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Tra raggiri e false testimonianze, tra corruzione e atti di sovversione, la storia di Publio Clodio Pulcro, assassinato brutalmente per strada

Quando Publio Clodio Pulcro decise di entrare in politica trovò l’ambiente ideale per sfruttare tutte le sue potenzialità, come un pesce che boccheggiando torna finalmente nell’amato ruscello.

Quelle del giovane Clodio apparvero chiare già durante il servizio militare: nel 73 a.C., non ancora ventenne, combatté contro Re Mitridate VI, che aveva invaso la provincia di Bitinia. Il comando delle legioni fu affidato al cognato di Clodio, Lucio Licinio Lucullo, che lo estromise dalle cariche più importanti a causa del suo carattere irascibile. Clodio allora, che riteneva di essere “primo fra tutti” (cit. Plutarco, Vite parallele. Lucullo, 34), riuscì a sfruttare il malcontento che covava tra i legionari per dar vita a un ammutinamento, che permise a Mitridate di tornare in possesso delle terre conquistate tempo prima dallo stesso Lucullo.

Il cursus honorum di Clodio proseguì a vele spiegate e nel 63 a.C., dopo una condotta non proprio encomiabile nella Gallia Narborense (dove secondo Cicerone si rese autore di diversi omicidi e crimini), prese parte alla congiura di Catilina. Cicerone difese Clodio evitandogli la condanna a morte, accorgendosi del proprio errore solo alcuni anni dopo, quando lo accusò ferocemente di aver preso parte attivamente alla congiura.

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Nel 61 a.C. venne eletto questore e non si fece sfuggire l’occasione di giacere con la moglie di Cesare; i due divennero amanti e il loro rapporto continuò per un breve periodo di tempo. Nonostante la sua condotta sempre ai limiti dell’etica, Clodio raggiunse una popolarità incredibile: un suo gesto avrebbe potuto creare disordini per giorni, visto che il popolo lo adorava.

Nel 58 a.C. diventò tribuno della plebe e grazie alla ristabilita amicizia con Cesare (che dopo il processo per incestus lo perdonò per avergli soffiato la moglie) poté dedicarsi a un’intensa attività legislativa, tuttavia di difficile giudizio: è infatti il nemico Cicerone che tramanda l’operato di Clodio, mettendone sempre in risalto i lati negativi. Nel 53 a.C. Clodio tenta la scalata alla pretura, candidandosi contro Milone. Le due fazioni ebbero scontri accesi prima solo verbali e poi anche fisici, tanto che i due candidati rischiarono più volte la morte.

A causa del clima violento le elezioni furono rinviate all’anno successivo, mettendo a dura prova le finanze di Milone. Il 17 gennaio del 52 a.C. Clodio si recò ad Ariccia, in quanto patronus del municipio. Sulla via del ritorno, scortato da schiavi e gladiatori armati, si imbatté proprio in Milone: lo scontro fu violentissimo e Clodio, che era in testa al corteo, si rifugiò in un’osteria per curare una ferita. Milone però lo vide e ordinò ai suoi uomini di andare a catturare l’acerrimo rivale, che venne pestato a sangue e lasciato a morire nel bel mezzo della strada.

Ovviamente la versione di Cicerone nell’orazione pro-Milone fu totalmente diversa, ma sulla sua attendibilità permangono parecchi dubbi.

Di Nicola Guarneri

 

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