indagato ma con altrettanta certezza non era solo al momento della morte di Elisa.

Nel sottotetto della chiesa vennero ritrovate anche altre tracce di Dna oltre quelle di Restivo; e se ormai può apparire assodato che quest’ultimo abbia compiuto l’omicidio, altre ombre si celano nella vicenda: qualcuno era lì a guardare o addirittura potrebbe avere organizzato e ordinato che Elisa Claps venisse condotta nel sottotetto. Quante persone erano presenti al momento dell’omicidio? Qual è l’esatta dinamica dei fatti? L’omicidio era stato organizzato oppure qualcuno ha perso la testa dando vita al gesto omicida? Per ora non è dato conoscere la risposta alle domande poste. Dall’Inghilterra, Danilo Restivo ha soltanto fatto presente che Elisa aveva sempre rifiutato qualsiasi approccio sessuale; ma con altrettanta convinzione egli giura di non aver commesso l’assassinio.

E allora le ombre tornano prepotenti sulla scena come in un gioco di maschere laddove solo una delle tre presunte è finita sulla scena, alla mercé della stampa italiana e inglese, unico protagonista di una morte finora ancora avvolta nel mistero. L’8 novembre, ancora una volta con il rito abbreviato, toccherà all’Italia e nello specifico alla magistratura di Salerno dare vita al primo processo italiano sul caso Claps. Ma nell’attesa di quel giorno, rimbombano più di ogni altra sentenza le parole del giudice inglese proferite contro Danilo Restivo: “Lei è un assassino freddo, depravato e calcolatore, che ha ucciso Heather come ha fatto con Elisa: Merita di stare in prigione per tutta la vita”.

 

di Pasquale Ragone   

(Articolo tratto dal settimanale “International Post”, 11.7.2011)

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