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Nelle ultime settimane c’è stata una nuova ondata europea di sentimento pro-animalista.

Da spot televisivi e radiofonici, a volontari che raccoglievano firme, questa nuova mobilitazione dei difensori dei diritti degli animali ha stavolta raggiunto un risultato storico. A partire da lunedì 11 marzo 2013, è stata infatti vietata in tutti i Paesi dell’Unione europea la sperimentazione di prodotti cosmetici sugli animali.

Un passo che però le varie associazioni considerano nient’altro che un checkpoint per il traguardo finale, che è la messa al bando della vivisezione. Il decreto è passato tra un acceso dibattito e gli interessi di vari individui e corporazioni, ma è difficile non dare il proprio completo appoggio a disegni legge che proteggono la vita degli animali. Nel corso della storia, abbondano i casi di straordinarie dimostrazioni di affetto e lealtà, soprattutto incentrate sul nostro ‘miglior amico’: il cane.

Forse il primo, grande protagonista canino fu Argo, il cane di Odisseo (o Ulisse se preferite).

Un segugio conosciuto per la sua velocità e la prontezza nella caccia, dopo vent’anni di negligenza a causa dei Proci si era ridotto ad uno spettro. E tuttavia il suo padrone, pur essendo nascosto, trasformato in vecchio dalla magia di una dea, viene riconosciuto e a salutato, spirando poco dopo. Odisseo non può neanche ricambiare questa sua lealtà -rischierebbe di essere riconosciuto-, se non con una singola lacrima.

La storia più famosa del mondo moderno, che ha per protagonista un cane e la sua lealtà, è sicuramente quella di Hachiko, un esemplare di Akita Inu diventato uno dei simboli del Giappone stesso, popolarizzato a livello mondiale da un blockbuster del 1987 di Seijiro Koyama ed un remake hollywoodiano del 2009 con Richard Gere. Adottato nel 1924 da Hidesaburo Ueno, un professore dell’Università di Tokyo, i due avevano un rituale quotidiano: incontrarsi alla fine della giornata di lavoro del professore alla stazione di Shibuya.

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Un rituale interrotto nel maggio del 1925, quando il professor Ueno morì in seguito ad un emorragia cerebrale. Ciononostante, Hachiko continuò a recarsi alla stazione ogni giorno per i seguenti nove anni. La vicenda venne seguita da uno degli studenti del professor Ueno, che pubblicò numerosi articoli sul’Akita durante gli anni. Nel 1932 la vicenda diventò di dominio nazionale, portando il cane a diventare un’icona leggendaria ed un esempio per l’intera nazione. Ogni anno, l’8 marzo -la data della morte di Hachiko-, si tiene una cerimonia celebrativa in sua memoria alla stazione di Shibuya.

Se la vicenda di Hachiko è la più nota, non è certo l’unica. Nel quotidiano sono innumerevoli le storie di tenerezza dei nostri cuccioli e quelle che salgono alla ribalta sono solo una piccola percentuale. Tra le più famose ce n’è anche una nostrana, che ha preso vita nella cittadina di Borgo San Lorenzo.

Nel 1941 un operaio di nome Carlo Soriani, tornando a casa dal lavoro, notò un cane meticcio che giaceva ferito sul ciglio della strada. Decise di portarlo a casa con lui e, di comune accordo con sua moglie, di adottarlo. Gli diedero il nome ‘Fido’. In un’abitudine simile a quella di Hachiko, Fido seguiva Carlo tutti i giorni fino alla fermata dell’autobus che l’avrebbe portato al lavoro, lo aspettava rimanendo nella piazza del paese, e una volta tornato il suo padrone si dirigevano insieme verso casa.

L’Italia era però nel pieno della Seconda Guerra Mondiale e la tragedia era dietro l’angolo. Il 30 dicembre del 1943 un bombardamento distrusse parte di Borgo San Lorenzo, colpendo tra le altre anche la fabbrica dove lavorava Soriani. Inutile dire che quella sera l’uomo non si ripresentò. Come Hachiko, anche Fido continuò a ripresentarsi nello stesso posto fino al giorno della sua morte, avvenuta il 9 giugno 1958. La sua storia fece il giro dell’Italia e del mondo, arrivando addirittura ad essere pubblicata nel Times nell’aprile del 1957.

Esempi come questo dovrebbero potenzialmente concludere i dibattiti sulla capacità o meno degli animali di provare emozioni. E tuttavia, vicende come la distruzione della prima statua dedicata a Fido da parte di alcuni vandali pochi mesi dopo la sua inaugurazione, continua a farci interrogare sul perché alcuni di noi non riescono a comprendere ed apprezzare quegli stessi sentimenti di affetto e lealtà.

di Simone Simeone

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