altriconfini_

“I mostri uccidono i bambini perché non possono soffrire il bambino che è in loro”.

La frase, pronunciata dal Prof. Francesco Bruno nel corso di una discussione accademica sul tema presso “La Sapienza” di Roma, può definirsi il concetto cardine verso il quale convergono attualmente gli studi sui cosiddetti “Mostri”. Negli ultimi anni l’attenzione mediatica sui crimini compiuti nei confronti dei bambini è cresciuta notevolmente, in proporzione al numero e alla loro gravità.

Fra i casi più clamorosi si ricorda la morte del piccolo Tommaso Onofri, bambino di appena diciotto mesi, rapito e ucciso il 2 marzo 2006. Per quell’omicidio è ancora oggi in carcere Mario Alessi, ritenuto l’assassino materiale. Le ragioni di quel gesto continuano a essere poco chiare nonostante siano passati già sei anni dal delitto.

Il bambino era stato portato via in seguito a un’irruzione in casa Onofri, dopo avere immobilizzato i genitori. Solo venti minuti dopo, stando alla testimonianza di Alessi, il bambino sarebbe stato ucciso per via del pianto che non accennava a placarsi.

Le ragioni di quel gesto sono oggetto di ampie discussioni accademiche: perché rapire e uccidere il piccolo Tommaso Onofri? La vicenda si rivela ancora più enigmatica se si considera che assieme a Mario Alessi hanno agito altre due persone, una delle quali una donna.

Si tratta di Antonella Conserva e Salvatore Raimondi. Il “disturbo di panico”, il “vissuto del Mostro”, “fattori scatenanti”: si tratta solo di alcune possibili spiegazioni di gesti così efferati, purtroppo tutt’altro che insoliti. Solo dodici anni prima della morte di Tommaso Onofri, un altro caso aveva scosso l’Italia.

Si tratta della vicenda di Tullio Brigida padre di tre bambini (Laura, tredici anni; Armandino, otto anni; Luciana, tre anni) da lui stesso uccisi con il monossido di carbonio dopo averli addormentati e chiusi in macchina.

In quel caso la ragione del gesto era stata dettata dagli scontri, talvolta violenti già in passato, con la ex moglie. La vicenda di Tullio Brigida ricorda senz’altro il caso più recente delle gemelline Shepp laddove il padre, poi suicidatosi, avrebbe ucciso le due bambine per strapparle definitivamente dalla madre.

Quella dell’aggressione nei confronti dei bambini è il tema dominante dell’analisi crimino-patologica affrontata negli ultimi giorni a “La Sapienza”, discussione spronata dalla pubblicazione di due testi (“Mostri uccisori di bambini”, di Francesco Bruno e Francesca Lonero; “Il disturbo di panico”, di Donatella Marazziti e Nicolò Renda).

altriconfini

Quelle citate sono le prime opere di un dibattito che nei prossimi tempi, specie in ambito accademico, porterà a un’analisi più intensa e dettagliata del fenomeno dei “Mostri”. Quest’ultimo affonda le proprie radici già nell’antica Roma in epoca pre-cristiana laddove l’Imperatore Tiberio utilizzava sessualmente i bambini e, in molti casi, questi venivano uccisi dopo l’atto.

La patologia mista alla crudeltà è probabilmente la spiegazione che maggiormente si avvicina alla verità dei fatti. In fin dei conti, Mostro significa “qualcosa di non mostrabile” così come definito nel corso del suddetto appuntamento accademico, e spezzare la vita di un bambino significa colpire al cuore quell’innocenza da egli rappresentata.

Si tratta quindi di un atto che colpisce l’altro ma che ha come obiettivo raggiungere quel “qualcosa” di puro e innocente che alberga nell’essere umano e che in qualche modo è stato distrutto negli anni precedenti. Nasce da qui la nuova strada che si intende percorrere, partendo dal vissuto del Mostro chiedendosi il “perché” di gesti che all’apparenza colpiscono a caso, senza un senso vero e proprio.

La comprensione del Mostro come fenomeno deve quindi partire dalla vita di quest’ultimo fino alla connessione con altre vite e altri episodi avvenuti (traumi, paure, ecc.). Probabilmente a questa discussione seguiranno risvolti giuridici in merito alla considerazione delle reali capacità di intendere e/o di volere del Mostro.

Il dato che però emerge già oggi è una rivisitazione del fenomeno, giungendo alla conclusione che in ciascuno esiste questo lato oscuro e che solo comprendendone le ragioni, partendo sin dalle origini del vissuto, sarà possibile conoscere e prevenire l’agire di Mostri e difendere il bambino, simbolo di una purezza e di un futuro continuamente attaccato e violentato.

di Pasquale Ragone

(Articolo tratto dal settimanale “International Post”, 28.5.2012)

Facebook Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published.