(foto fonte web)
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Un rapinatore gentiluomo appena evaso di galera e una bella poliziotta fanno conoscenza nel bagagliaio dell’auto di lei guidata dal complice di lui; e – pensate un po’ – si piacciono.

Il curioso thriller rosa che nel 1998 rilanciò la carriera di Steven Soderbergh, del quale si erano in pratica perse le tracce a quasi dieci anni dal clamoroso exploit all’esordio di “Sesso, bugie & Videotape”.

Sotto la patinata confezione di poliziesco convenzionale con un personaggio principale alla Cary Grant cucito su misura del neo-divo George Clooney, reduce dai trionfi televisivi di “E.R.”, è un film sostanzialmente classico ma minato all’interno dall’insana passione del regista per la destrutturazione in tutte le sue forme, da quella temporale (già da qualche anno prerogativa del neo-noir) a quella, più sottile e sfiziosa, tipicamente soderberghiana che consiste nel riscrivere la grammatica del genere ornandola con divagazioni, digressioni sul cinema anni ‘70, impagabili momenti black-slapstick (il ladro obeso e beota che si uccide inciampando su un gradino è una perla), schermaglie alla Billy Wilder (ottimo adattamento di Scott Frank ad un precedente romanzo di Elmore Leonard).

Perciò è gradevole per vari palati, compresi quelli degli esteti che potranno ammirare le rotondità di una J.Lo. ancora lungi dal diventare un’icona fashion. Ammantato di un fascino discretamente ammaliante che poi è quello, storico e inoffuscabile, di Hollywood stessa; memorabile scena d’amore Lopez-Clooney. Divertiti cammei di Michael Keaton e Samuel L. Jackson, non accreditati.

Out of Sight

(Steven Soderbergh, 1998)
genere: Thriller

http://cinema-scope.org/

recensione di Giuseppe Pastore

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