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Burned Out, le ombre di Kurt Cobain


(fonte web)

(foto fonte web)

 

Nel bruciare, una stella si è ammantata di fumo

“It’s better to burn out than to fade away.” E’ meglio bruciare che appassire, scomparire lentamente.

Questa famosa strofa della canzone “Hey Hey, My My (Into the Black)” del canadese Neil Young è tristemente legata ad una delle morti più discusse del secolo scorso, al punto che molti pensano che sia una frase partorita dallo stesso defunto, Kurt Cobain, mentre invece l’ha apparentemente solo citata nella sua lettera d’addio.

Apparentemente perché, se sembra appropriato che una stella come il cantante dei Nirvana sia ‘bruciato’, ancora oggi non è chiaro chi abbia effettivamente appiccato il fuoco.

Storia di una rock-star

La storia di Cobain è forse quella che ha cementato lo stereotipo della rock-star tormentata nell’immaginario collettivo. Il cantante di Washington, ancora prima di ritrovarsi a dover affrontare problemi di droga, era afflitto da una mai identificata malattia cronica che gli causava continui dolori addominali e che lo ha eventualmente portato alla dipendenza dall’eroina, visto che i momenti in cui si trovava sotto l’effetto della droga erano gli unici durante i quali non aveva dolori.

L’eroina era tuttavia solo l’ultima delle droghe sperimentate dal cantate, in una spirale che lo ha portato a morire per un colpo di fucile a pompa alla testa il 5 aprile 1994, per poi venire ritrovato l’8 aprile successivo dall’elettricista Gary Smith nella sua casa di Lake Washington.

Il caso venne ufficialmente trattato e chiuso dalla polizia come un suicidio, visto la presenza di una lettera, il fatto che Kurt avesse già provato a suicidarsi una prima volta solo un mese prima a Roma mischiando champagne e forti dosi di Rohypnol e che avesse lasciato di nascosto il centro di riabilitazione nel quale si era trovato su insistenza della moglie Courtney Love.

Un caso torbido


Tuttavia, la sua morte non sarebbe diventata un simile caso se non ci fosse del torbido. L’altra diffusa teoria è che si sia trattato di un omicidio, e alcuni hanno anche ipotizzato che la cosa sia stata solo fatta passare per un suicidio, pensando quindi ad una cospirazione.

La persona che per prima espose la possibilità di un omicidio fu Tom Grant, un investigatore privato assoldato da Courtney Love dopo la fuga del cantante dal centro di riabilitazione.

Se è quanto meno assurdo che l’arma del delitto, il fucile, non venne analizzato dalla polizia se non un mese dopo il ritrovamento del cadavere del leader dei Nirvana, e c’è una discussione accesa ancora oggi sull’autenticità o meno della lettera di suicidio di Kurt, un dettaglio su tutti sembra supportare la tesi dell’omicidio.

Cobain fu ritrovato con fori in entrambe le braccia e 225 mg di eroina in corpo, una quantità che se non porta alla morte istantanea, garantisce il coma o quantomeno la debilitazione delle facoltà motorie.

Tuttavia, stando alla teoria del suicidio Kurt Cobain avrebbe, dopo essersi somministrato una tale dose, riposto i suoi ‘utensili’ per poi sedersi per terra, posizionare il fucile in modo da tenere fermo il calcio con le suole dei piedi ed infine premere il grilletto con il pollice.

La discussa dinamica

Una dinamica se non sospetta, quanto meno molto improbabile. Quello che manca alla teoria dell’omicidio è forse un movente accettabile, se non plausibile.

Perché uccidere Kurt Cobain, e perché in modo cosi’ elaborato? Farlo sembrare un suicidio indica premeditazione, una certa freddezza, e questo significa che il potenziale assassino aveva qualcosa da guadagnare dalla morte del leader dei Nirvana, o aveva qualcosa di personale nei suoi confronti ma soprattutto che non voleva esporsi e/o che la morte del cantante gli sarebbe stata di beneficio solamente se trattata come un suicidio, e di possibili spiegazioni ne sono state ipotizzate a decine, da un possibile divorzio dalla moglie Courtney ad un totale cambio di carriera, una rinuncia alla musica.

Tuttavia ogni ulteriore discussione sulla vicenda sembra solo paradossalmente essere un altro spiraglio di fumo che la va a coprire, lasciandoci ad interessarci più del dibattito che della morte di Kurt in se, che a sua volta va a coprire di tetro e ad offuscare ogni altra cosa che il leader dei Nirvana e’ stato in vita. Cantante, chitarrista, liricista, star. Padre. Persona.

di Simone Simeone

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