(foto fonte web)
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E’ il 27 giugno 1980 e nei cieli di Ustica esplode un DC9 Itavia uccidendo ottantuno persone.

Da quel giorno la verità sulle cause della strage sono rimaste contorte fra le ritrovate lamiere dell’aereo di linea. Perché il DC9 è esploso e quali sono le responsabilità che si celano dietro la vicenda? Dopo più di trent’anni una risposta potrebbe venire a galla grazie al lavoro portato avanti dalla Procura di Roma, la quale ha chiesto alla Nato una rogatoria utile a capire quali aerei erano in volo la sera della tragedia (le ore 21.00 circa).

Spetta infatti alla Nato il compito di verificare quali aerei erano presenti nei cieli di Ustica quel 27 giugno 1980. Nel 1997, l’allora segretario generale della Nato (Javier Solana) aveva provveduto a chiudere la questione spiegando all’Italia che nessun aereo francese o di altra nazionalità era in volo ad Ustica nell’ora della tragedia. Ma la risposta non può rincuorare a ormai trentuno anni dalla strage. Urge una risposta ma quest’ultima dovrà passare lungo un sentiero stretto e tortuoso.

La prima difficoltà è quella di dover convincere i ventotto Paesi membri dell’Alleanza Atlantica ad accettare la rogatoria chiesta dall’Italia. Se anche un solo Paese dovesse rifiutare allora tutto verrebbe compromesso. La seconda difficoltà è invece ben più rilevante della prima e ha a che fare con gli storici interessi e giochi di potere a cui l’Italia da decenni è obbligata a sottostare.

Secondo la Procura di Roma esistono infatti sui rottami del DC9 i segni evidenti di alcuni aerei appartenenti all’“Armeé de l’air”, vale a dire di aerei utilizzati dall’Aeronautica francese. La rogatoria chiesta dall’Italia serve infatti a chiarire se effettivamente dai radar e dai vari sistemi informatici risulta che quella sera gli aerei francesi erano nella zona di Ustica. Se così fosse sarebbe naturale pensare che le scatole nere di quegli aerei sarebbero stati ancora in grado di definire con chiarezza cosa era accaduto il 27 giugno in quella fetta di cielo.

Curiosamente da una delle basi francesi in Corsica (dove gli aerei incriminati sarebbero tornati dopo aver volato nei cieli della tragedia) il resoconto degli aerei in volo quella sera ad Ustica era svanito nel nulla già all’epoca dei fatti. La questione si vestirebbe di gravità assoluta se dovessero risultare vere le responsabilità francesi considerando che Parigi ha sempre categoricamente negato che i suoi aerei erano a Ustica la sera incriminata.

Eppure, le ostinazioni della Francia e l’estrema difesa da parte della Nato nei confronti della posizione di quest’ultima non sarebbero una novità nel panorama internazionale. Per scoprire la verità su Ustica basterebbe rileggere le pagine della nostra storia recente e quella del ruolo italiano all’interno della politica estera degli ultimi sessant’anni per capire come tutto sia spiegabile, tutt’altro che un mistero. Nel 1980 sarebbe stato impensabile accusare l’Aeronautica francese di un fatto così grave come quello avvenuto il 27 giugno; e soprattutto sarebbe stato impensabile l’assunzione delle proprie responsabilità in merito.

La Francia, così come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono quei paesi che sin dalle origini della Nato detengono di fatto il potere di decidere le politiche dell’intera Alleanza Atlantica. Basti pensare che i tre Paesi costituivano il Comitato permanente che dalla fine degli anni ’50 in poi aveva la gestione delle organizzazioni clandestine in Occidente, come ad esempio Gladio; gli stessi Paesi sono quelli che hanno avuto un ruolo decisivo nella gestione delle principali risorse minerarie (petrolio compreso) all’interno del sistema occidentale che oggi è sotto i nostri occhi.

A questo va aggiunto che parlare del 1980 significa portare le lancette dell’orologio indietro di nove anni rispetto al crollo del muro di Berlino e quindi ancora in pieno “terrore rosso”, causa prima della copertura di tutti gli scandali internazionali occidentali laddove il sistema e la coesione dello stesso Occidente non dovevano presentare falle. In questo clima un aereo (linea Bologna-Palermo) con ottantuno persone a bordo esplode in volo nei cieli di Ustica e nessuno sembra esserne responsabile.

Trentuno anni dopo, per non perdere la faccia, “qualcuno” potrebbe decidere di prolungare ancora l’attesa per sapere la verità, forse per altri trent’anni o forse convindendosi che risolvere i misteri porta più benefici del protrarli.

di Pasquale Ragone

(Articolo tratto dal settimanale “International Post”, 4.7.2011)

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