(fonte web)
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di Matteo De Santis

La sfida fra Obama e Romney infiamma la politica e la finanza: ecco come potrebbe mutare l’Occidente

E’ ora di scegliere il nuovo leader mondiale. Domani Altriconfini.it seguirà i passaggi cruciali delle elezioni Usa fornendo i dati volta per volta. Intanto negli Stati Uniti sale l’attesa per la sfida elettorale più importante del decennio, che potrebbe cambiare radicalmente i destini del mondo e in particolare dell’Occidente.

Barack Obama (presidente uscente) e Mitt Romney continuano a sfidarsi a colpi di video imbarazzanti e dichiarazioni dei redditi.
A pochi giorni dall’Election day è ardente la bagarre tra i due principali contendenti alla Casa Bianca. L’attuale crisi economica mondiale che ha colpito gli Stati Uniti d’America, anche se marginalmente rispetto al passato ed alle vicende che oggi riguardano la vita economica di alcuni Paesi europei, impone di porre l’attenzione a quelle che sono le politiche economiche dei due candidati presidenziali.

Saranno proprio le scelte di politica economica e fiscale a far cadere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, perché gli americani cercano e attendono delle risposte valide e decise all’interrogativo principale: quando tornerà quella crescita prosperosa che ha caratterizzato la storia degli Usa dalla grande Depressione del 1929 alla crisi dei mutui subprime?

Il presidente Barack Hussein Obama ha dalla sua l’aver resistito in modo egregio ad un momento storico molto difficile per gli Usa, in grado di affrontare degnamente una delle più gravi crisi economiche degli ultimi anni, grazie alla ricetta del cosiddetto piano di salvataggio.

Sin dal suo discorso durante la campagna elettorale del 2008, Obama ha mostrato una spiccata sensibilità per i problemi economici del suo Paese. Ha promesso che si sarebbe occupato delle dure condizioni di vita degli indigenti e lo ha fatto; durante il suo primo mandato ha inoltre presentato una politica economica di finance & development, nonché di sostegno e aiuto alle famiglie più numerose e povere.

Quali differenze fra i due candidati in politica economica?

Il piano di politica economica promosso da Obama prende il nome di ‘piano di sostegno’, proprio per via dei suoi propositi.
Consistente in 789 miliardi di dollari, il piano ha previsto e prevede tutt’ora di creare circa tre milioni e mezzo di posti di lavoro oltre che promuovere una serie di tagli fiscali per le famiglie in difficoltà e per le aziende.

In tal modo ha dato un segnale positivo al mondo del lavoro, abbassando il tasso di disoccupazione nazionale. Inoltre, la politica di Obama ha assegnato un bonus economico ai cittadini anziani, ai disabili e ai veterani di guerra.

Naturalmente il piano non ha tralasciato la regolamentazione dell’economia e il controllo dell’evasione fiscale, poiché erano i mezzi ritenuti essenziali per rimettere in sesto l’intera Nazione.

Obama ha dedicato parte della manovra economica al rimodernamento di strade, edifici pubblici e ponti; ha puntato molto sul miglioramento del sistema informatico americano e sull’obiettivo di mettere in piedi una politica ecologica, rendendo più severe le leggi sullo scarico di gas e altre sostanze.

Obama

Alla convention dei Democratici di Charlotte, a inizio settembre, Obama ha accettato ufficialmente la sua ricandidatura alla Casa Bianca e nel suo discorso ha invitato gli americani alla continuità e ad evitare inutili voli pindarici, per continuare sulla stessa linea politica il lungo cammino verso la completa uscita dalla situazione di crisi economica.

Più interessante e più sulla cresta dell’onda sono le vicende politiche dello sfidante repubblicano Mitt Romney, che deve districarsi tra richieste pressanti dell’opinione pubblica sulla situazione economica e finanziaria personale e su alcuni video in cui deride gli elettori americani.

Andando oltre questi argomenti marginali, ed entrando nel merito delle proposte di politica economica dell’ex governatore del Massachusetts, durante la Convention dei Repubblicani del 3 settembre scorso sono emerse quelle che potrebbero essere le nuove scelte economiche del Paese in caso di vittoria repubblicana.

Romney

Da buon politicante, Romney ha dedicato una parte rilevante del suo discorso alla sua dura esperienza nell’avviare un’impresa di successo, la Bain Capital, che investe nello start up e nella ristrutturazione di altre imprese, per accreditarsi come colui in grado di aiutare la ripresa economica americana e per dimostrarsi umanamente vicino ai tanti piccoli imprenditori americani in difficoltà per la crisi.

Il tutto condito di critiche a Obama per la sua totale assenza di esperienza in fatto di impresa, critica che si accompagna all’accusa di non aver saputo contribuire alla crescita dell’economia americana, che oggi conta più disoccupati, più poveri, più debito pubblico e più inflazione rispetto a quattro anni fa, quando Obama vinse le elezioni.

Gli Usa oggi

L’economia e l’occupazione sono il cuore dell’offerta politica di Romney, numerose sono le altre promesse presentate come funzionali a creare opportunità di lavoro: l’autosufficienza energetica entro il 2020, la riforma dell’istruzione primaria, la stipula di nuovi accordi commerciali internazionali, la riduzione di deficit e debito pubblico, il sostegno alle piccole imprese, persino la cancellazione della riforma sanitaria di Obama.

Opportunità e non posti di lavoro, perché il concetto di politica economica di Romney si fonda soprattutto sul valore del fare impresa e del correre il rischio, all’importanza di creare ricchezza piuttosto che alla sua redistribuzione.

In definitiva, mai come in questo contesto storico devastato dall’incertezza economica, spetta agli americani l’arduo compito di fare la scelta giusta per il futuro della propria Nazione, ovvero credere, per altri quattro anni, nella continuità del progetto Obama oppure osare il cambiamento di marcia proposto da Mitt Romney.

A poche ore dall’esito, i sondaggi accompagnano Barack verso una vittoria. Dopo il 6 novembre chissà quale strada intraprenderà la storia dell’Occidente.

 

 

 

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